8 marzo, anche in Sardegna lo Sciopero femminista contro discriminazioni e violenza

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Oltre mille donne sarde hanno lasciato il lavoro negli ultimi due anni per dedicarsi alla famiglia: 1247 lavoratrici, per la precisione, hanno scelto di dimettersi dopo la maternità. Numeri terribili, quelli che arrivano dall’Ispettorato interregionale del lavoro e diffusi poche settimane fa dall’ufficio della Consigliera regionale di Parità: un piccolo esercito al femminile che non riesce a conciliare il lavoro con la maternità, la cura per un bambino con turni e orari, il salario con le spese per accudire casa e famiglia. Ci sono anche uomini che scelgono le dimissioni volontarie per maternità e il loro numero è in aumento (sono stati 80 nel 2016, 90 nel 2017 e 135 nel 2018), ma nel complesso questa scelta drastica ricade sulle mamme nell’84% dei casi.

Un grave squilibrio nel rapporto tra uomo e donna, ma non è il solo: discriminazioni, molestie e insulti, difficoltà nel conquistare l’indipendenza sono all’ordine del giorno per il mondo femminile. Per non parlare di violenze psicologiche, verbali e fisiche, ostacoli per accedere all’aborto fino ai drammi di stupri e femminicidi. Contro ogni disparità, contro ogni discriminazione e violenza in tutto il mondo l’8 marzo si celebra da oltre un secolo la Giornata internazionale della donna.

Un appuntamento che in Italia da qualche anno ha assunto la forma di uno sciopero femminista voluto dalla rete Non Una di Meno: “L’8 marzo interrompiamo ogni attività lavorativa e di cura, formale o informale, gratuita o retribuita e invitiamo chiunque non possa a scendere in piazza a portare lo sciopero anche sui posti di lavoro e nelle case, nelle scuole e nelle università, negli ospedali e nelle piazze attraverso lo sciopero bianco, per esempio, e/o del sorriso”.  L’invito allo sciopero arriva anche a Cagliari grazie alla rete locale Non Una di Meno – Manc’una de mancu che ha organizzato uno degli appuntamenti per la Giornata: l’incontro è per venerdì alle 9 ai Giardini pubblici, di fronte alla Galleria Comunale, da qui partirà un corteo che attraverserà viale Regina Elena, piazza Costituzione, viale Regina Margherita, piazza Darsena, via Roma e largo Carlo Felice e infine raggiungerà piazza Yenne. Di sera, invece, ci sarà un evento a Palazzo Siotto, ancora a Cagliari, con il recital del pianista Cosimo Colazzo, dal titolo Gioco e Malinconia. Intorno a Gioachino Rossini, organizzato dalla sezione Sardegna della Onlus Salute Donna, Associazione per la Prevenzione e Lotta ai Tumori Femminili con la collaborazione di Fondazione Siotto e dell’associazione culturale Piazza del Mondo.

“Femminicidi, stupri, insulti e molestie per strada e sui posti di lavoro – si legge nel documento firmato da Non Una di Meno – violenza domestica, discriminazione e violenza sulle donne disabili, il permesso di soggiorno condizionato al matrimonio, infiniti ostacoli per accedere all’aborto, pratiche mediche e psichiatriche violente sui nostri corpi e sulle nostre vite. Precarietà che diventa doppio carico di lavoro e salari dimezzati, un welfare ormai inesistente che si scarica sul lavoro di cura gratuito e sfruttato nell’impoverimento generale. Contro questa violenza strutturale, che nega la nostra libertà, noi scioperiamo”.

La rete Non Una di Meno punta il dito anche contro il disegno di legge Pillon (dal nome del suo ideatore, il senatore leghista Simone Pillon), che prevede, in caso di separazione con figli, la mediazione obbligatoria a pagamento, il doppio domicilio per i figli, la divisione delle spese di mantenimento tra i due genitori (qui il racconto della manifestazione dello scorso novembre a Cagliari contro il ddl); e contro il decreto sulla sicurezza voluto dal Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che secondo il movimento “impedisce la libertà e l’autodeterminazione delle migranti e dei migranti, mentre legittima la violenza razzista”.

Ecco, dunque, il manifesto dello sciopero femminista: “Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale. Vogliamo aborto libero sicuro e gratuito. Pretendiamo autonomia e libertà di scelta sulle nostre vite. Esigiamo la ridistribuzione del carico del lavoro di cura. Vogliamo essere libere di andare dove vogliamo senza avere paura, di muoverci e di restare contro la violenza sessista, razzista e omo/bi/transfobica e istituzionale. Pretendiamo un permesso di soggiorno europeo senza condizioni. Rivendichiamo i diritti delle soggettività LGBTQI+”.

La rete invita tutti, uomini e donne, a partecipare con bandiere e slogan a tema femminista, ma senza simboli di partito. Allo sciopero cagliaritano hanno aderito, finora, il Centro Antiviolenza Onda Rosa di Nuoro e quello dell’Unione dei Comuni dei nuraghi dei monti Idda e Fanaris, Giulia Giornaliste Sardegna, Arc Cagliari, TamburA Battenti, Collettiva Ominas, Associazione Antonio Gramsci di Cagliari, Laboratorio Politico Sa Domu, Cua Casteddu, UniCa 2.0, UniCa LGBT, Eureka – Rete degli Studenti Medi Cagliari, ANPI provincia Cagliari, Se non ora quando, Una Caminera Noa, Circola nel Cinema Alice Guy, Circolo del Cinema Laboratorio Ventotto, Arci, La Gabbianella Fortunata, Sardegna Palestina, Rete Kurdistan Sardegna, Potere al Popolo – Cagliari, Pasionaria.it, Asce Sardegna, RUAS – Rete Unitaria Antifascista Sulcis-Iglesiente, Associazione Madiba Sinnai, Partito della Rifondazione Comunista – Federazione della Sardegna, il manifesto sardo, Comitato Arci Sud Sardegna, Casa del Popolo Carbonia, Movimento Cooperazione Educativa Cagliari, Teatro Alkestis, Aquilone Di Viviana, X CONOSCERE X FARE di Guspini e il Gruppo lettura di Pauli Onlus.

Francesca Mulas

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