Born in Capoterra

di Renzo Cugis. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis

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Capoterra

Andate a Maddalena Spiaggia, prendete un bastone e fate un cerchio sulla sabbia. Esatto… proprio come Massimo Doris nella pubblicità di Banca Mediolanum. Fatto? Bene… puntate a Nord e quella è Uta. In senso orario seguiranno Assemini, Cagliari, il mare Mediterraneo e Sarroch.

Al centro ci siete voi e siete a Capoterra. In effetti lo spot di quella banca recitava: “costruita intorno a te…” e ci calza pure a pennello, perché intorno a Capoterra si è costruito e pure tanto. Abbiamo più lottizzazioni noi che certi partiti politici.

Io, non per vantarmi sono proprio di Capoterra. Capoterra Capoterra. Ci sono nato.
No, non c’è l’ospedale nel mio paese e i miei genitori non erano due freakettoni con la passione per la new age o cose del genere, sono nato in casa a tipo in una stalla, come un vitello. Funzionava così ai miei tempi, si nasceva in casa. Non sempre però.

Io, nonostante sembri molto più giovane, sono nato nel 1971 e sulla questione nati in casa/nati in ospedale ci ho fatto una statistica.

Se sei di Capoterra e sei nato in casa tra il ‘70 e il ’75, vuol dire che sei ultimogenito o comunque uno dei più piccoli di casa. Se invece sei di Capoterra ma sei nato a Cagliari, sei un primogenito non desiderato e sei stato concepito in una Fiat 128 nelle campagne di Poggio dei Pini.

Capoterra è una grande paesone e come tutti i paesi che si rispettino ha le sue specialità tipiche: ma io non me le ricordo molto bene. Ce ne sono ovviamente… ma tutte quelle che mi vengono in mente hanno molto poco di folkloristico. Di queste, due sicuramente ci rendono un’eccellenza nell’hinterland: Il Rugby e i gruppi musicali.

E balla (noi lo diciamo molto “… e balla” quando vogliamo preannunciare qualcosa di cui ci vogliamo vantare) ma a Rugby e gruppi Rock non è che ci siamo fatti mettere saliva nel naso dagli altri paesi (altra espressione indigena). Marrano (e torra) a trovare un capoterrese che in famiglia non abbia un Rugbista o un musicista Punk/Garage/Metal.

In ogni casa affianco a un pallone tondo ce n’era sempre uno ovale e stesa tra i panni ad asciugare assieme alle tute da ginnastica “Franco Bayre” mai poteva mancare una maglia a maniche lunghe con le righe giallo-rosse trasversali.

Se San Sperate vanta il giardino sonoro, noi a Capoterra avevamo i cortili sonori. Vecchi garage, stanzette di blocchetti faccia a vista con copertura in lamiera ed Eternit semi-pericolante, riattate a sale prova che risuonavano per tutta la via.

Da vani pulciosi di 10 metri quadrati inutilmente isolati da vecchi materassi con equivoche macchie che non riuscivano a trattenere violenti giri scordati di Sol-Do-Re, riecheggiavano suoni inglesi e californiani.

Io cantavo in un gruppo Heavy Metal: gli Eternal Fire! Brutto il nome? Beh… mica tanto tenuto conto che prima ci chiamavano i Belzebù Band. Una volta il vicino della sala prove venne a lamentarsi con noi per il troppo baccano. Dopo aver bussato a calci la porta di ferro aveva interrotto le prove. Nonostante fosse molto arrabbiato, non fu quello ad averci colpito: furono lo sguardo e la pettinatura che rivelavano sincera disperazione. “Aici no fait piciocus… fate troppo casino. Mi fate camminare le medicine!”. Quasi orgogliosi che le nostre composizioni avessero il potere della telecinesi, andammo con lui a constatare di persona. Mentre la sezione ritmica della band suonava, due di noi entrammo a casa sua per verificare il bizzarro fenomeno. In effetti il nostro batterista picchiava talmente forte che faceva vibrare la credenza del soggiorno facendo deambulare autonomamente i medicinali che vi erano poggiati. Il sopralluogo ci aveva già convinto, ma per essere sicuro che avessimo capito la gravità, il nostro vicino ci aveva fatto recitare dalla suocera novantenne il testo integrale di Paranoid dei Black Sabbath. Manco una parola aveva sbagliato la nonnina.

Ma dato che non si vive di solo Rock&Rugby a Capoterra abbiamo anche qualche specialità gastronomica. Due piatti tipici di Capoterra sono il pomodoro camona e is pillonis de tacula (tordi e merli lessati e salati). Solo che il primo non è un piatto ma un ortaggio e il secondo è illegale e non è una cosa carina organizzare una sagra proponendo nei banchetti di degustazione cibi comodamente tramutabili in anni di galera.

Per rispetto della fauna locale, sembra opportuno specificare che i pillonis de tacula non sono uccelli criminali. Sono volatili pacifici che non hanno commesso alcun reato; ad essere illegale è la tecnica per prenderli, ovvero la cattura con i lacci.

Per fortuna ora è molto meno frequente ma per lungo tempo abbiamo avuto anche un’altra specialità locale: le botte. No… non le botti, le botte… le susse… is corpus. Il mio paese è stato tristemente famoso per molti anni come un popolo di picchiatori, di gente che mena le mani. Quando si usciva dalle mura cittadine (che a onor del vero non ci sono) bastava dire di essere di Capoterra per incutere timore o per essere vittima di ripercussioni per antiche faide.

Con Uta per esempio c’era quasi affetto. Colpi… colpi a non finire. La festa di Santa Maria a volte si trasformava in un avvincente campionato di cacth. Ho un amico che si è toccato più con gente di Uta che con la propria moglie.

Elio Turno Arthemalle, originario del quartiere San Michele di Cagliari, mi racconta che dalle sue parti per indicare uno particolarmente litigioso, un rissoso… insomma… come dire… “unu burdu”, veniva comunemente definito: “Cussu è unu cabuderra“.

Beh seppure io sia nato e cresciuto a Capoterra, le ho sempre prese. Sempre. Mai attaccato briga e mai vinto un combattimento.

Tanto che io ho riconsiderato la frase e in parte anche il concetto: Capoterra è un paese di gente che picchia… me.

A Capoterra ci sono nato, ci sono cresciuto e ci abito. Di questo passo, ci rimango pure. È da quando ero ragazzino che non me le danno, speriamo non si ricordino di questa vecchia simpatica usanza.

Renzo Cugis

E’ alto e di manto grigio. Ha più di 45 e meno di 50 anni. Canta con il gruppo l’Armeria dei Briganti e costituisce il 50 per cento del duo Filastrocche’n’roll, un progetto di canzoni per bambini (l’altra metà è Gianfranco Liori). Ha condotto alcune trasmissioni in sardo per la Radio Rai Sardegna, ha prestato la sua voce per alcuni doppiaggi di serie animate in lingua sarda ed è Perito Edile. Fa tutte queste cose contemporaneamente.

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