A Cagliari l’incontro su Paskedda Selis Zau, la Marianna nuorese che guidò il popolo nei moti del 1868

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La messa delle 11 era terminata da pochi minuti, la mattina del 26 aprile 1868, quando una popolana del rione Santu Predu, Paskedda Selis Zau, lasciandosi alle spalle la cattedrale di Nuoro, arringò i presenti invitandoli alla ribellione. Nel mirino, una recente disposizione che metteva in vendita i terreni comunali, fino ad allora e da tempo immemorabile assoggettati agli usi civici. Assegnati annualmente a titolo gratuito, avevano offerto alla parte più povera e numerosa della popolazione, per la maggior parte pastori e contadini, la possibilità di sopravvivere, sia pure all’interno di una economia di sussistenza. Paskedda Zau, che nel frattempo aveva issato la sottogonna su un lungo bastone, fu presto raggiunta da almeno 300 dimostranti che, al grido di “a su connottu, torramus a su connottu” (“al conosciuto, ripristiniamo il conosciuto”, ndr) si incamminarono rumoreggiando verso la casa comunale. La occuparono con la forza e dopo aver percosso e superato i militari posti a sorveglianza dell’edificio, misero a soqquadro gli uffici e portarono sulla piazzetta antistante il Comune, oggi intestata all’eroica donna, i documenti che provavano lo scandalo: gli atti di cessione, già firmati, dei terreni fino ad allora assoggettati all’uso civico. Un fatto finora poco noto al grande pubblico, che ha spinto l’associazione culturale Paskedda Zau ad organizzare un incontro, in programma giovedì 28 febbraio alle 17 alla Mediateca del Mediterraneo di Cagliari (via Mameli 164). All’iniziativa parteciperanno l’attore e regista teatrale Gianluca Medas, coordinatore delle annuali rievocazioni della rivolta, la presidente dell’associazione Paskedda Zau, Angela Cerina, l’esperto di usi comunitari delle terre civiche Lorenzo Massa e il penalista Basilio Brodu.

Durante l’incontro si parlerà anche dell’epilogo della rivolta, che non fu senza conseguenze. Sessantanove persone, tra le quali naturalmente Paskedda Zau, vennero mandate a processo con l’aspettativa di condanne pesantissime; tra essi anche nobili, sacerdoti ed impiegati che avevano sposato la causa del popolo indigente. Il processo non ebbe mai luogo per l’intervento del senatore bittese Giorgio Asproni, che sensibilizzò il Re rispetto all’operato dei rivoltosi, sottolineando la fortissima valenza economica e sociale delle motivazioni che portarono alla violenta azione di protesta.

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