Dal progetto di Massimo Zedda nasca una sinistra larga e plurale per il futuro della Sardegna

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Quali sono gli insegnamenti che la sinistra, larga e plurale, l’insieme delle forze progressiste, devono trarre dell’esito delle elezioni regionali sarde? Il primo e forse più importante, al di là del mero dato numerico, è la validità del progetto portato avanti da Massimo Zedda. L’idea di riunire tutte le forze della sinistra attorno ad un programma di profondo rinnovamento della società sarda non esce indebolita dall’esito del voto, anzi, paradossalmente, ne esce rafforzata. L’insieme delle forze progressiste rimane l’unico baluardo capace di impedire la pericolosa deriva populista, razzista, xenofoba e fascista che sembra prevalere nel Paese e in Sardegna. Di contrastare quella che a tutti gli effetti è una vera e propria setta, guidata da un santone che, facendosi scudo di una falsa democrazia affidata alle semplificazioni e alle manipolazioni del web, ha fatto dell’incompetenza, dell’incoerenza e dell’irresponsabilità il proprio credo.

Una sinistra larga e plurale non può fare a meno di un Pd rinnovato negli uomini e nei programmi. Nessuna indulgenza verso le gravi responsabilità di chi è riuscito a dissipare un capitale di consensi elettorali che la sinistra in Italia non aveva mai avuto, e con esso un patrimonio di valori, di ideali a cui avevano contribuito generazioni di donne e di uomini. Nessuna benevolenza verso chi ha governato male la Sardegna negli ultimi cinque anni consegnandola alla destra sardo-leghista. Ma a tanta irresponsabile leggerezza non si può contrapporre una cieca demonizzazione, un “cupio dissolvi” che tutto travolge e niente salva. E’ venuto il momento di mettere da parte l’orgoglio ferito, l’ego ipertrofico di chi pensa di stare sempre nel giusto e mai nel torto.

All’interno della sinistra larga e plurale possono convivere diverse anime e diverse sensibilità, accomunate dalla volontà di costruire una società più giusta, di liberi ed uguali, che si batta per superare le disuguaglianze dei cittadini rispetto a diritti costituzionali inalienabili: diritto alla salute, all’istruzione, al lavoro, ad un ambiente pulito. D’altronde non si capisce perché tra i Laburisti inglesi possano convivere personalità assai diverse come Jeremy Corbin e Tony Blair. Oppure, come nel caso del Partito Democratico americano, figure altrettanto distanti come Benny Sanders e Hillary Clinton. Ed ancora, perché non ricordare che in seno al Pci coesistevano figure come Giorgio Napolitano e Pietro Ingrao che proprio non la pensavano allo stesso modo.

In Sardegna una sinistra unita deve coagularsi intorno ad alcuni punti programmatici essenziali, che costituiscano un concreto terreno di impegno per l’opposizione in consiglio regionale. Solo per citarne alcuni tra i più pressanti: cambiare una legge elettorale incostituzionale e antidemocratica; modificare una “riforma” sanitaria rivelatasi non all’altezza dei bisogni di salute dei cittadini; farsi portatrice di una politica ambientale ed energetica imperniata su un’economia e uno sviluppo sostenibile, sulle fonti rinnovabili e che escluda l’utilizzo di combustibili fossili; una riforma della Regione che passi attraverso il superamento della LR n.1/77; una politica urbanistica imperniata sulla tutela del paesaggio e delle coste, sul PPR e sulla sua estensione alle zone interne; il sostegno concreto all’economia agro-pastorale. Domenica si è gettato un seme, sta a noi, all’insieme delle forze democratiche e progressiste, alla sinistra larga e plurale, farlo crescere e sviluppare.

Massimo Dadea

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