Arbus, o subrA

di Andrea Tatti. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

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Foto di Maria Pina Scioni

E tu di dove sei?

Io sono di Arbus, piacere.

Ma il paese dei coltelli, Piscinas, Funtanazza, Gutturu de Flumini, Scivu?

Eja, di Arbus, Medio Campidano o Sud Sardegna, tempo fa stavamo nella provincia di Cagliari.

Poi boh.

Il mio paese è la mia casa, quel luogo che non so spiegare, dove ogni paura fa meno paura, dove ti senti sempre protetto e se qualcuno mi chiedesse il perché, non saprei dirlo.

E così, in altri luoghi ti senti sempre forestiero, in continua ricerca di quelle emozioni che solo le tue radici sanno darti. Ci ho provato alcune volte a dire: sono di Cagliari, sono di Sestu, ma mi veniva a tipo Fonzie quando in Happy Days doveva dire: “Ho sbagliato”. No nci dda fatzu. Perché se sono di Arbus, sono di Arbus. Poi boh.

D’altronde, è già difficile spiegare al tuo cuore l’amore, figuriamoci raccontarlo e scriverlo. Io non sono manco scrittore, ma “speriamo che me la cavo”, come nel film interpretato da Paolo Villaggio.

Ad Arbus è tutto lento e non va assolutamente male. No. Va tutto bene. E quindi, anche se non conosci i nomi delle persone che incontri, non ti senti mai solo. Perché questo è il mio paese, quindi va tutto bene.

Ricordo che avevo 15 anni e decidemmo di fare di queste radici un vanto, un motivo d’orgoglio. Quindi chiamammo la nostra band Subra Liberos, perché subrA è Arbus e tutti dovevano sapere chi fossimo e da dove venissimo. E Liberos? Liberos perché si doveva capire che eravamo sardi e avevamo voglia di cambiare le cose, d’altronde credevamo nei miracoli.

Oggi un po’ meno.

Mi piaceva quando Emanuele, nei concerti dei Ratapignata, alcuni anni fa, diceva che ero di Arbus. Mi sembrava di sentire la gente dire: Ah! Il batterista è di Arbus, hai visto?

Ma forse non era vero.

Oggi, ogni ricordo è malinconia, perché anche se non sono vecchio, i ricordi affiorano alla mente e capisci cose che allora non erano importanti, o che davi per scontate.

Quindi, papà che con la Fiat Uno, bianca, ci portava al mare e per la prima volta mi fece sentire i Sex Pistols. Sai che magia la strada per Piscinas sulle note di Holidays in the Sun? Avete mai provato? Fatelo. Si sentono meno le buche e con la polvere è come attraversare il deserto.

Adesso quella strada la percorro con note in levare, perché un po’ sono diventato romantico anche io, e ancora mi stupisco di quelle strutture devastate e decadenti ma che ancora oggi hanno un fascino particolare. Piacciono a tutti, e questo ha dell’incredibile. E se magari la strada fosse asfaltata, come una strada qualsiasi, e se ci fossero le cunette, gli alberghi di fronte al mare, le strutture come in un posto qualsiasi e magari un campo da golf?

Toca, lassa stai.

Lasciatemi illudere: voglio credere che così sia pura poesia e che le persone amino questi posti per come sono e non per come potrebbero essere. Ogni luogo ha una sua storia, d’altronde.

E allora le vacanze al mare a Torre dei Corsari?

Ci vediamo alle cabine? Certo. Alle 3 andiamo al mare: Claudio passa a prendere Marco, poi vengono a prendermi, e tutti insieme andiamo da Pilloni. Rientriamo giusto per cena, poi usciamo ancora.

E ne vogliamo parlare dei tramonti? Io non sono un grande fotografo, ma i tramonti di Piscinas? Per me sono meglio di quelli di Santorini.

Sapete qual è il problema? È che se in un posto ci sei nato e ci vivi, dopo anni, certe cose non le percepisci più, le dai per scontate. Sta proprio qui il problema.

È così che da un po’ di tempo ho trovato una soluzione. Quando il tempo me lo consente, infilo le cuffie, scelgo la musica giusta, cammino e respiro lentamente. Mi sono reso conto che spesso, non osserviamo più le persone, i luoghi del nostro passato, perché sempre impegnati in qualcosa di apparentemente più importante. Ed invece, è così che potremmo rivivere un po’ di storia, ritrovare noi stessi e sentire ancora le nostre profonde radici.

Oggi cos’è Arbus? Non sarò così smargiasso da credere di dare risposta a una domanda così complicata. Credo che i colloqui delle medie possano tornare utili. Ricordate? S’impegna ma potrebbe fare di più. Ecco: Subra potrebbe davvero pretendere di più da sé stessa. Oggi è ancora un grande paese che vive di ricordi, un po’ come me.

Dipende tanto dallo stato d’animo. Alcune volte ti accontenti, altre volte ti arrabbi, altre volte è poesia, altre volte un film dell’orrore. Anche questa è vita. Mai uguale a sé stessa, la storia e la vita paiono sempre ripetitive, e i luoghi con esse.

Ma ci sono alcune certezze che accompagnano la mia vita. Una di queste sono le mie radici, le tanto decantante roots degli artisti giamaicani.

E così, suona bene un proverbio africano che ho letto in un libricino ritrovato nella polvere: “Quando non sai dove stai andando, ricordati da dove vieni”. Ecco: non lo dimenticherò mai.

Andrea Tatti è nato in Campidano e cresciuto ad Arbus. Laurea in Scienze Politiche e specializzazione in Scienze dell’Amministrazione. Batterista autodidatta, ha fondato i Subra Liberos, poi, insieme ad alcuni amici, i Mamavibe. Per qualche tempo ha fatto parte de Sa Ratapignata. Ama la politica e lo sport, benché voglia far credere agli altri che non sia così.

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