La lettera di un vecchio amico. E un appello: “Basta con l’assolutismo ambientalista”

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Ho appena ricevuto una lunga lettera da un mio vecchio e caro amico, con cui ho condiviso diversi anni della mia giovinezza, da cui ci ha diviso soltanto la diversa fede politica: lui fedele al partito che fu di Renzo Laconi e di Enrico Berlinguer ed io militante nelle file della Democrazia cristiana di Gigi Crespellani e di Efisio Corrias. Per tutto l’altro sempre insieme, come due fratelli gemelli, tanto da innamorarci, da liceali del Dettori, della stessa ragazza (la bella Sandra della II B, assai intrigante, biondo-castano, dagli occhi azzurri e da uno sguardo molto sensuale), di tifare per la stessa squadra, la Juventus di Parola e Sentimenti IV, di amare i film di Frank Capra e le canzoni di Fred Buscaglione.

Ora Andrea S. vive lontano dall’Isola, in Emilia, dove s’è fatto una famiglia ed è un pensionato da dirigente bancario. Ormai non ci sentiamo molto spesso (gli auguri per le festività, la partecipazione ad un lutto…), anche se l’amicizia è rimasta intatta. Ogni tanto ci scriviamo, proprio perché in questo siamo rimasti attaccati alle regole usuali di quel tempo lontano, quando telefonare in interurbana era una lotteria ed internet era solo nella fantasia dei fumetti di Urania.

In questa lettera mi accenna alla situazione politica generale, ma anche di quel che ha potuto leggere sui risultati delle “regionali” sarde. Soprattutto per quel che riguarda la sinistra, insterilita oltre che aggravata dall’arretramento elettorale del Pd, e rimasta vedova del governo della Regione. Di questa lettera vorrei trascriverne qui di seguito alcuni passi perché mi sembrano assai interessanti:

«… proprio nei giorni scorsi, in un sito web, ho avuto modo di leggere un tuo interessante commento sulla sconfitta della sinistra nelle elezioni sarde che ritieni determinata anche dalla forte presenza di “estremismi ambientalisti, negatori di ogni forma di sviluppo”. Credo che tu abbia ragione, anche perché vi ho trovato molta sintonia con il governatore della mia regione, Stefano Bonaccini, che ha sostenuto, votando ai gazebo per il nuovo segretario del PD, che la sinistra dovrebbe liberarsi finalmente dai troppi condizionamenti che ne hanno trasformato l’identità: per troppo tempo, a suo parere, è rimasta ostaggio di un ambientalismo ideologico ed estremista, sostenuto tra l’altro da esigue minoranze radicali, troncando invece ogni legame con il popolo dei lavoratori e delle forze produttive del Paese. Credo che il mio Berlinguer e il tuo Moro si rivolteranno nella tomba vedendo come oggi i programmi dei movimenti popolari e progressisti vengano condizionati dal radicalismo di alcune microcellule ambientaliste, spuntate ovunque come funghi, perché protette e sostenute proprio dai dirigenti della sinistra! …».

C’è dunque da riflettere, perché si tratta di un’osservazione importante, che non andrebbe sottovalutata. Anche perché, come lui mi scrive, Marco Boato e Pecoraro Scanio, ad esempio, in passato non sono stati un riferimento condiviso od accettato dal popolo della sinistra. Che li avrebbe anche posti fuori dall’agone politico.

Ora, per quel che è accaduto anche in Sardegna, nello stesso deficitario bilancio della Giunta uscente, per quanto ha riguardato la ripresa produttiva delle fabbriche dell’alluminio, la diffusione delle energie rinnovabili (eoliche e solari) e la regolazione urbanistica, non v’è dubbio alcuno che abbia inciso pesantemente l’ostracismo gridato da una minoranza di “tuttologi” del divieto tout-court. Da sempre asserragliati nella fortezza di una naturalità paesaggistica da difendere a tutti i costi, (con l’acquiescenza dei governanti della sinistra), impedendo così ogni forma di antropizzazione – anche la più utile e virtuosa – del territorio regionale.

Ha ragione quindi il Governatore Bonacini: anche in Sardegna occorre liberarsi decisamente dal cappio di un assolutismo ambientalista negatore di ogni possibilità d’intervento, ridando invece regole certe e possibilità effettive ad uno sviluppo rispettoso sia dei luoghi che del benessere della gente. Un impegno, questo, che la sinistra sarda dovrebbe farne oggetto di un’attenta e responsabile riflessione.

Paolo Fadda

 

3 Commenti

  1. ma di quale “assolutismo ambientalista” parla? Quello che propone la conversione del polo dell’alluminio di Portoscuso in polo dell’alluminio riciclato, settore dove l’Italia è leader? Significherebbe un consumo di energia infinitamente minore, un impatto ambientale decisamente ridotto, la conservazione dei posti di lavoro.
    Questo in una delle aree più inquinate (sotto tutti gli aspetti) del Paese, dove il piombo nel sangue dei bambini la fa da padrone.
    Forse i due “vecchi amici” dovrebbero rivedere le loro “vecchie” idee senza pregiudizi.

  2. Se “una minoranza di tuttologi del divieto tout-court da sempre asserragliati nella fortezza di una naturalità paesaggistica da difendere a tutti i costi” ha come Lei dice impedito ogni forma di antropizzazione – anche la più utile e virtuosa – del territorio regionale vuol dire invece che ha avuto il suo peso proprio per l’assenza di regole certe e di possibilità effettive di sviluppo rispettoso sia dei luoghi che del benessere della gente visti i precedenti concreti esempi di devastazione, inquinamento ambientale e povertà post industriale purtroppo verificati. Non solo materia della sinistra ma concreto impegno di ogni governante regionale dovrebbe essere quello di non ripetere i clamorosi errori del passato.

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