Famiglie e minori, anche in Sardegna manifestazioni contro il ddl Pillon

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Mediazione obbligatoria a pagamento, doppio domicilio per i figli, via l’assegno di mantenimento e spese divise tra i due genitori: ecco, in sintesi, le novità previste per le famiglie in via di separazione nel disegno di legge del Governo “Norme in materia di affido condiviso, mantenimento diretto e garanzia di bigenitorialità”.

Il ddl, attualmente in esame presso la Commissione Giustizia del Senato, è conosciuto come ‘ddl Pillon’, dal nome di uno dei suoi firmatari, Simone Pillon, avvocato e senatore in quota Lega. Il documento ha appena iniziato l’iter legislativo e ha già scatenato polemiche durissime da parte di avvocati, psicologi, professionisti che si occupano di famiglia e minori, centri antiviolenza, movimenti femministi. Contro il ddl si è addirittura costituito il movimento No Pillon che sabato 10 novembre ha portato migliaia di persone in protesta in diverse città italiane, Cagliari compresa: in piazza Garibaldi si sono radunate, tra le altre, le associazioni Se non ora quando, Non Una Di Meno Cagliari, Eureka, Cgil Sarda, Uil Sarda, Centro d’ascolto stalking e mobbing Uil Sardegna; Coordinamento3-Donne di Sardegna, i centri antiviolenza di Olbia, Cagliari, Oristano e Nuoro, Eureka Associazione Studentesca, Antonio Gramsci di Cagliari e Ghilarza, Anpi, Arci, Arc, Socialismo diritti e riforme. C’erano inoltre il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, alcuni consiglieri comunali e regionali e poi esponenti di Pd, Campo Progressista, Partito dei Sardi, Potere al Popolo, Rossomori. Contro lo stesso ddl Pillon, inoltre, un gruppo di consiglieri regionali, primo firmatario Francesco Agus di Campo progressista, ha presentato una mozione affinché la massima Assemblea sarda si esprima contro la possibilità che venga modificato il diritto di famiglia.

Il nome del senatore Pillon è associato a iniziative di stampo cattolico integralista come il Family Day. Una volta insediato in Parlamento si è lasciato andare a dichiarazioni contro l’aborto, a una proposta per incentivare le nascite con ingentissimi sussidi economici e addirittura l’idea di impedire alle donne di abortire. Ha poi annunciato iniziative contro l’insegnamento della cosiddetta teoria “Gender” nelle scuole e addirittura contro  le lezioni di “stregoneria”, come ha annunciato su Facebook a metà marzo, pochi giorni dopo l’elezione in Senato.

Il disegno di legge sulla separazione, dunque, non arriva come una sorpresa da parte del senatore leghista né stupisce che abbia trovato espressione con un Governo che ha fatto della famiglia tradizionale uno degli slogan più forti della sua campagna elettorale. Sorprende, però, una volontà così forte di stravolgere i diritti di donne, uomini e figli finora conquistati. A partire dai primi otto articoli del disegno di legge, che riguardano proprio il ricorso al mediatore: se ci sono figli minori di mezzo, le coppie che intendono separarsi hanno l’obbligo di rivolgersi a un mediatore familiare, figura che secondo la proposta legislativa dovrà essere organizzata in un albo professionale e avere dei costi fissi stabiliti per legge. Non tutti, ovviamente, avrebbero la possibilità di pagare il mediatore, con il risultato che il processo di separazione diventerebbe complicato e costoso quando non impossibile, mentre attualmente per dare via all’istanza di separazione in tribunale è sufficiente una consulenza legale. Il mediatore sarà tenuto al segreto professionale: i casi di violenza e abusi dunque non emergerebbero in alcun modo, e si obbligherebbero le vittime a mediare per forza e in segreto con chi esercita la violenza.

Altro punto fortemente contestato è quello sulla bigenitorialità perfetta: i genitori che si separano dovranno garantire ciascuno casa e spese per i figli, che dovranno avere doppia residenza e dovranno passare almeno 12 giorni al mese con uno dei due, gestiti secondo un piano genitoriale rigido approvato dal tribunale. Tempi divisi, due case, due relazioni familiari da gestire in maniera paritaria, elementi che secondo alcuni non garantirebbero una crescita serena ed equilibrata. Il soggetti più deboli, generalmente le donne che per i figli hanno rinunciato al lavoro o hanno scelto il part time, non potranno poi rispondere agli obblighi di mantenimento. La bigenitorialità dunque non potrà essere mai perfetta ma sempre a vantaggio del genitore più forte. Se il disegno dovesse diventare legge, l’interesse dei minori passerebbe in secondo piano rispetto a quello degli adulti e comunque solo a favore dei soggetti più forti.

Il provvedimento ha già destato preoccupazione anche in ambito internazionale: Dubravka Šimonović e Ivana Radačić, relatrici speciali delle Nazioni Unite sulla violenza e la discriminazione contro le donne, hanno scritto una lettera al Governo italiano sottolineando che la nuova legge porterebbe a una “grave regressione che alimenterebbe la disuguaglianza di genere” e non tutelerebbe donne e bambini che subiscono violenza in famiglia.

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