Le elezioni universitarie dieci anni dopo l’Onda: cala la tensione politica, crescono i “gruppi di amici”

0
281
università liquida tutto

Sono trascorsi dieci anni dall’Onda, il movimento degli studenti medi e universitari che fu innescato nel 2008 dai provvedimenti adottati dal governo guidato da Silvio Berlusconi, con Maria Stella Gelmini ministro dell’Istruzione: le leggi n° 133 e n°169 che prevedevano, tra l’altro, una riduzione del Fondo di finanziamento ordinario per le università e il blocco del turnover. Il quadro politico è totalmente cambiato, ma la situazione non pare molto diversa, come dimostra il taglio di 29 milioni (14 per l’istruzione scolastica e 15 milioni per la formazione universitaria e post universitaria) previsto dal decreto fiscale approvato dal Governo, come riportato da Il Sole24 ore.

In questi dieci anni gli iscritti alle università sarde sono diminuiti, mentre sono aumentati gli studenti che varcano il mare alla ricerca di migliori offerte formative, diverse da un’Università vissuta come una sorta di “laureificio”, un videogame di tappe da completare alla meglio, dove collezionare premi per poi abbandonare il tutto. A sommare tutte le problematiche verrebbe da immaginare che sia imminente la nascita di un nuovo movimento di protesta. Ma al contrario, come dimostrano i risultati delle elezioni universitarie che si sono tenute il 4 e il 5 dicembre (per le quali ha votato il 15 per cento degli aventi diritto), parrebbe d’essere tornati agli anni che precedettero la nascita dell’Onda, “i tempi bui della rappresentanza politica, quando alle elezioni universitarie vinceva Comunione e Liberazione”, sostiene Enrico Lallai, formatore giovanile, nel 2008 iscritto alla Magistrale di Storia a Cagliari.

Tre le forze in campo: Progetto Studenti, nelle cui fila è riconoscibile qualche storico esponente di Comunione e Liberazione, ma che oggi rimarca nella teoria e nella pratica d’ essere un “gruppo di amici”; Unica 2.0, lista più votata nei suoi 10 anni di rappresentanza, nata come sindacato studentesco apartitico di sinistra nel 2008, anche grazie al contributo di molti dell’Onda; Azione Universitaria, organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia che, dopo anni di assenza, ha ottenuto 151 voti totali che le sono bastati per festeggiare sui social il “ritorno della Destra all’università”. Progetto Studenti ha ottenuto 1513 voti, incrementando in modo consistente il risultato del 2016 (aveva ottenuto 999 voti), Unica 2.0 invece è scesa dai 3551 voti del 2016 a 2693.

In definitiva, pur restando in minoranza ,cresce “il gruppo di amici”, mentre la lista in qualche modo erede dell’Onda perde quasi mille voti. Numeri indicativi dell’importante cambio di tendenza in atto: “Il problema – sottolinea Enrico Lallai – sta nel concepire la rappresentanza come un qualcosa di distante dalla politica, come se ogni scelta non fosse politica”. Un quadro che riporta d’attualità un tema che dieci anni fa era al centro del dibattito, come ricorda Nicola Piras, che oggi fa il barista e che all’epoca era uno studente di Scienze politiche e relazioni internazionali: “Fui tra coloro che non condividevano la rappresentanza come mezzo utile al fine che il movimento si proponeva, perché credo in una democrazia radicale, costituita da persone senza deleghe. Credevamo che prima o poi anche la rappresentanza studentesca sarebbe ricaduta nei giochi di potere contro i quali stavamo lottando, e forse, guardando al presente, non avevamo tutti i torti”.

Sicuramente sono lontani i tempi della condivisione di temi in piazza, delle manifestazioni affollate, delle occupazioni di massa: all’interno dell’Università si parla sempre meno di politica, e le poche persone che partecipano alle altrettanto poche manifestazioni di dissenso, spesso finiscono per essere presentate negativamente sui media. Insomma, molte cose scoraggiano l’esercizio della critica, con l’effetto che – mentre le problematiche si fanno sempre più complesse – si diffonde il disinteresse.

Dieci anni fa i provvedimenti del governo Berlusconi suscitarono l’indignazione di migliaia di studenti. “Mai si era vista tanta volgarità nei confronti dell’istruzione”, ricorda Andrea Coinu, oggi dirigente della Cgil, nel 2008 studente di Ingegneria. Anche Cagliari, come in tutte le sedi universitarie, si scatenò un’ondata di proteste e di occupazioni paragonabile solo a quella del 1977. Era la rivolta di una generazione nauseata dal crescere del precariato. Poi tutto finì forse anche perché – sostiene Coinu – ci si preoccupo’ troppo di gestire “l’estetica del conflitto”, cioè l’aspetto coreografico delle proteste. Ma restò l’idea dell’Università come luogo da difendere per garantire a tutti la possibilità di accedere ai più alti gradi della formazione. Le elezioni universitarie del 2008 sancirono la nascita e poi la continua conferma di una rappresentanza di sinistra da parte di un elettorato che, dopo anni di fedeltà, adesso pare allontanarsi.

La speranza non è che l’Università da domani si risvegli locus amoenus di studio, discussione, condivisione e confronto: quello sarebbe un sogno. Forse basterebbe che questi numeri sollecitassero una riflessione su temi quali la sicurezza e le diseguaglianze sociali. Che cioè, attraverso un bagno nella realtà contemporanea, l’Università tornasse a essere avvertita oltre che come luogo di studio anche come luogo di impegno. E che, come parve accadere nel marzo del 2016, “i temi del diritto allo studio, dei finanziamenti alle attività didattiche e di ricerca e della cittadinanza studentesca”, diventassero “priorità dell’agenda politica”.

Lisa Ferreli

(Giornalista, scrittrice, musicista, presentatrice, studentessa diligente: non sono niente di tutto ciò, ma mi piacerebbe esserlo. Per ora, 23enne ogliastrina, dottoressa in Lettere Moderne iscritta alla Magistrale di Storia e società).

 

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here