L’atlante fotografico delle foreste sarde e della loro vita fragile

L'ultima opera di Domenico Ruiu, edita dalla Ilisso, è un contributo decisivo alla conoscenza delle meraviglie della natura dell’Isola, ma le immagini raccontano anche la fragilità di ambienti troppo spesso esposti alle intemperie dell’incuria e alla “valorizzazione sostenibile” dei piani paesaggistici. Venerdì 7 febbraio la presentazione al MEM di Cagliari

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«Nel mezzo di una foresta, all’alba, non ha senso chiedersi come sarà il tuo giorno: la sensazione di meraviglia rinasce; dagli occhi cadono tutte le incrostazioni; le cose più familiari si spogliano dei loro veli e appaiono nella genuinità della loro nuda gloria». È la riflessione di un viaggiatore inglese, J. E. Crawford Flitch al suo arrivo alle pendici del Gennargentu. Nel suo diario di viaggio Mediterranean moods, edito nel 1911, questo eccentrico personaggio manifesta tutto il suo stupore per la bellezza dei luoghi e, nella nota introduttiva, esprime la sua filosofia di vita. «Il viaggiatore saggio – scrive – non si muove per conquistare un paese ma per esserne conquistato». Il suo tour fra le isole dimenticate del Mediterraneo (Baleari, Corsica, Sardegna) ne è un esempio eloquente.

Non so se il fotografo Domenico Ruiu abbia letto questo libro ma certamente può essere considerato un seguace di J. E. Crawford Flitch, un “viaggiatore saggio” fin da quando si è lasciato conquistare dalla fauna selvatica dell’isola.  I suoi animali non sono mai stati prede ma compagni di viaggio (titolo di uno dei suoi primi e apprezzati volumi). Ora che rivolge con maggiore convinzione il suo sguardo ai luoghi lo fa con la stessa meraviglia dello scrittore inglese. Anche lui usa parole e immagini per restituire il mood di chi si lascia conquistare senza sforzo e invita i lettori, da sempre suoi compagni di viaggio, a farlo.

Il suo ultimo libro Montagne e foreste della Sardegna, edito per i tipi della Ilisso di Nuoro è un affascinante  e colto viaggio attraverso i luoghi più belli dell’Isola. Un monumentale volume di 400 pagine ricche di straordinarie immagini e di testi accurati ed esaustivi. Buona parte delle foto sono dell’autore, salvo quelle specialistiche affidate a valenti colleghi. I testi sono di Francesco Murgia, Antonio e Emanuele Farris, Stefano Pisanu e, naturalmente, Domenico Ruiu che alterna la sua prosa scorrevole e precisa ad appunti tratti dal suo “taccuino da campo” di fotografo naturalista.  Il volume di grande formato coniuga l’accuratezza scientifica con una leggibilità encomiabile, supportata da schede sintetiche e ampie didascalie. La realizzazione grafica è di gran pregio, come è tradizione della casa editrice nuorese.

«Sono giunto – confessa l’autore – a un’età in cui si diventa più contemplativi, complice forse un teleobiettivo che diventa ogni giorno più pesante, e mi sono sorpreso a guardare con occhio diverso quei luoghi che erano il mio percorso di ricerca degli animali. Libero dall’ansia dell’incontro con loro ho soffermato lo sguardo su quei paesaggi, su quei boschi, su quelle rocce, ho ascoltato con orecchio diverso quei silenzi lasciandomi conquistare dal loro fascino».

Come tutti i fotografi di razza Ruiu si mostra a suo agio con il grandangolo come lo è con il teleobiettivo. Le immagini, seppure scattate con tecnologia digitale, resistono alla tentazione di creare quella nuova estetica della post-produzione esagerata che inventa paesaggi finti e irreali. Il fotografo e l’editore ci restituiscono un’immagine sobria, fedele e “analogica” dei luoghi e chi ha molti capelli bianchi sente emanare, da molte pagine, un gradevole profumo di Velvia e di Kodachrome, pellicole che hanno accompagnato tante giornate dei fotografi non più giovani.

Il nostro “viaggiatore saggio” è fedele anche a un altro motto di incerta attribuzione: Non prendete nulla solo fotografie, non lasciate nulla solo impronte, non uccidete nulla solo il tempo”. Il suo viaggio porta con sé, insieme  all’entusiasmo e alla meraviglia, anche un messaggio preoccupato, ben rappresentata dalla foto (vedere gallery) di una sottile volta di roccia finemente traforata come un pizzo a Sa Conca Isteddata, sui monti di Irgoli. È la perfetta metafora della fragile bellezza di un’isola perennemente esposta all’assalto dei troppi paladini dello “sviluppo (soprattutto edilizio n. d. r.) sostenibile”, infaticabili estensori di piani paesaggistici che puzzano di ambiguità e di avido affarismo, che le loro bizantine spiegazioni non riusciranno mai a nascondere.

Il volume Montagne e foreste della Sardegna sarà presentato venerdì 07 Febbraio 2020 alle ore 17:30 nella Sala eventi al piano primo della MEM – Mediateca del Mediterraneo in via Mameli 164 a Cagliari. Sarà presente l’autore.

Enrico Pinna

 

 

 

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