La Sardegna di Salvini: “Prima gli italiani… e adesso i russi?”

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Abbiamo pensato di introdurre – per sdebitarci almeno in parte con i coraggiosi che seguono il nostro sito – una piccola novità: ogni tanto, quando ne avremo l’occasione, ci occuperemo, almeno attraverso i commenti, di vicende nazionali. Vicende di grande rilievo generale o connesse in qualche modo alla Sardegna. Idonee, cioè, a produrre qualche effetto nell’Isola.

Cominciamo con una che ha entrambi i requisiti: è di grande rilievo nazionale ed è connessa alla Sardegna. In particolare è connessa alla maggioranza che governa la Regione e alla persona del governatore, Christian Solinas, leader sardista e, assieme, uomo di fiducia del leader della Lega e ministro dell’Interno e vicepremier, Matteo Salvini.

Parliamo dell’inchiesta, aperta dalla procura della Repubblica di Milano, sull’incontro, avvenuto lo scorso 18 ottobre in un famoso albergo di Mosca, Il Metropole, tra Gianluca Savoini, leghista della prima ora, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, e alcuni soggetti vicini al Cremlino. Incontro nel quale si parlò per oltre un’ora di una compravendita di petrolio (tre milioni di tonnellate, per un valore di un miliardo e mezzo di euro) che avrebbe prodotto un “avanzo” di 65 milioni di dollari per la casse della Lega. Il reato ipotizzato è “corruzione internazionale”. Reato che, per una curiosa coincidenza, la Lega, qualche giorno dopo quell’incontro (Vedi La Repubblica oggi in edicola) provò a cancellare con un emendamento alla legge ‘spazzacorrotti’ che eliminava il divieto per un partito italiano di ricevere finanziamenti da uno Stato straniero.

La vicenda è complessa e dovrà essere chiarita dalla magistratura. Al momento, però, c’è un punto fermo: Gianluca Savoini. Ci sono le registrazioni che documentano quell’incontro. C’è il suo inequivocabile contenuto. Si tratta di capire se Savoini agisse nella veste che lui stesso descrive – cioè dietro un mandato della Lega e dunque del suo leader – o se agisse in modo autonomo, di testa sua, diciamo, millantando un mandato che in realtà non aveva.

La questione potrebbe essere facilmente risolta dallo stesso Salvini. Il quale, con la stessa velocità di un tweet o di un insulto a Carola Rackete, potrebbe dire: “Savoini è un impostore. Ci sta danneggiando enormemente. Lo denunciamo, gli togliamo tutti gli incarichi e facciamo anche una bella azione per risarcimento danni. Bacioni”.

Fino a ora Salvini non ha fatto nulla di tutto questo, nemmeno un bacetto. Si è limitato a dire di non sapere niente. Di non sapere nemmeno perché Savoini fosse seduto al suo stesso tavolo non a una cena della bocciofila di Bergamo, ma a un vertice fra i ministri dell’Interno che si tenne a Mosca nel luglio del 2018. Sarebbe interessante leggere il commento che Salvini scriverebbe se in una situazione analoga si trovasse oggi un suo avversario politico.

Ma Salvini tace. E quel poco che dice è per negare “ferru ferru”. In questo mutuando una tradizione sarda.

L’altro legame della vicenda con l’Isola deriva dalla lunga tradizione indipendentista del suo uomo di fiducia. Christian Solinas – leader dei Quattro Mori – dovrebbe essere il primo a chiedere un chiarimento. Se non altro per capire se per liberarci dal giogo dell’Italia, qualcuno medita di farci diventare un protettorato della Russia.

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