I guasti irreversibili dell’isola. Paolo Fadda ascolti Nanneddu

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Nel dibattito aperto da Paolo Fadda sul tema delle politiche di difesa dell’ambiente, dopo Massimo Dadea e Ignazio Cirronis, presidente di Copagri Sardegna, interviene Sandro Roggio, architetto e urbanista, con un contributo pubblicato anche sul Manifesto sardo.

Su queste pagine è comparso un articolo di Paolo Fadda: in realtà una overdose di improperi contro l’ambientalismo. Con il quale si accoglie e si rilancia la tesi temeraria di una sinistra “rimasta ostaggio di un ambientalismo ideologico ed estremista, sostenuto tra l’altro da esigue minoranze radicali (…)” ossia di “alcune microcellule ambientaliste”, spuntate ovunque come funghi, perché protette e sostenute proprio dai dirigenti della sinistra! Gulp. Sappiamo bene almeno due cose. La prima, che la “sinistra” non ha sostenuto quasi nessuna delle tesi del movimento ambientalista sardo, se per sinistra si intende – come pare di capire- quella SbloccaItalia -SìTrivelle – EvvivaTav, in Sardegna schierata contro il Ppr di Renato Soru. Insomma una parte consistente del PD di questi anni, che di sinistra conservato ha davvero poco.

La “sinistra-signorsì” non c’entra quasi nulla con il Pci poco ambientalista – è vero; ma occorre ricordare che Enrico Berlinguer, inopportunamente evocato da Paolo Fadda, aveva avviato una riflessione nel famoso discorso agli intellettuali tra 1977 e il 1979. Con cui si chiedeva una politica di austerità contro il modello economico-sociale “fonte di sprechi, di parassitismi, di privilegi, di dissipazione delle risorse, di dissesto finanziario”. Chissà come sarebbe andata se Berlinguer non fosse scomparso dopo qualche anno.

La seconda cosa. In Sardegna le organizzazioni eversive e assolutiste (sob) dell’ambientalismo sono rimaste del tutto inascoltate, come quelle moderate; e infatti ha stravinto il partito del sì a tutto, ma proprio a tutto.

Impossibile cancellare le prove dello scempio, neppure con le prodigiose bonifiche, basta che Fadda lo chieda a Nanneddu che a furia di sentirselo cantare potrebbe spiegargli facilmente che nulla può tornare “a sicut erat”.

Un danno grave e nel complesso irreversibile. Sappiamo che non si possono cancellare le lesioni prodotte dagli incendi e dai disboscamenti (contro i quali si batteva l’ambientalista anzitempo Alberto LaMarmora). Come non esiste la possibilità di eliminare tutti i veleni sparsi in terra e in mare da insediamenti industriali (equamente distribuiti tra nord, centro, sud), o smaltire le carcasse di generatori di energia (già obsoleti), o eliminare le scorie delle guerre simulate nei poligoni militari mentre ci interroghiamo sui rischi di RWM che produce armi con grave rischio e poco Pil nel martoriato Sulcis. E su termovalorizzatori e dorsali e centrali termodinamiche osteggiati anzitutto dalle comunità locali.

Dovremo farci carico di urbanizzazioni in danno di habitat speciali (chi non ha ricordi della Sardegna com’era, può dare un’occhiata alle coste inaccessibili, conservate per la sconvenienza di qualsiasi progetto).

Politiche pubbliche molto confuse hanno consentito la razzia di luoghi una volta fantastici, privando l’isola di un orizzonte di felicità, del gusto pieno della vita – si dice nello spot. La Sardegna varrà sempre meno per come è stata ridotta e costerà molto aiutare le persone a sopravvivere in condizioni di disagio costante, come a Capoterra o a Olbia.

Temo che ci stiamo abituando al degrado prodotto, inspiegabile con il basso numero di abitanti. Ma si sa, pure alle devastazioni un po’ alla volta non si fa più caso, come capita soprattutto a chi – è immaginabile – considera mali necessari pure i paesaggi più horror, i fanghi rossi a PortoVesme o i pantani di cianuro a Furtei, – questi sì mozzafiato.

E si capisce pure la convenienza a dire che la macchina autodistruttiva, sempre in moto, non si può fermare. Meglio sdrammatizzare: aiuta a conviverci con il nonsenso di luoghi perduti, senza deprimersi troppo. Ma la narrazione si scontra con la dura realtà: fa male ammetterlo ma dov’è più intenso il danno ambientale c’è un surplus di disoccupati e ci si ammala di più. Sfiga tremenda, appunto, se nello stesso luogo tre tutele costituzionali- paesaggio, lavoro, salute – sono sfumate in qualche decennio. Proprio là dove la visione ambientalista ha contato zero.

Meglio non dare retta alle denunce di medici allarmisti ( vorremmo saperne di più dei 450mila ettari di terra inquinati). D’altra parte c’è il rovescio della medaglia su cui fare conto, che so, la biodiversità più resistente nei territori molto spopolati, il Molentargius colorato di fenicotteri, i pesci insensibili alle maree gialle. È così via. I servizi di Report ci indignano, ma ci consola Bell’Italia con le immagini del Paese celebrate dai turisti tra natura e arte. Ecco, temo che non siamo in tempo a ricorrere agli artisti per preservarci dalla successione di brutture, perché potrebbe essere troppo tardi. Come scrive Salvatore Settis: “la bellezza non salverà il mondo se noi non salviamo la bellezza”, correggendo la fiduciosa profezia – “la bellezza salverà il mondo” – affidata da Dostoevskij al principe Myškin.
C’è da temere la disperazione che fa dire cose terribili, tipo la disoccupazione peggio delle malattie. Il rischio più grave, in fondo. Rivela l’assenza di prospettive in grado di decretare l’ adesione popolare a qualsiasi proposta, pure contro gli interessi dei sardi.

Sta in questo solco il successo del partito del “sì a tutto” tranne che al rimpianto Parco Nazionale del Gennargentu. Una leadership incontrastata nel clima dell’ avvilimento collettivo. Ci sarebbe da sperare che qualche opposizione possa bilanciare la propensione allo sfruttamento senza contropartite del territorio sardo. D’altra parte non ho mai sentito i sindaci di paesi spopolati – la grande tragedia sarda – imputare la dolorosa regressione alla congiura ambientalista verso “ogni forma di antropizzazione”. O l’Anci incolpare per la mancanza di infrastrutture le regole sulla tutela dell’ambiente e del paesaggio.

Sandro Roggio

Architetetto e urbanista

(Image by Siggy Nowak from Pixabay)

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