L’allarme per il futuro della Terra non è “assolutismo”. È una nuova e più consapevole idea di sviluppo

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Greta Thunberg

Nel dibattito aperto da Paolo Fadda sul tema delle politiche di difesa dell’ambiente, dopo Massimo Dadea interviene Ignazio Cirronis, presidente di Copagri Sardegna.

Ho letto con attenzione la nota di Paolo Fadda, nei confronti del quale nutro autentica stima. Però questa volta credo abbia sbagliato il bersaglio. O, meglio, abbia lanciato una palla che colpisce indiscriminatamente l’ecologismo. In casi come questi sarebbe giusto fare nomi e cognomi. Altrimenti viene da dire che non c’è nulla di nuovo tra quello che vent’anni fa diceva (per esempio) Silvio Berlusconi e le accuse all’ecologismo fatte oggi.

Se guardiamo attentamente come si muove il centrosinistra nel mondo o anche, per fare un discorso più ampio, le coalizioni dei progressisti/democratici, registriamo una generale situazione di crisi. L’unica novità è rappresentata, caso strano, proprio dai movimenti ecologisti che fanno un grosso salto di qualità (vedi Germania ma non solo) proprio quando crescono fino a diventare a tutti gli effetti forza di governo, capace di proporre un modello di sviluppo alternativo a quello che fino ad oggi sia il centro-destra, sia il centro-sinistra hanno portato avanti.

Se Paolo Fadda voleva invitare a farci interpreti di un modello di società e di economia in cui i temi della sostenibilità e dell’ecologismo diventano non freno allo sviluppo, ma parte essenziale dello stesso allora sono d’accordo con lui. Se invece la sua era una critica a tutto campo all’ecologismo non sono d’accordo. Il vero ecologismo, anche il più radicale, non coincide col cosiddetto “partito del no”.

I modelli di società e di economia basati unicamente su concetti di sviluppo e parametri di analisi economica ormai vetusti (il PIL in primis) hanno fatto il loro tempo. Occorre una nuova visione della società che metta al centro le esigenze della persona, della qualità della vita e che non può prescindere dalla conservazione del “capitale naturale” già pesantemente compromesso da due secoli di rivoluzione industriale che se hanno elevato alcuni degli indici di benessere, oggi mettono a rischio la stessa continuità della vita il nostro pianeta.

I cambiamenti climatici non sono un concetto astratto. Mentre ancora una minoranza di scienziati continua a metterli in dubbio, noi agricoltori e noi cittadini ne viviamo pesantemente le conseguenze: uragani e tempeste che prima colpivano solo le zone tropicali; impossibilità di continuare in coltivazioni praticate per secoli; siccità e alluvioni che si susseguono non come eventi eccezionali, ma come accadimenti ordinari. E tanti morti a causa delle calamità naturali. Tutto ci dice che siamo vicini ad un punto di non ritorno.

Dobbiamo forse considerare una “ecologista assolutista” anche Greta Thunberg, la sedicenne svedese che ogni venerdì fa lo sciopero davanti al parlamento della sua nazione per reclamare una più incisiva battaglia ambientalista? Non credo, anzi ritengo che la battaglia di questa giovane donna ci dica che solo una nuova e consapevole coscienza ecologista può salvare l’umanità dal rischio di una progressiva distruzione del pianeta.
Non è terrorismo, questo: è un grido di allarme che oramai viene lanciato dal mondo della scienza in modo pressoché unanime. In questo contesto, ogni attività economica va ripensata, nulla è più un fatto certo.

Devo essere sincero: non vedo nell’assolutismo ecologista la ragione della sconfitta del centro-sinistra alle ultime elezioni regionali. Il centro-sinistra ha perso perché la Giunta Pigliaru ha governato male in alcuni settori e, per altri aspetti, non ha saputo comunicare quello che di buono aveva fatto. E poi, non ultimo motivo, perché non ha saputo formulare una proposta nuova e davvero innovativa di modello di sviluppo della nostra Regione.
Si comprende, in questo contesto, per quali ragioni anche in Sardegna è giunto quel vento populista che soffia in tutta Europa. A maggior ragione se si considera che anche sul terreno delle politiche europee lo stesso centro-sinistra a livello nazionale e regionale non ha saputo esprimere, tanto meno affermare in sede UE, una nuova idea di Europa da contrapporre a quella sovranista e populista di Lega e 5 stelle. Un’Europa delle Regioni, un’Europa inclusiva, ma anche libera dalla burocrazia e meno condizionata dalle regole del mercato. Un’Europa capace di conciliare lo sviluppo e la difesa dell’ambiente.

Ignazio Cirronis

1 commento

  1. Sono totalmente d’accordo con Ignazio, siamo al paradosso che mentre in tutto il mondo i giovani scioperano per combattere i cambiamenti climatici a Gavoi, ieri (vedasi Unione Sarda di oggi a pag.35 ), alcuni esperti ci hanno parlato di “sfruttamento” dei boschi senza pensare, forse, più attentamente, a tutte le implicazioni ambientali del vero significato di questa parola (si pensi solamente alle difese che proprio i boschi ci offrono e senza i quali erosione del suolo, frane, smottamenti, bombe d’acqua, tempeste di vento, siccità e innalzamento della temperatura sono diventati purtroppo estremamente familiari nella nostra Isola). Questo è il rischio che si corre e si sta correndo con certi nuovi indirizzi per lo “sfruttamento” delle risorse naturali come anche quelli contenuti nell’articolo di Fadda.
    E già perché i boschi in Sardegna, che a parte i trionfalismi della premiazione come “European Forest Island” coprono realmente, quelli “alti”, ovvero quelli formati da alberi veri (di altezza superiore ai 5 metri), solo il 25% di tutto il territorio regionale, dopo lo “sfruttamento” del 1800 e gli incendi mai fermati sarebbero “pronti” per essere di nuovo “sfruttati”…?

    Risposta

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