Il prof. Aristogitone nel liceo Siotto occupato (omaggio a Mario Marenco)

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Mario Marenco
Mario Marenco tra Renzo Arbore (a sinistra) e Gianni Boncompagni

“Quarantanni di insegnamento, quarantanni di duro lavoro”. Era il 1970. Il professor Aristogitone, alias Mario Marenco, indirizzava la scanzonata paternale anche a noi, ragazzi della quinta ginnasio che, l’anno prima, avevamo incrociato la rivolta studentesca.

A Cagliari, il liceo “Siotto” era occupato. Niente lezione. Si manifestava per una scuola e una società migliori, affacciate alla finestra di un Paese in trasformazione. Sullo sfondo gli ideali e le ideologie, le passioni e i dogmi. Ma una voce nasale e straniante – sulle ali avventurose della radio – scatenava quello che le piazze gridavano, l’immaginazione. Quanto ci ha fatto ridere Marenco, con tutta la compagnia di Alto gradimento, la banda sgangherata e irriverente di Arbore e Boncompagni. Un linguaggio nuovo, ironico, sarcastico, graffiante. Un’inarrestabile galleria di personaggi che comunicava messaggi sbalorditivi, surreali, spiazzanti. Una rivoluzione che poi si è trasferita in tivù, con L’altra domenica, Quelli della notte, Indietro tutta. E finalmente abbiamo dato un volto alla voce dell’architetto prestato alla comicità, come il dottor Jannacci aveva fatto con la canzone e il cabaret.

Ci voleva talento, genio e una certa dose di follia per essere rigorosi e scettici, professionali e però capaci di non prendersi sul serio. Ci guardava con quell’espressione un po’ così Mario Marenco, sorriso smorzato, indecifrabile, maschera sferzante, misurata. Le ideologie tramontavano, l’immaginazione declinava, ma la cultura, la formazione di diverse generazioni si sono nutrite anche degli schiaffi beffardi di quei giullari rivoluzionari. E allora la memoria torna sui banchi del ginnasio, quando improvvisamente, negli intervalli delle lezioni, sbucava una radiolina. E il professor Aristogitone recitava la grottesca lamentela:”Quarant’anni di insegnamento, quarant’anni di duro lavoro”.

Attilio Gatto

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