La coazione a ripetere del Psd’Az: da Mussolini a Salvini, passando per Berlusconi

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(La foto, diventata storica, della consegna a Silvio Berlusconi della bandiera dei Quattro Mori da parte dei vertici del Psd'Az. Lo scatto è stato pubblicato dal quotidiano La Nuova Sardegna durante la campagna elettorali per le Regionali 2009)

La storia del Partito sardo d’Azione è costellata di episodi che ne hanno contraddetto la natura e lo spirito originario. Una sorta di coazione a ripetere che porta il suo gruppo dirigente a fare delle scelte in cui miopia e insipienza politica si mescolano ad uno smaccato opportunismo. Tutto questo avviene quando si affievoliscono le ragioni profonde che avevano portato Camillo Bellieni ed Emilio Lussu alla sua fondazione, nel lontano 1921. Lusinghe, promesse, che di volta in volta assumono le sembianze del generale Gandolfo (il prefetto inviato da Mussolini per imporre il fascismo ad un’isola riottosa), oppure di Silvio Berlusconi, ed oggi di Matteo Salvini. Nel primo caso, le incertezze del gruppo dirigente sardista aprirono le porte al sardo-fascismo, consegnando la Sardegna nelle mani di Mussolini. Del secondo, è rimasta impressa l’immagine mortificante di quegli esponenti che, proni e genuflessi, consegnano al sovrano di turno, Berlusconi, la bandiera dei Quattro mori e con essa il governo della Regione.

In questi giorni la storia si ripete. Venerdì Matteo Salvini comunicherà al Psd’Az, e all’intero centrodestra, il nome del candidato governatore. Un patrimonio di storia, di cultura, di tradizioni, di dignità e di fierezza svenduto, ancora una volta, per un piatto di lenticchie. Il capo della Lega arriva in Sardegna sull’onda di un consenso crescente, costruito soffiando sulle paure ancestrali degli italiani, sugli istinti più bassi ed irrazionali. E’ stato sufficiente agitare alcune parole d’ordine – l’equazione migranti uguale terroristi, l’islamizzazione della società, gli immigrati ci rubano il lavoro – per alimentare il cortocircuito della paura.

Quando la politica, i partiti, la cultura, le istituzioni, scappano dalle loro responsabilità, allora si ridà fiato ad una pericolosa deriva di destra, populista e razzista. Questo è avvenuto in questi anni nel Paese e in Sardegna. Nell’Isola, una Giunta regionale di centro sinistra e, pare, indipendentista, si è rivelata un impasto di subalternità e di continuità. Subalternità rispetto ai diktat del governo di Roma, continuità con le giunte di centro destra del passato. Ed allora perché stupirsi se una delle prospettive più nefaste, alle prossime elezioni regionali, potrebbe essere la consegna della Regione alla Lega e a quel che rimane del PSd’Az, di Forza Italia e cespugli vari? E‘ incredibile come le giustificazioni dei sardisti a proposito dell’accordo con Salvini, siano speculari a quelle di quegli esponenti che, nel 1923, teorizzavano la possibilità di attuare i programmi del sardismo attraverso la copertura fascista. Sappiamo poi come andò a finire.

E‘ diverso se a governare la nostra terra, promuoverla, accompagnarla verso il futuro, siamo noi, con la nostra intelligenza, con la nostra cultura, con la nostra tenacia e fierezza, con la volontà di continuare a viverci, piuttosto che affidarci a chi arriva da lontano, all’ennesimo sovrano a cui genufletterci per consegnarli le sorti della nostra Sardegna, in cambio di qualche seggio in Parlamento e di qualche scranno in Consiglio regionale. Se la deriva fosse questa, cosa si aspetta a mettere insieme, attorno ad un’Idea precisa di Sardegna, ad un Progetto di profondo cambiamento e rinnovamento, le energie e le intelligenze migliori della sinistra e di quei movimenti che con coerenza e determinazione portano avanti l’obbiettivo dell’autodeterminazione e dell’autogoverno dell’Isola?

Massimo Dadea

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