La fruttivendola di Siamanna

di Mariangela Nonnis. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

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Siamanna

Siamanna è un piccolo comune di circa 800 abitanti della provincia di Oristano, alle pendici del monte Grighine. Si trova lungo il percorso dell’antica strada romana che da Usellus arrivava a Fordongianus. Tipico piccolo paesino sardo, è immerso in un paesaggio collinare armonioso e rilassante dove il tempo sembra essersi fermato.

Da piccola mia madre era solita mandarmi a fare la spesa al negozio di Tzia Stefania. Ho ricordi molto vividi di mattinate estive dal profumo di bucato appena steso, mentre mia madre, super indaffarata con le faccende domestiche, mi diceva: “Mari va da Tzia Stefania a prendere il pane ed un litro di latte”.

Superato lo stretto vicolo che separa la mia abitazione dal negozietto, eccomi all’interno di quel piccolo microcosmo. Ovviamente consideravo questo incarico molto importante perciò sentivo il peso di una forte responsabilità ma allo stresso tempo percepivo anche un certo senso di eccitazione.

Entrare nel negozio di Tzia Stefania era come fare un salto in un passato che pian piano ha ceduto il passo alla grande distribuzione. I conti si facevano sul quadernino ed i clienti storici si facevano segnare la spesa che puntualmente avrebbero saldato a fine mese. Non c’erano le casse automatiche, il numerino da staccare per la fila da seguire, né frutta e ortaggi preconfezionati in contenitori di plastica. La vetrata del banchetto delle caramelle accoglieva ogni tipo di dolciume, più le immancabili novità. Ricordo ancora quel profumo misto salumi/detersivi che mi inebriava la mente.

Lei, Tzia Stefania, era lì ad accogliere tutti. Specie al mattino, il suo piccolo negozio diventava un centro di vita pulsante del borgo di Siamanna, dove il bisbigliare, il passaparola e il chiacchiericcio faceva sì che le notizie circolassero più veloci che su un qualsiasi social network dei giorni nostri.

Andare all’alimentari non significava quindi solo acquistare beni di prima necessità ma un modo per sentirsi parte dalla comunità e stabilire relazioni.

Ovviamente, superata la soglia del piccolo ingresso, non c’era bisogno che specificassi il numero esatto delle focaccine che avrei dovuto comprare. Tzia Stefania già lo sapeva.

Una storia lunga 40 anni, fatta di sacrifici, passione e volontà. Mentre nel mondo avvenivano grandi cambiamenti, marito e moglie costruivano la loro storia, alzandosi alle 5 del mattino per andare a prendere frutta e verdura fresca al mercato.

Sono trascorsi cinque anni da quando il negozio di Tzia Stefainia ha abbassato le serrande, cessando l’attività dopo quasi mezzo secolo, perché condurre un’attività commerciale al giorno d’oggi, specie in un piccolo paese, significa fare enormi sacrifici e contare su guadagni limitati.

Ho sempre avuto un grande rispetto per il lavoro di quella coppia, e non posso nascondere come da bambina sognassi di stare dietro quella cassa per pesare, fare i conti e dare il resto ai clienti. Era uno dei miei passatempi preferiti, utilizzando il mio registratore di cassa giocattolo in quei lunghi pomeriggi d’estate.

Naturalmente crescendo le mie prerogative di vita sono cambiate. Quando ho lasciato Siamanna nel 2002 per andare a studiare prima a Cagliari per poi trasferirmi a Londra quattro anni dopo (dove tutt’ora risiedo), non sapevo dove mi avrebbe portato la vita, ma avevo solo una ferma certezza: non sarei mai tornata. Tutte le volte che venivo a conoscenza di qualcuno che dopo l’università aveva fatto marcia indietro, pensavo che con quel gesto avesse buttato all’aria la prospettiva di avere una vita migliore.

Essendomi affermata dal punto di vista lavorativo e superato un certo radicalismo tipico degli anni universitari, ho cominciato a guardare con meno severità e più comprensione a quei ritorni. Forse anche con un pizzico di invidia, considerando la vita frenetica (seppur appagante dal punto di vista professionale e culturale) a cui sono soggetta giornalmente in una metropoli come Londra.

Un sentimento scaturito dall’esigenza di una vita più semplice, spesa in mezzo alla natura, vivendo in armonia con i cicli delle stagioni, mangiando cibo a km zero; ma anche con la consapevolezza di fare qualcosa per la mia comunità e il mio territorio che tanto mi ha donato.

Credo fortemente nella necessità di invertire la credenza secondo la quale chi ritorna nel territorio d’origine dopo un’esperienza in città o all’estero faccia un passo indietro. Credo invece che il ritorno possa e debba rappresentare un valore aggiunto per i giovani e per il territorio, soprattutto nelle zone rurali.

Da qui il sogno, forse mai realizzabile o forse sì, di lasciare un giorno il mio lavoro per una grossa multinazionale per riaprire quella serranda sedendomi dietro quel registratore di cassa. Dopotutto da grande ho sempre voluto fare la fruttivendola. A Siamanna.

Mariangela Nonnis nasce ad Oristano nella prima meta’ degli anni ‘80. Appassionata viaggiatrice ed inguaribile gattara, ha passato i suoi primi 19 anni a Siamanna e gli ultimi 14 a pensare a se mai ritornerà a viverci stabilmente.

2 Commenti

  1. Hai scritto la storia di noi bambini cresciuti in un piccolo borgo dove tutti sapevano tutto….Eravamo una grande famiglia

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