Il 25 aprile e la lezione di Vittore Bocchetta: la libertà di tutti è nelle mani di ognuno di noi

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Vittore Bocchetta al Marina Cafè Noir di Cagliari 2016 ©alecani

Oggi questo piccolo sito, nato appena cinque mesi fa con l’idea di reagire alla cultura dell’odio, ha un privilegio che nessun altro organo d’informazione, nemmeno il più importante del mondo, può condividere. Festeggiamo il 25 aprile con un editoriale di un uomo che l’ha vissuto in prima persona, che ne ha la memoria diretta, che 74 anni fa era un uomo di 26 anni. Molto giovane per i parametri attuali, un uomo fatto per quelli di allora, quando si “diventava grandi” molto presto.

Nato a Sassari il 15 novembre del 1918, Vittore Bocchetta si era trasferito a Verona e, nel 1941, aveva cominciato a frequentare gli ambienti antifascisti. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 aveva contribuito all’organizzazione della fuga di centinaia di militari italiani imprigionati dai nazisti. A novembre era stato arrestato – aveva avuto tra i suoi compagni di cella Norberto Bobbio – ed era tornato in libertà nel febbraio del 1944. A maggio si era laureato in lettere e filosofia a Firenze mentre partecipava, come indipendente, alle attività del Comitato di liberazione nazionale di Verona. Il 4 luglio del 1944 era stato nuovamente arrestato dai fascisti, che l’aveva torturato e poi consegnato ai tedeschi, Il 7 settembre era stato immatricolato col triangolo rosso dei prigionieri politici nel campo di Flossenbürg e poi nel sottocampo di Hersbruck, ai lavori forzati. Aveva visto morire uno dopo l’altro i suoi compagni. Poi, ai primi di aprile del 1945, aveva visto fuggire i tedeschi, incalzati dall’avanzata degli angloamericani. Il suo editoriale comincia da qua.

E’ un grande privilegio pubblicare queste righe scabre e appassionate. E leggerle è una sorta di terapia della realtà. Un antidoto alla retorica. Ci fanno capire, le parole di Vittore Bocchetta, che questo giorno che da anni celebriamo – e che per troppi anni abbiamo celebrato pensando che quegli orrori fossero ormai definitivamente alle nostre spalle – fu il frutto di scelte dolorose, di fatiche immani, di singoli eventi casuali che potevano decidere la vita o la morte. Attimi che potevano spegnere la vita di un giovane uomo o salvarla e consentirgli oggi, a cent’anni, di rivendicare con orgoglio il suo essere un uomo che ha lottato. Assieme a tanti altri, ma solo con se stesso e con la sua coscienza nei momenti decisivi.

Vittore Bocchetta ci ricorda che la libertà non ce la regala nessuno: dobbiamo difenderla tutti assieme, ma uno per uno. Ci dice che ogni nostro gesto individuale è una tessera dal mosaico della libertà collettiva.

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