La bimba nera in costume sardo sulla copertina del magazine del “Corriere”

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La copertina di 7, il Magazine del Corriere della Sera

“Confesso: per quanto bella sia la foto dei due bimbi, non l’avremmo mai messa in copertina (…) Quello che ci ha convinto è stata la reazione della Sardegna: onesta e immediata”. Così Beppe Severgnini, responsabile del magazine 7 de Il Corriere della Sera, spiega la decisione di mettere in prima pagina, nell’edizione del 28 marzo, la foto di due bimbi che sfilavano in costume tradizione sardo – lei nera, lui bianco – scattata da Christopher Porcu durante una sagra. La “reazione della Sardegna” di cui parla Severgnini, è quella scaturita dalla pubblicazione dell’immagine sulla pagina Facebook dell’artista Claudia Aru: dopo la valanga di commenti razzisti, è arrivata la risposta dei tanti che, alla vista di quell’immagine, hanno deciso di lanciare l’hashtag #iostoconclaudia con una contro-campagna all’insegna dell’integrazione e contro ogni forma di discriminazione.

Alle “frasi che inneggiano allo sterminio”, agli “auguri di morte” e alle “schifezze di morte assortite”, scrive Severgnini, si è contrapposto un “popolo che pretende rispetto, ma apre le braccia al prossimo”. E che, da emigrante, ha “portato il lavoro e il talento nel continente, in Europa e nel mondo”.

Molti artisti, ad esempio, hanno preso spunto dalla vicenda e realizzato disegni e manufatti originali, messi poi in circolazione sui social con l’hashtag #iostoconclaudia.

Tra i commenti, anche un “Sardi si nasce, non si diventa”, che come ricorda Elvira Serra nell’intervista a Claudia Aru, “farebbero invelenire Gigi Riva“, idolo trasversale che unisce ogni singolo abitante dell’Isola.

“Ogni volta che faccio un concerto in giro per la Sardegna – ha raccontato Claudia Aru – chiedo sempre una cosa: ‘Alzi la mano chi ha un familiare emigrato’. La alzano quasi tutti. Dovrebbero avere a cuore il tema dell’integrazione”. Eppure, tra i commenti, c’è stato chi ha tirato in ballo “i treni gratis per il nord” e “gli incroci impuri”, di nazifascista memoria.

“Il livello di razzismo è proporzionale alle grammaticali e all’ignoranza di chi ha scritto quelle cose”, sottolinea Aru. Che riporta poi un curioso quanto paradossale aneddoto: “La cosa incredibile è che per quattro giorni Facebook mi ha bloccata proprio per ‘razzismo’, mentre chi si è permesso di postare l’immagine di un cappio penzolante (sotto una foto di Aru e della collega americana di colore Cheryl Porter, ndr) ha continuato a scrivere come nulla fosse”.

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