Le nove domande. Risponde Paolo Maninchedda (Partito dei Sardi)

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La trasparenza è il filo conduttore delle nove domande che nei giorni scorsi abbiamo inviato ai sette candidati al governo della Sardegna. Come annunciato, le pubblichiamo in ordine d’arrivo. Dopo quelle di Andrea Murgia (Autodeterminatzione), ecco le risposte di Paolo Maninchedda, candidato per il Partito dei Sardi.  Alla fine la risposta alla domanda di base: “Perché ha deciso di candidarsi?”

Qual è il budget per la sua campagna elettorale per le elezioni Regionali?

Circa 70.000 euro.

Può illustrare in breve come l’ha finanziata?

Ho aperto una sottoscrizione pubblica sul conto corrente aperto dal mio committente elettorale cui hanno aderito militanti e sostenitori.

Qual è la sua professione?

Sono professore ordinario presso l’Università di Cagliari. Insegno Filologia romanza.

Qual è il suo titolo di studio e dove e quando l’ha conseguito?

Ho conseguito la laurea in lettere nel 1985 presso l’Università di Cagliari.

La legge 3 dello scorso 9 gennaio obbliga i partiti e i movimenti politici a pubblicare sul loro sito il certificato penale dei candidati. Questo documento, però, non comprende i carichi pendenti. Esistono inchieste in corso a suo carico?

No, che io sappia no e niente risulta dal certificato che ho comunque richiesto.

Si è mai avvalso del condono edilizio o fiscale?

No.

Aderisce o ha aderito in passato alla Massoneria?

No.

In generale ritiene che un esponente politico che ambisce a ricoprire cariche istituzionali possa essere iscritto a una loggia massonica?

La legge Anselmi vieta le associazioni segrete, quindi il primo problema è se la loggia cui appartiene l’esponente politico in questione è o non è segreta. Detto questo, chi ricopre cariche istituzionali deve pensare al bene comune e al benessere sociale e non agli interessi di una corporazione o di un’associazione della quale fa parte. Sono contrario a tutti i lobbismi e a tutti i corporativismi.

E in tal caso ritiene che debba dichiararlo o che invece possa mantenere l’informazione riservata?

Credo nella trasparenza e quindi penso che dovrebbe dichiararlo.

PERCHÉ HA DECISO DI CANDIDARSI AL GOVERNO DELLA SARDEGNA?

In 70 anni di autonomia abbiamo provato a cambiare la Sardegna per parti. Ma la Sardegna non si cambia a piccoli passi. Abbiamo organizzato una consultazione popolare, le Primarias – Primarie nazionali sarde, a cui hanno partecipato oltre 20 mila sardi, chiedendo ai cittadini di fare una scelta sulla nazione sarda e sul candidato alla presidenza della Sardegna che avrebbe dovuto rappresentare questa opzione politica. La scelta è ricaduta sul mio nome ed è un onore poter affrontare una sfida che ha un obiettivo chiaro: si deve prendere atto che senza i poteri necessari al nostro sviluppo non riusciamo a guardare al futuro della nostra isola. Non abbiamo poteri sulle servitù militari, sul Fisco, sui trasporti. Non abbiamo i poteri che ci servono, non abbiamo i poteri che servono alla nostra vita. Quei poteri li hanno gli altri. Ecco, mi candido con il Partito dei Sardi perché sono convinto che quei poteri dobbiamo prenderceli. Serve un cambio generale dell’ordine dei poteri e dell’organizzazione dello Stato che abbiamo conosciuto. Serve una rivoluzione intelligente.
Lavoro, fisco e sanità sono tre temi qualificanti e di rottura rispetto al passato. 1) Lavoro: dico che in Sardegna nessuno deve guadagnare meno di mille euro al mese. È in corso un fenomeno che si chiama “orientalizzazione” dei salari. Ci sono tanti contratti nazionali italiani che portano una persona a lavorare otto ore al giorno a non raggiungere i mille euro. Non c’è più una cultura della giustizia del lavoro e importiamo tariffe orientali alle quali dobbiamo opporci. Dobbiamo mettere in campo temo come quelli della dignità umana rispetto agli effetti perversi della globalizzazione finanziaria. 2) Fisco: il volto del fisco italiano è un volto feroce. Noi sardi siamo stati derubati. Siamo stati derubati della possibilità di accumulare ricchezza. Siamo la regione più perseguitata dall’Agenzia delle Entrate italiana. Non risolviamo questo problema per via amministrativa. Servono nuovi poteri perché non è accettabile che il nostro sistema fiscale sia uguale a quello di regioni ricche e privilegiate come il Veneto e la Lombardia. 3) Sanità: voglio una sanità dalla parte dei cittadini e dei pazienti, una sanità dal volto umano e non un mostro che spaventa le persone. La prima cosa da fare è cancellare la riforma voluta dall’assessore Arru, oggi candidato nelle liste del centrosinistra, sull’azienda unica. La sanità in Sardegna non funziona perché si è deciso, sbagliando, di concentrare i poteri nelle mani di uno solo e i servizi sono tragicamente peggiorati. Sono aumentate le liste di attesa e diminuite le visite specialistiche. La riforma prevede la chiusura dei piccoli ospedali, mentre noi vogliamo tenerli aperti. La sanità è peggiorata perché tutti i ruoli di responsabilità sono stati dati in base alla militanza politica e non al merito. Mai come in questa legislatura i ruoli rilevanti sono stati assegnati ai militanti e non ai meritevoli. Mi candido perché questo non accada mai più.

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