La sezione Togliatti La Palma

    di Nicola Muscas. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis

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    Quartiere La Palma Cagliari

    Carletto stava uscendo dalla sezione con in tasca la tessera appena rinnovata, lire diecimila. In sezione quattro gatti. C’erano Boi, Usai e Porcu che parlavano male dei socialisti e chiedevano a Porcu di uscire fuori, se proprio doveva fumare. Nella tessera, nello spazio riservato a cognome e nome, c’era scritto “Rilasciata al compagno…”. Seguivano residenza, anzianità di servizio presso il partito (nel caso specifico 1977) e la voce “appartenente alla Sezione…”, che nella fattispecie era la sezione Togliatti–La Palma: uno scantinato dietro alla chiesetta, spalle al canale, quattro gatti, in questo quartiere dove non succede mai niente, dove non si sente mai un rumore molesto, un chiacchiericcio alcolico che viene su dai locali all’una di notte, un po’ di traffico. Niente. Se non le campane a morto nel pomeriggio, quando si spegne qualche novantenne ammazzato dalla noia.

    In chiesetta invece il tutto esaurito, tanto che nel ’79 hanno costruito la chiesa grande, in questo quartiere nato dal nulla nei primi anni ’60, accanto alle Saline di Stato, dopo due o tre espropri (qualche vitigno, piccole fattorie) che hanno fatto da apripista a quel prodigioso vorticare di betoniere noto come progetto Ina-Casa, altrimenti detto Piano Fanfani, ovvero la costruzione di alloggi per famiglie a basso reddito.

    Carletto se ne stava a passeggiare con Porcu sulla via di casa, alla metà esatta della libera nazione indipendente di La Palma, stato-cuscinetto delimitato a Nord dall’Asse Mediano e a sud da viale Poetto: impossibile muoversi a piedi verso il centro di Cagliari causa mancanza di marciapiedi. Porcu guardava in alto e Carletto guardava in basso. Guardava la tessera nuova di zecca: una malinconia. Nella tessera, era l’85, Berlinguer stava salutando e sorridendo. Nel retro c’era scritto: 1945-1985 – 40° anniversario della Liberazione. Una malinconia. Porcu tirava una boccata dopo l’altra, guardava su verso qualche finestra e diceva cose tipo: «E anche il figlio di signora Collu…». Perché in questo quartiere dove non succede mai niente, in quegli anni, succedeva che le campane a morto suonassero per i figli e le figlie ventenni di queste famiglie proletarie che votavano Dc. Ragazze e ragazzi devastati dal nulla che succedeva, dal lavoro che non c’era, dalla chiesa che non capiva, dagli aghi ficcati nelle vene. A La Palma oggi non esistono i cinquantenni, o se esistono sono i reduci del Vietnam. Gente che ha visto e fatto cose che quasi mai ha voglia di raccontare. Erano anni strani in cui era meglio venirci di giorno, in quartiere. E portarsi l’autoradio a casa, la sera.

    Carletto doveva ritirare il minestrone in bottega da Dante, le verdure tagliate a pezzi non troppo piccoli e conservate in frigo dentro bustoni da un chilo. Porcu gli aveva detto «Ci vediamo al campo». Carletto aveva fatto sì con la testa e rimesso la tessera nel portafogli.

    Al campo giocava il La Palma, destinato in quegli anni a un futuro glorioso: dal nulla alla C2, dal campetto allo stadio Sant’Elia. Un sogno lungo un paio di stagioni e dissolto poi nella decisione di rinunciare, di non iscriversi più tra i professionisti. Troppi sforzi, troppo casino. Un sogno però che ha alimentato racconti e leggende al bar di Mimmino. Una volta Porcu stava dicendo «Soltanto i primi tre, i migliori». Boi ci aveva pensato a lungo, Usai aveva spinto Porcu fuori dalla porta e gli aveva detto «Almeno al bar». Porcu aveva continuato a fumare come se niente fosse. Boi aveva chiesto «Ma del La Palma o di La Palma?». «No no, solo gente del quartiere», aveva detto Porcu. Carletto stava giocando la schedina quando Boi finalmente si era deciso a deliberare: «Primo Beppe Chessa, secondo Franco Arippa e terzo Antonello Maccioni, che quando era in Francia ha giocato con Platini». La qual cosa non era bastata, secondo Boi, a valergli il gradino alto del podio.

    Attorno al pallone racconti meno nobili riguardano invece la scuola calcio Frassinetti, nata più tardi sotto l’egida della parrocchia. Un giorno Carletto, erano gli anni ’90, gli ha detto al prete, davanti a tutti, nel salone delle opere parrocchiali sotto gli occhi di un attonito Porcu, gli ha detto di vergognarsi, che pensava solo ai soldi. Il prete voleva togliere il campetto ai ragazzini, cominciare ad affittarlo. E a Carletto gli ha chiesto la cortesia di andarsene. Che suo figlio non avrebbe mai più visto il campo, gli ha detto. Sia lodato Gesù Cristo.
    Qualche anno dopo, in questo quartiere tranquillo dove non succede mai niente, la parrocchia ha fatto crac come una banca. Un buco da cinquecentomila euro, soldi della chiesa, soldi dei fedeli, soldi delle destre investiti in cambio di voti. Spariti nel nulla. Il prete era sempre lo stesso e nei giornali, prima che Santa Romana Chiesa gli assegnasse il Messico come destinazione per sottrarlo al giudizio del tribunale in attesa di quello di Dio, prima di tutto questo aveva dichiarato, il prete, che probabilmente non ce l’aveva “il bernoccolo per gli affari”.
    Carletto, nel tempo, invecchiando, come succede a molti, ha perso l’impegno, la passione per la militanza, ha lasciato il partito e il sindacato degli elettrici. Troppe delusioni, troppe manfrine, troppi litigi. Meglio la bicicletta, meglio sbucciare melagrane per sua nipote bambina, in questo quartiere tranquillo in cui alla fine c’è sempre parcheggio, in cui i figli si crescono con pochi pensieri e bene.

    Nello scantinato dove c’era la Togliatti hanno aperto una lavanderia, poi hanno chiuso anche quella. L’eroina ha lasciato le strade del quartiere e il La Palma gioca in casino, vicino alla Città Mercato, e nessuno se ne interessa. Signor Dante si è ritirato a vita privata ma il minestrone continua a tagliarlo Lino. All’altro bar, quello di Gaviano, ieri mattina presto verso le 7 e 30, c’era una bacinella di arselle lasciate fuori a spurgare.

    Nicola Muscas

    Giornalista cagliaritano, da oltre dieci anni lavora per i giornali, le radio e i portali di informazione online. Collabora con i festival di letteratura, musica, cinema e teatro. Ha pubblicato racconti su quotidiani e riviste. Alcuni li legge ad alta voce con il collettivo Scrittori da palcoTifoso del Cagliari, gioca male a calcetto. Il lunedì.

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