Il Margine Rosso, dove c’erano le volpi

di Silvia Aru. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

0
322

Per me, il Margine Rosso è stato per lungo tempo solamente un luogo di passaggio domenicale. Lo ammiravo dal sedile posteriore di una FIAT Uno blu, quando lasciavo alle spalle Cagliari, la città e la settimana di scuola, per andare finalmente “in gita”.

D’estate la destinazione era qualche curva più in là, ovvero la spiaggia di Is Mortorius. Durante l’autunno, la primavera e nelle belle giornate d’inverno, invece, le destinazioni erano altre, tra tutte Burcei.

In questi casi, il Margine segnava il passaggio dalla zona urbanizzata alla temuta Campu Omu, nota anche come l’“Orientale Sarda”, là dove le curve sembravano non finire mai, insieme alle inevitabili nausee.

Tra gli anni ’80 e i primi anni ’90 non esisteva ancora la nuova variante alla strada statale 125, a scorrimento veloce, che avrebbe reso i tragitti più veloci e, per molti, meno sofferti. L’unica certezza, al di là delle stagioni, era l’audiocassetta con i grandi successi di Celentano: Una carezza in un pugno, Il ragazzo della via Gluck e l’immancabile Azzurro…d’altronde si andava pur sempre in gita.

L’altra costante lungo il tragitto era fermarsi al distributore di benzina del “Margine Rosso”. Qui ci si dava sempre appuntamento con qualche parente e amico per proseguire insieme in modo che nessuno si perdesse. Puntualità e luogo facilmente riconoscibile erano fondamentali nel mondo pre-cellulare. Questo era il Margine Rosso: un luogo di “qualche minuto”, ma importante, dai contorni incerti che però, anche per il nome evocativo, mi si era fissato in testa con un’immagine vivida.

Pensavo alla strada come ad un margine sinuoso lungo il mare, una linea che asseconda la morfologia costiera anche se mi sfuggiva il perché fosse rossa. Alle volte, le mie fantasie e paure mi hanno portato ad associare quel colore al sangue, e la vicina spiaggia di Is Mortorius, con quel nome particolare, non poteva che confermare le mie ipotesi più macabre.

Anni e anni dopo, quando da luogo di passaggio il Margine Rosso era ormai diventato luogo di casa (dei miei) e di ritorni (in Sardegna), ho scoperto il vero significato del toponimo. Il nome in lingua sarda aveva un suono simile, ma un significato totalmente differente: “Margiani arrubiu”, ovvero volpe rossa. Via in un sol colpo il margine, l’associazione con il colore rosso, la scoperta che, chissà in quale periodo, nelle colline retrostanti il mare vivevano le volpi, forse una sola. Si sa, infatti, che i toponimi nascono e si radicano nei territori anche per casi eccezionali che diventano emblematici e meritano di essere ricordati.

Il luogo è cambiato fortemente lungo l’arco del tempo. Il processo di urbanizzazione avrebbe reso lontano il ricordo delle volpi, se non fosse intervenuto prima il processo di italianizzazione a spazzarle vie.

Ora che sono grande lo so: la località del Margine Rosso parte dalla grande rotonda posta a ridosso della fine della spiaggia del lungomare Poetto di Quartu Sant’Elena e si estende sulle pendici dell’omonima collina in prossimità della località Su Forti. L’area si è sviluppata come zona turistico-residenziale a partire dagli anni ’70. Inizialmente era fortemente caratterizzata dalla presenza di seconde case; col tempo è cresciuto il numero delle residenze permanenti.

Grazie al sempre più diffuso uso della macchina e alla creazione della nuova strada del Poetto, le distanze tra il Margine Rosso e Cagliari si sono accorciate. Nel tempo, molti “cagliaritani”, d’origine o d’adozione, si sono trasferiti qui. Tra questi i miei genitori e io con loro, prima di prendere la volta (varie volte) per “il continente” da dove ora scrivo del “Margine Rosso”, nonostante il caldo milanese.

Il Margine Rosso è un insieme di case, alcune con una vista eccezionale: da lontano si scorge Cagliari, la città metropolitana, le saline, lo stagno del Molentargius, il Poetto e la Sella del Diavolo, dall’altro lato, si può ammirare la costa che va verso Capitana e Torre delle Stelle. Tra le grandi case e i giardini niente, solo aree incolte che grazie al panorama mozzafiato diventano luoghi carichi d’amore la sera.

Il Margine Rosso è anche una chiesa, quella di San Luca, uno dei pochi luoghi di incontro e di attività per i residenti, quelli credenti, in un’area priva di servizi o luoghi di aggregazione. D’altronde la zona è pensata per godersi i giardini e prendere la macchina in caso di necessità. Il Margine Rosso sono due discese scoscese, ancora più scoscese in salita. Una porta alla spiaggia omonima di fronte alla quale vi sono poche case, quelle più costose. L’altra discesa porta fino al cavalcavia della strada statale 554 e alla fermata del pullman PQ, perché in realtà – a ben guardare – non tutti quelli che abitano o lavorano nelle grandi case del Margine Rosso hanno una macchina.

Silvia Aru è nata e cresciuta a Cagliari. Vive attualmente tra Milano e Torino e, quando può, torna al Margine Rosso. Si occupa di geografie e mobilità.

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here