La Rete dei Comuni solidali, un antidoto al “sovranismo psichico”. Per portare in Sardegna il modello Riace

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L’Italia incattivita, il Paese del “sovranismo psichico” ritratto dal Censis, spinge in cima alle proprie paure quella verso il diverso, colui che viene da fuori, lo straniero, il migrante – povero, si intende. È la stessa Italia che annuncia di non avere intenzione di aderire al Global Compact sull’immigrazione, il documento promosso dalle Nazioni Unite che propone risposte coerenti e coordinate rispetto al fenomeno migratorio. La stessa Italia che approva in via definitiva alla Camera il decreto sicurezza, già ribattezzato “decreto insicurezza”, per la condizione di precarietà che andrà a produrre tra i tanti richiedenti asilo per motivi di protezione umanitaria e operatori – italiani – dei centri d’accoglienza.

In questo Paese chiuso, arrabbiato, triste, c’è un Comune che non sta alle statistiche: Samassi, poco più di 5mila abitanti, in provincia di Cagliari, spinge in direzione ostinata e contraria e, nei tempi dell’odio, porta nell’aula consiliare una proposta non solo formale, ma etica, sostanziale: il Comune di Samassi ha votato all’unanimità l’adesione alla Rete dei Comuni Solidali- ReCoSol.

Il sindaco, Enrico Pusceddu, ha espresso soddisfazione per la votazione in Comune e ha così commentato sulla sua pagina Facebook: «Si conferma l’impegno che da sempre ha contraddistinto la nostra Comunità sui temi dei Diritti civili, dell’integrazione e della pace», affermando che «È arrivato il momento, anche per le Pubbliche Amministrazioni, di lavorare con ancora maggior determinazione per dimostrare che un altro mondo è possibile».

Comunità, diritti civili, integrazione, pace: tutte parole care alla Rete dei Comuni Solidali sin dal 2003, anno in cui ha cominciato ad operare in Italia e all’estero, con piccoli ma significativi progetti di cooperazione decentrata, mettendo in contatto pubbliche amministrazioni italiane con popolazioni del Sud del mondo, per un cammino di crescita condiviso. Il concetto più appropriato, piuttosto che cooperazione, è quello di restituzione, in un’ottica diacronica, storica.

Dal 2011, la Rete, che ad oggi conta l’aggregazione di più di 200 Comuni in tutta Italia – l’elenco in continuo aggiornamento è sul sito www.comunisolidali.org – decide di spostare l’epicentro delle proprie azioni su territorio nazionale, sentendo forte l’esigenza di contribuire a sanare la frattura tra amministratori della Cosa Pubblica e nuove esigenze dei territori, accoglienza e integrazione, in primis.

Negli anni, ReCoSol ha affiancato e sostenuto i processi di cittadinanza attiva e di riattivazione della relazione comunitaria tra amministratori e cittadini, mettendo in rete buone pratiche di Comuni lontani nello spazio ma non nel modo di affrontare il legame civico con la comunità e, allo stesso tempo, con lo stesso impegno etico nell’amministrare e provvedere alle esigenze, materiali ed immateriali, di tutti i cittadini, con particolare attenzione ai più fragili. In questo modo, in risposta alla cosiddetta Emergenza Nord-Africa, si è stretta la convenzione con i Comuni di Riace e Caulonia, dando forza ad un sodalizio, quello tra le due punte operative della Rete, in Piemonte ed in Calabria, che ancora oggi regge l’intera ossatura dell’organizzazione, decretando tutta la Rete dei Comuni Solidali tra i più forti sostenitori del modello Riace, uno Sprar ante-litteram che ha promosso accoglienza di qualità per chi ne facesse richiesta.

Comunità, diritti civili, integrazione, pace: tutte parole che non si ritrovano più nel discorso pubblico, improntato sul lessico dell’odio e dell’indifferenza, ma che si leggono a chiare lettere nella delibera del Comune di Samassi in cui si aderisce a ReCoSol, rinnovando un impegno, già proprio del territorio, per una società migliore, più inclusiva, accogliente, pacifica – termini rivoluzionari, scomparsi dal vocabolario mediatico, politico, comune, che a Samassi trovano nuovo senso e vigore, in tempi in cui se ne avverte l’esigenza.

Laura Longo

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