L’atto di coraggio di Zedda e la speranza ritrovare “il luogo”

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Massimo Zedda, sindaco di Cagliari e candidato al governo della Sardegna

La decisione di Massimo Zedda di accettare la sfida delle Regionali reintroduce nel confronto politico, non solo sardo, una parola un po’ abusata, ma non ne troviamo una migliore. Questa parola è “coraggio”. La sfida è rischiosa, il clima politico sfavorevolissimo, i sondaggi nazionali – nonostante la flessione dei 5 stelle – continuano ad attribuire al governo Salvini-Di Maio percentuali che superano il 60 per cento. La giunta regionale guidata da Francesco Pigliaru va verso un finale appannato ed è percepita da una parte considerevole dello stesso elettorato di riferimento alla stregua di un governo tecnico. Certamente non è stata in grado di “far sognare”, cioè di prefigurare un nuovo modello di sviluppo della Sardegna, al di là dell’impegno diligente e perseverante del suo presidente.

Zedda ha una carriera politica costellata di successi, una popolarità molto alta. Governa una città che, nel confronto con Roma, sembra una capitale del Nord Europa. Quando alcuni mesi fa si cominciò a ragionare attorno al miglior candidato del centrosinistra alle Regionali, il nome di Massimo Zedda – che veniva fatto in modo pressoché unanime – era sempre accompagnato dalla domanda “Già, ma chi glielo fa fare?”.

“Sono a disposizione dei sardi”, è stata la sua risposta ai colleghi sindaci. Al di là di una certa dose di retorica, fisiologica in queste circostanze, crediamo però che il solo fatto di esporsi al rischio di un insuccesso, di andare a una sfida così complessa, sia un atto rilevante di rottura con le pratiche di un ceto politico che ha dato sempre più l’impressione di avere la propria autoconservazione come obiettivo principale. E che anche per questo ha via via perso credibilità e consensi. Un atto di generosità, oltre che di coraggio.

La candidatura del sindaco di Cagliari consente al centrosinistra di riaprire una partita che, dopo il risultato dello scorso 4 marzo – sommando tutte le sigle, poco più del 20 per cento – era data per persa: il Movimento 5 stelle al 42,5 per cento, il centrodestra al 31. Non si conoscono ancora i contorni esatti delle coalizioni per le Regionali, ma il divario è così ampio da rendere evidente che le forze politiche di tutto il centrosinistra, anche se allargato agli indipendentisti, portano una modesta dote. Per dirla in modo forse un po’ brutale: non sono in grado di vincere. Ma sono in grado di far perdere.

Nonostante l’età ancora giovane, Zedda è un politico esperto e certo ha ben chiari i pericoli. Sa che se nella formazione delle liste e nella campagna elettorale, la sua coalizione dovesse apparire come l’aggregazione elettorale di un ceto politico che tenta ancora di salvarsi, la sconfitta sarebbe sicura. Dovrà faticare molto per frenare gli appetiti e le pretese se la sua discesa in campo non sarà accompagnata dal coraggio e dalla generosità di tutti quanti sono consapevoli che nel 2019 si gioca una partita decisiva non solo per la Sardegna, ma per l’Italia e per l’Europa: il coraggio delle forze politiche di operare un radicale rinnovamento, il coraggio della società civile e del mondo culturale di far sentire la propria voce. La generosità, una volta tanto, di dirigenti politici che hanno occupato per anni le istituzioni di farsi finalmente da parte.

L’obiettivo di Zedda non può che essere molto più ambizioso del salvataggio di quel che resta del centrosinistra. Si tratta di favorire la nascita di un’aggregazione nuova tra le persone che credono nei fondamentali principi della costituzione e considerano i valori identitari un fattore di apertura al mondo. I sardi che credono nelle nazioni e respingono i nazionalismi. Che vogliono discutere apertamente, comunicare in modo rispettoso e preciso. I sardi che si spiegano e non si piegano. Un campo infinitamente più ampio di quello di qualunque coalizione tra le forze politiche esistenti. Un campo dove passeggiano un po’ smarriti molti elettori dei partiti del governo Salvini-Di Maio.

Se questa operazione riuscisse, sarebbe un successo anche al di là dell’esito elettorale. Perché esisterebbe finalmente un “luogo”. Quel luogo che manca all’intero Paese e che la Sardegna potrebbe proporre come modello. Non è impossibile, ma ci vuole davvero l’impegno di tutti. Ognuno deve fare la sua parte, rigorosamente nel suo ruolo. Per quanto ci riguarda, per esempio, chiederemo solo risposte precise alle nostre domande. Ne faremo tante senza fare sconti a nessuno.

G.M.B

2 Commenti

  1. Io credo che oltre al coraggio occorra anche una buona dose di generosità ed altruismo. Ritengo pertanto che Zedda debba mettersi a disposizione del progetto di Autodeterminatzione portato avanti da Andrea Murgia, sostenendone l’impegno. In quel progetto, infatti, vi sono tutti gli antidoti contro i diversi appetiti che ruotano intorno alla candidatura dell’attuale sindaco.

  2. Sono molto d’accordo con la presentazione di Zedda come capolista alle elezioni regionali e penso che vada fortemente appoggiato dal centrosinistra, disposto a fare quello che posso, pur lontano dalla Sardegna
    Umberto Allegretti, già prof. ord. diritto costituzionale Univ. Firenze

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