La famosa invasione degli alieni ad Assemini

di Emanuele Vigo. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

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Chiunque percorra la Statale 130, diretto verso il Sulcis o in arrivo verso Cagliari, non potrà fare a meno di notare questa colonia aliena.
Assemini però non è sempre stata una colonia. Un tempo era piena di asseminesi, per le strade, nei negozi, nelle botteghe, nei campi e giù fino allo stagno.
Poi qualcosa cambiò.

Erano gli anni Ottanta e le prime avvisaglie si ebbero con l’atterraggio di alcune astronavi dai nomi bizzarri: K2, Eurogarden, Kilton e altre. Dentro le pance di questi giganti pieni di luci colorate e di suoni a volumi altissimi, si riversavano migliaia di alieni che si mescolavano alla popolazione locale. C’erano casteddaius, cerexinus, cuartesus, paulesus e altri alieni provenienti da mondi ancora più lontani.
Ma gli asseminesi accettavano di buon grado queste incursioni pacifiche che duravano lo spazio di un fine settimana, perché in fondo gli alieni erano lì soltanto per divertirsi, non c’era nulla di male e poi facevano girare l’economia locale.

Fu solo dopo un paio di decenni che la questione prese una piega differente. Le gloriose vecchie astronavi del divertimento accusarono l’età e vennero chiuse al pubblico, dismesse e poi trasformate in supermercati.
Tuttavia gli alieni non scomparvero, al contrario, cominciarono a stabilirsi e a metter su famiglia ad Assemini in maniera sempre più massiccia.

La Storia però insegna che per ogni colonizzazione in atto nasce una Resistenza, per quanto spesso confusionaria e poco organizzata. Quella asseminese non faceva eccezione: c’erano gruppi che proponevano di trattare la liberazione del paese e delle campagne cedendo agli alieni la ricetta più antica de sa panada, ma già dalle prime riunioni ci fu una frattura insanabile tra la fazione de anguidda e quella de petza. L’ala più militarista proponeva la guerriglia casa per casa con armi e munizioni di ceramica, letali per gli alieni. Opzione che fece inorridire tutti i maestri ceramisti non violenti e le anziane che si vedevano già espropriate delle sterminate collezioni di ninnoli e bomboniere che facevano bella mostra nelle loro credenze.
Infine c’erano gli strateghi che spingevano per un’alleanza con i Masesus e i Deximesus per stringere il nemico in un manovra a tenaglia e obbligarlo alla resa. Qualche reduce della Seconda Guerra Mondiale però obiettò che lo “Sbarco a Santa Gilla” e approdi come “Cocciula Beach” sarebbero sembrati un tantino meno eroici e evocativi sui libri di storia dei secoli a venire.

La Resistenza discusse, si scisse, si ricompose, fece un passo di lato e uno torrau. Gli anni passarono e nessuno ricordava più a che cosa bisognasse resistere perché gli alieni ormai erano a tutti gli effetti parte della comunità e del territorio.

Oggi soltanto gli anziani uomini-girasole conservano qualche sbiadito ricordo di una Assemini che non c’è più e di quella guerra mai combattuta. Li puoi trovare di fronte alla Chiesa del Carmine, o alla Banca o sul lato opposto di via Cagliari o di Corso Europa. Gli uomini-girasole sono l’orologio e il calendario migliore di Assemini: basta guardare su quale panchina si riuniscono e puoi capire che ora sia e perfino la stagione, perché si spostano seguendo la rotazione solare.
Se gli passi vicino mentre discutono li sentirai certamente pronunciare la frase “Eh, di asseminesi ad Assemini non ce ne sono più…” per poi scuotere la testa, sconsolati.

Come so tutte queste cose?

Semplice: sono un alieno.

Emanuele Vigo

Nasce a Cagliari nel 1978 nel quartiere popolare di S. Michele dove vivrà fino ai 30 anni. Dal balcone di camera sua si vede la sede dello storico Pci. Nel 1992 si iscrive al liceo classico Dettori: dal balcone di camera sua si vede la sede del nuovo PdS. Nel 2008 si laurea in Scienze Politiche: dal balcone di camera sua si vede la sede del nuovissimo Pd. Nel 2010, disorientato da queste continue novità, cambia balcone e si trasferisce in Lombardia. Il balcone stavolta è quello di un monolocale milanese: molto più piccolo e su un vicolo cieco. Tornato in Sardegna da qualche anno, vive ad Assemini e lavora come educatore free lance per ong e associazioni e come traslocatore.
Detesta i balconi.

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