Così l’incompetenza uccide la democrazia. Da Harvard una riflessione per l’Italia (e la Sardegna)

Una riflessione di Paolo Fadda sul saggio di Tom Nichols "La conoscenza e i suoi nemici" (Luiss). Ci sono dei settori come quelli della politica e della pubblica amministrazione, dove «almeno una minima familiarità con la storia, l’educazione civica e la geografia sarebbe fondamentale per un dibattito informato; ed è proprio qui che gli attacchi al sapere costituito hanno raggiunto proporzioni spaventose».

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Un'immagine dell'estate dell'ex ministro Salvini.

In questi ultimi anni si nota in giro, soprattutto dalle parti della scienza (ma non solo), troppa incompetenza, che è poi la Great Mother, la grande madre, dell’ignoranza. Con una sua forte propensione verso l’orgoglio del non sapere o – ancora – di ritenere che i cosiddetti esperti altro non siano che dei corrotti o, comunque, delle persone da cui dover diffidare. E questo è capitato sui vaccini e sugli eventi climatici, ma anche in campi riguardanti la politica e l’economia.

Sembrerebbe d’essere entrati in un campo che pare assai peggiore dell’ignoranza, dato che in troppi casi c’è alla base un eccesso di presunzione e di arroganza. Tanto da ritenere che gli esperti si sbagliano per il semplice fatto di ritenersi tali, quando intendono andar contro le cosiddette “verità” diffuse da Facebook o da Wikipedia.

È questo, in rapida sintesi, il succo dell’interessante saggio che Tom Nichols, professore ad Harvard, ha dedicato all’era dell’incompetenza ed ora edito in Italia dalla Luiss University Press (La conoscenza e i suoi nemici, 246 pagine, 20 euro). Aggiungendo che proprio l’incompetenza è, in politica, il maggiore rischio per la democrazia.


«La competenza ed il governo – sostiene Nichols – dipendono infatti l’una dall’altro e si fondano sulla fiducia dei cittadini: quando questa viene a mancare porta ad una marcia verso l’ignoranza e, soprattutto, provoca un’evidente disfunzione dei valori della democrazia». Ci sono, infatti, dei settori come quelli della politica e della pubblica amministrazione, dove «almeno una minima familiarità con la storia, l’educazione civica e la geografia sarebbe fondamentale per un dibattito informato; ed è proprio qui che gli attacchi al sapere costituito hanno raggiunto proporzioni spaventose». E questo non solo negli USA dove è puntata l’osservazione di Nichols (rileva come con la presidenza Trump ci sia stato il trionfo definitivo dell’incompetenza più arrogante), ma anche in gran parte dei paesi occidentali, Italia compresa. Tanto che «i dibattiti politici assomigliano ovunque sempre più a lotte tra gruppi di persone mal informate od incompetenti che riescono ad essere tutte in torto allo stesso tempo».

Si tratta di uno scenario sconcertante, talvolta simile ad una vera e propria rissa, tanto che si sarebbe espulso dal proprio argomentare la frase «hai torto», sostituendola con quella, assai più arrogante, di «sei uno stupido»: così accade in America per Nichols, ma non molto differentemente, se non peggio, qui da noi!

Per entrare così nel vasto territorio dell’incompetenza, oggi così affollato, ci sono alcune osservazioni che questo libro ci aiuta a dover considerare. Per iniziare la presa d’atto che, nella caduta verticale del sapere come valore, «non è solo il voler mostrare indifferenza di fronte ai saperi consolidati: ma è soprattutto l’emergere sempre più crescente, di un’ostilità assoluta nei confronti di tali saperi. Si tratta – aggiunge ancora Nichols – di un processo di aggressiva sostituzione delle opinioni degli esperti o dei saperi consolidati con la convinzione che, qualsiasi sia la materia, tutte le opinioni, anche le più astruse, siano altrettanto valide». Soprattutto, va aggiunto, quelle vanno più a genio ai più.

I risultati sono evidenti e hanno portato ad un crollo sempre più generale e diffuso dell’alfabetizzazione, ad iniziare nel personale della politica. Così da portare i governanti a seguire pedissequamente le richieste di un elettorato con cui condividono l’incompetenza e l’ignoranza.

E ci sono dei casi eclatanti anche da noi, tanto da impressionare per la loro icasticità: ha stupito infatti apprendere che su 100 intervistati da un quotidiano economico su come venissero utilizzati dallo Stato i tributi pagati con l’IRPEF & C., ben 38 risposero che servivano in gran parte per pagare i lauti stipendi di deputati e senatori. Certo, questo livello di ignoranza può avere un prezzo assai salato: d’altra parte sui social è circolato un avviso in cui si dichiarano come indecenti – prima ancora degli evasori fiscali, citati da Mattarella – i senatori a vita, il numero dei parlamentari, le legioni dei loro portaborse e quant’altro fa parte dell’apparato della politica. Un rapporto, peraltro, diseguale al contrario, che vede l’evasione vincere d’una ventina di punti percentuali. Anch’esso quindi figlio del pressapochismo imperante e dell’ignoranza invadente.

Sembrerebbero quindi proprio questi vizi sociali ad aver preso il sopravvento. Tanto da rendere possibile ad un nostro ministro della Repubblica, nel rispondere alle obiezioni critiche mosse da un esperto costituzionalista per le sue opinioni errate e bislacche, che per essere ascoltato doveva prima di tutto farsi eleggere…

Esempio questo non secondario di quell’arroganza da presunzione che tanto ha impressionato e motivato nella sua denuncia, il professore di Harvard. Non a caso egli ritiene che «l’aspetto più inquietante dell’avanzata dell’ignoranza non sia tanto l’assenza di conoscenze in sé, ma l’arroganza con cui quest’assenza di conoscenze viene esibita».

Non vi è dubbio quindi che si tratta di un libro molto attuale, assai istruttivo e che andrebbe letto da molti dei nostri amici, anche per capire i rischi che corriamo anche qui in Sardegna, dove la politicizzazione dell’incompetenza appare come uno dei vincoli maggiori per ottenere dello sviluppo. Seguire le dichiarazioni pubbliche di certi assessori (di oggi, ma anche di ieri) o valutare talune scelte delle nostre pubbliche amministrazioni, si ha la conferma che i pericoli indicati da Nichols sono proprio dietro l’angolo anche da noi.

Non a caso tra politica e competenza si è registrata in questi ultimi anni una insanabile frattura che trova dimostrazione anche nella stessa composizione degli staff degli esperti (sic!) che dovrebbero collaborare con i componenti del governo regionale nelle loro scelte: anche in questi casi (ed i nomi con i loro curricula sono sulla bocca di tutti) la scelta è caduta nel premiare la politicizzazione dell’incompetenza, se non proprio dell’ignoranza, dei fortunati prescelti.

Non è, certo, una situazione positiva a cui servirebbe dover porre un deciso rimedio. Ad iniziare proprio dall’espressione ragionata e responsabile del voto, e – quindi – in una maggiore alfabetizzazione politica di noi tutti potenziali elettori. Perché, come conclude Nichols, quando la democrazia viene indirizzata, nelle sue espressioni di governo, senza il supporto della conoscenza e della competenza degli eletti, c’è immanente il pericolo che ci si avvii decisamente verso dei tempi molto bui.

Paolo Fadda

(Economista, saggista, già dirigente del Banco di Sardegna)

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