Combattiamo il virus, ma paghiamo decenni di scelte sbagliate, guidate dalla logica del profitto

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Da Silvio Ruggeri, assessore al Bilancio, Ambiente e Tributi del Comune di Elmas e membro della segreteria provinciale di Cagliari del Partito democratico, riceviamo e volentieri pubblichiamo questa riflessione.

Stiamo vivendo un periodo di enormi difficoltà, che si stanno diffondendo velocemente a livello mondiale e mettendo in crisi un sistema economico fortemente improntato ed orientato al profitto massimo e al consumismo. Lo si chiamava capitalismo, un tempo, ora neoliberismo, mascherato. Forse non è il momento migliore per parlare di politiche, di responsabilità, ma è sempre tempo di parlare di società, di quale tipo di società si voglia costruire, ancor più ora che dobbiamo guardare a domani con la speranza e il coraggio di doverci rimettere in piedi. La prima cosa a cui mi viene da pensare sono le scelte sui finanziamenti alla sanità pubblica e privata, ai posti letto che mancano, alla struttura sanitaria che grazie a eroi silenziosi sostengono un intero paese, giorno e notte.
E poi, in modo crudo, ci si raffronta con l’Europa e con il Mondo.

La Germania presenta un piano eccezionale di 500 miliardi per le imprese. L’Italia chiede di sforare il patto e accedere all’indebitamento. Ulteriore debito, aumenti del costo della vita, diminuzione conseguente del potere di acquisto di stipendi e pensioni, già al minimo. Blocchiamo la produzione di servizi, incidendo duramente su un settore già fortemente in crisi e privo di sostegni a cui gli ammortizzatori sociali non arrivano: artigiani e commercianti, le cosiddette partite Iva.

E’ la sottile differenza tra chi, detto in modo molto semplice, con buon senso “ha risparmiato in tempo di pace per spendere in tempo di guerra”, mentre da noi negli ultimi 70 anni si sono “sputtanate” tutte le risorse.

Il bilancio del Paese si fonda su entrate certe ed entrate future, quindi debiti, o meglio risorse che lo Stato deve incassare per equilibrare i conti e che gli consentirebbe di poter affrontare prontamente le situazioni di emergenza risparmiando, emergenze proprio come questa. Sarebbe facile prestare il fianco alla politica di oggi che scarica responsabilità a chi c’era prima, al virus, all’Europa, ma sarebbe scorretto e, sinceramente, inutile. Ritengo sia una questione culturale e sociale e la classe politica che dovrebbe rappresentare questo Paese è quella che ci siamo costruiti, colpevoli tutti, chi non ha lottato, chi si è escluso, chi ha venduto un voto per le promesse, chi ha promesso scorciatoie, chi ha smesso di costruire una grande sinistra simbolo di un popolo in movimento, in lotta per conquistare diritti e condizioni sociali di uguaglianza, ancor più quando, come in Sardegna, si mettono in discussione i presidi medici nei territori interni per sostenere la sanità dei ricchi del Mater Olbia.

Ritengo che la salute sia uno di quei principi inviolabili sancito nella Costituzione, tra le bare nel cimitero di Bergamo non si vedono differenze sociali, eppure anche a questo si è arrivati a dare un prezzo, e mai come in questi giorni che stiamo vivendo, ci è stato presentato un conto così amaro.

Tocchiamo con mano tutti i limiti di un sistema che ha fallito, che ha aumentato le distanze tra chi ha troppo e chi nulla, tra chi può studiare e chi no, tra chi può curarsi e chi no, una macchina burocratica che ostacola quell’uguaglianza che dovrebbe determinare la libertà degli individui e la dignità sociale di cittadini in quanto tale.

Il privato mira al profitto, il pubblico deve avere il solo scopo di garantire quei diritti tanto ricercati nella nostra Costituzione: è la differenza che subiamo nella sanità, dove gli sprechi non si contano più e i sostegni alla sanità privata non fanno altro che mettere a rischio quei principi fondamentali di dignità, in cui chi ha i soldi fa una TAC in due giorni e chi non li ha, aspetta una prenotazione da un anno. Ci vuole più Stato, ci vuole più coraggio per staccarsi dalle logiche del denaro e questi giorni ce lo stanno insegnando a caro prezzo. La mancanza di posti letto in terapia intensiva ci spaventa più del virus in sé, una corsa forsennata alla ricerca di personale medico: ma come, non scappavano tutti all’estero le nostre migliori risorse che si sono formate con la nostra istruzione pubblica?

C’è un bisogno disperato di loro e finalmente lo abbiamo capito, non possiamo non prescindere dal contributo straordinario di uomini e donne che si mettono in prima linea per aiutare un Paese intero a non arrendersi. La politica dovrebbe essere un esempio di impegno sociale, ma i grandi esempi ce li danno sempre i “piccoli uomini”, quotidianamente, in silenzio.

E come nel sostenere i gruppi di potere, le lobby, con risorse pubbliche che non rientreranno, è anche in queste scelte, che bisogna avere la coscienza morale di assumersi le proprie responsabilità, costruendo una alternativa sana di una società più equa, dove gli uomini e le donne siano davvero al centro delle politiche che devono garantire sanità, salari, dignità alla vita, opportunità.

Come posso, tesoro, tenerti sul cuore, se a Varsavia stanotte si muore

Silvio Ruggeri

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