Il capotreno

6
1428
rotaie

Ho cominciato a prendere il treno che da Iglesias porta a Cagliari che avevo quattordici anni. Salivo a Siliqua: partivo alle 7:20 la mattina, alle 13:10 quando facevo il turno di sera. L’abbonamento costava quarantacinque mila lire. I treni erano vecchi ma sempre in orario, i controllori erano gentili. Non c’erano stranieri allora ad affollare i “nostri” treni.

Sono passati più di vent’anni e continuo a prendere il treno quasi quotidianamente. Sempre la stessa tratta. Ora parto alle 8:40 la mattina, alle 15:40 quando faccio il pomeriggio. L’abbonamento costa cinquantadue euro. I treni sono migliori rispetto al passato: più nuovi e moderni. Però non sono mai in orario. I controllori gentili sono quasi tutti andati in pensione e quelli nuovi, da quando li chiamano “pubblici ufficiali”, si sono un po’ montati la testa, mi sembra. Sui treni ci sono tanti stranieri ora, spesso donne con bimbi molto piccoli.

C’è uno strano zelo sul controllo dei loro biglietti. Un’affezione esagerata al rispetto delle regole, un’inflessibilità più che rigorosa. Una cosa strana dato che io ho obliterato l’abbonamento il primo del mese e ad oggi non me l’ha controllato nessuno. A me che sono italiana e più o meno bianca. Qualche volta mi sono passati accanto i controllori-pubblici ufficiali e con aria annoiata mi hanno chiesto «abbonata?» e senza nemmeno ascoltare risposta sono passati oltre.

Ha fatto discutere qualche settimana fa il video di una capotreno che, proprio sulla tratta Cagliari-Iglesias, faceva scendere un gruppo di migranti perché senza biglietto. Il video ha avuto una larga diffusione, e è stato condiviso migliaia di volte sui social. La capotreno è stata pubblicamente lodata dal ministro degli interni. È opinione condivisa che facesse solo rispettare le regole. Del resto è vero: non si sale sul treno senza biglietto. Tuttavia si può espletare il proprio dovere senza cadere nella barbarie dell’ordine e della disciplina senza via di scampo. A volte si può provare a far prevalere l’umanità. Si può misurare la fiscalità. Si può essere elastici. Capita di rado, ma capita. Con i turisti che salgono all’aeroporto, per esempio. Ho visto scene belle, di ramanzine, spiegazioni, prediche. Scene paterne, di rimproveri sacrosanti a chi infrangeva le regole. Scene, anche, di chi sa che a volte si può chiudere un occhio.

La capotreno in questione continuo a vederla spesso. È bella, ha due enormi occhioni verdi. Ha da poco tagliato i capelli: un taglio corto che la valorizza ancora di più. Sta bene in divisa, è magra e slanciata. Ha un accento diverso dal mio, credo sia del nord Italia. Spesso, prima di salire sul treno, parla fitto-fitto al telefono. Forse parla con la madre, mi è capitato di pensare, oppure con il fidanzato. È lontana da casa. Mi faceva tenerezza all’inizio, mi sembrava sola. Ora mi mette in imbarazzo: non riesco a riservarle che sguardi scuri e biechi.

Michela Calledda

6 Commenti

  1. Il tuo imbarazzo, Michela, ti connota per la tua umanità. Quella che sembra manchi a lei. E le lascio il benefit della sospensione di giudizio, tanto me ne sento superiore. Resistiamo, finchè possibile.

  2. Grande Michela: fluida ed ordinata. Precisa ed elegante.
    Ma ha un carisma in più: la “dolcezza” di farti “vedere” le scene mentre le leggi….
    Brava, se il mio brava serve a qualcosa.
    Filippo

  3. sarà, ma o onor del vero se si incentiva chi non paga questi non solo faranno gli scrocconi a spese nostre ma continueranno sempre più in ogni ambito a “pretendere” perché pensano gli sia dovuto… ha fatto bene a farli scendere, anche con bambini si certo, perché l’umanità di cui parla lei non centra nulla qui, qui ci sono solo trenta e più scrocconi che hanno finalmente trovato un capotreno che ha fatto rispettare le regole… poi ognuno la pensa come vuole, ma se vai a scrocco puoi farlo una/due/tre volte.. ma poi diventa la regola che non ti aspetti e che ti fa diventare cattivo, che ti intristisce dentro e non capisci del perchè tocca sempre a te pagare anche per sti furbetti… la storia è lunga e se continua cosi non ci saranno i prossimi vent’anni per ricordarlo…

  4. Dopo che ha viaggiato da pendolare per anni, la invito qualche giorno a venire con me in treno e poi riscriva l’articolo, lo leggerò molto volentieri

  5. Gentile signora Calledda, tenga pronto il suo abbonamento che non appena ci incontreremo si renderà conto che il biglietto io lo chiedo a tutti, anche a quelle pallide come lei, pensi.
    La ringrazio per le osservazioni sugli occhi, i capelli e la divisa, mi ha studiata maniacalmente vedo; per il parlare fitto fitto al telefono avrei da ridire, ma non oso contraddirla dato che trovo inquietante il suo articolo tanto quanto i suoi sguardi scuri e biechi. Le sembrano affermazioni normali? Ma lei mi conosce per caso? Io rimango basita dalle sue dichiarazioni, lei col suo articolo offende me e tutta la mia categoria, perdendosi oltretutto in stupidaggini.
    Lei non ha tenuto conto che il mio ruolo sul treno è proprio quello di far rispettare le regole, vengo pagata anche per quello.
    In Sardegna c’è l’agente unico, ovvero il capotreno è obbligato a stare in cabina di guida con il macchinista, per questo non vedrà in corso di viaggio noi capitreno fare controlleria, ma in Continente ci sono tanti miei colleghi da notare e lodare che lavorano esattamente come me.
    Sì vengo dal nord e mi chiedo perché vi lamentiate tanto (pardon se generalizzo) che qui non funzioni niente, che le tasse siano alte, che i politici vi prendano per ignoranti, che si paghi ma i servizi fanno pietà e le strade siano piene di buche e di immondizia. E poi ragionate così, con la convinzione del dover lasciare correre, del menefreghismo, dell’omertà.
    Al nord, Bolzano, da dove vengo io tutto funziona perché la popolazione pretende che tutti paghino, hanno una precisione mentale innata, non vi è menefreghismo e hanno rispetto dei servizi dei quali usufruiscono.
    Insomma l’umanità secondo me va distinta con la trasgressione delle regole e con una mentalità, di molti, che a parer mio, sarebbe un po’ da rivedere. Fortunatamente siamo governati da leggi univoche e non da regole morali, che invece potrebbero essere soggettive.
    Certo, si dice di avere una mente aperta ma non così tanto aperta da rischiare che cada fuori il cervello, proprio per questo sono convinta che si debba saper ragionare e riconoscere che se facessero il proprio lavoro tutti allo stesso modo non vi sarebbe chi, come lei, si accanisce con persone che invece fanno solo il proprio dovere, ma purtroppo questo è un male tutto italiano.
    Insomma…dovrebbe farle piacere che una continentale abbia rispetto per voi sardi, che provi a migliorare le cose in un luogo splendido, con un forte potenziale, ma dove tante cose non funzionano.
    Se la vuole interpretare come un gesto razzista privo di umanità non ha capito qual è il mio lavoro, nè sa come sono io, lungi da me essere razzista, affermazione che le potrebbero confermare anche molti passeggeri di colore, ma lei ha dato facili giudizi gratuiti.
    Adesso la prego, può anche rispondermi, ma per me è chiusa qui, le chiedo solamente il perché di questo accanimento nei miei confronti.
    Perché non sono sarda? No, non lo so, perché, non ci arrivo proprio, non mi do una spiegazione, non voglio credere che sia solo ignoranza o bisogno di visibilità.
    Adesso la saluto e le auguro per il prossimo viaggio di avere pensieri più positivi.
    Gentili saluti
    La capotreno.

  6. Gentile signora, la ringrazio per l’attenzione che ha riservato al mio scritto e tengo a farle sapere che quando viaggio sui mezzi pubblici il mio biglietto o abbonamento è sempre a disposizione del personale preposto al controllo.
    Mi dispiace che lei consideri doveroso l’atteggiamento sprezzante e maleducato che ha riservato ai passeggeri nel caso di cui parlo. Personalmente non la conosco, come sa; così come penso non la conosca chi le ha dedicato parole di elogio riferendosi all’episodio di cui è stata protagonista, e che è balzato all’onore delle cronache. Siamo quel che facciamo, e per questo veniamo giudicati, esattamente come ha fatto lei con il mio scritto.
    Non sono solita studiare maniacalmente le persone, e non ho fatto eccezioni nel suo caso. Mi limito a osservare e pubblicare le mie impressioni, che evidentemente a qualcuno – lei compresa, noto con piacere – interessano. Senza accanimenti né secondi fini. E lo faccio proprio in virtù dei miei pensieri positivi, talvolta turbati da episodi spiacevoli o inumani, che mi portano a riflettere e rimettere in discussione norme e principi che regolano il nostro vivere civile, a partire da me stessa.
    Quanto al suo impegno per “migliorare le cose” nella nostra isola portando l’esempio del nord, dove “tutto funziona”, mi auguro sappia impiegarlo anche in modo più gentile e umano, così da evitare brutali prove di forza come quella tristemente nota, e poterci consentire un più proficuo apprendimento.
    La saluto cordialmente
    Michela Calledda

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here