Dal 25 luglio al 9 settembre. I sogni di libertà, le speranze tradite

0
57
Vittore Bocchetta

Il giorno dopo l’armistizio, cioè il 9 settembre del 1943, Vittore Bocchetta aveva 24 anni e si trovava a Verona dove stava per concludere gli studi universitari di filosofia. Al risveglio venne a sapere che i tedeschi avevano cominciato a catturare e a rinchiudere in una caserma tutti i soldati italiani che trovavano. Senza pensarci due volte si unì agli uomini e alle donne che, con la regia di don Eugenio Allegrini, il parroco della chiesa adiacente alla caserma, avevano deciso di raccogliere abiti civili per farli avere ai soldati e consentire loro di non essere individuati. Con questo sistema diverse centinaia di militari italiani evitarono la deportazione e la probabile morte. Fu quello il suo ingresso nella Resistenza. A distanza di 74 anni da quel giorno, gli abbiamo chiesto di rievocarlo. Non ha voluto ricordare quello specifico episodio, ma ha svolto una serie di considerazioni attorno alle speranze tradite. Ecco quanto ha scritto.

Dal 25 luglio al 9 settembre. Un periodo che quasi coincide con quello delle vacanze di chi lavora o studia. Ma in quell’estate del 1943 è l’arco di tempo nel quale prima si rompe, con la caduta del fascismo, la ventennale “normalità” di un popolo ridotto alla rassegnazione e al silenzio, sottomesso all’incertezza della sorte e alla paura delle sentenze del Tribunale Speciale per la Difesa dello Stato fascista. Poi, dopo quei quarantacinque giorni, con l’armistizio, si precipita nuovamente nell’incubo.

Era sembrato, il 25 luglio, quando il Gran Consiglio del Fascismo destituì Benito Mussolini, l’inizio di un’ inattesa e felice stagione di resurrezione: il Duce che scompare in una notte e con lui il suo regime, le adunate oceaniche, l‘onnipresenza del capo del fascismo nella ribalta nazionale. L’uomo che aveva “sempre ragione” esce dal grande palcoscenico e finisce in un rifugio isolato e “sicuro” degli Appennini. Cominciano i giorni della grazia per gli uomini che ha condannato, mentre i suoi aguzzini si nascondono.
Quarantacinque giorni nei quali le piazze italiane d’improvviso tornano a essere i luoghi d’incontro di chi vuole e può parlare e di chi vuol tornare a ragionare senza l’incubo dei delatori e delle denunce anonime che per vent’anni hanno segnato la vita degli italiani non allineati.

Ma poi, in una notte, l’ultima dea svanisce. Scopriamo che quella vacanza è servita ai tedeschi per preparare il colpo di grazia. Quella mattina di quarantacinque giorni prima, l’Italia aveva cacciato il Cavaliere per soccombere al Caporale diventato Fuhrer. La nostra esistenza diventa tortura, ferro e sangue. Col 9 settembre vengono vergate nel libro della storia del mondo pagine di indicibile barbarie. Prove fatali che continuano a incombere, perché riproponibili, sulla storia presente e futura.

Vittore Bocchetta

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here