Le nove domande. Risponde Vindice Lecis (Sinistra Sarda)

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Vindice Leics

La trasparenza è il filo conduttore delle nove domande che nei giorni scorsi abbiamo inviato ai sette candidati al governo della Sardegna. Come annunciato, le pubblichiamo in ordine d’arrivo. Dopo quelle di Andrea Murgia (Autodeterminatzione), di Paolo Maninchedda  (Partito dei Sardi), ecco quelle di Vindice Lecis, candidato per Sinistra Sarda. Alla fine la risposta alla domanda di base: “Perché ha deciso di candidarsi?”

Qual è il budget per la sua campagna elettorale per le elezioni Regionali?

Non ho un budget personale. Anticipo le spese di benzina per girare la Sardegna. Sono un militante che considerera questo come sottoscrizione, ma non credo a tutt’oggi di aver superato i 600 euro. Forse toccherò i 1000 a fine campagna. Sinistra Sarda, a tutt’oggi, ha previsto invece spese per il materiale di propaganda complessivo e qualche altra incombenza, come rimborsi e affitti sale, che potrebbe raggiungere i sei-settemila euro.

Può illustrare in breve come l’ha finanziata?

Nessun finanziamento esterno. E mai lo avrei accettato.

Qual è la sua professione?

Dopo 35 anni di giornalismo nel gruppo editoriale L’Espresso in molte testate, sono pensionato.

Qual è il suo titolo di studio e dove e quando l’ha conseguito?

Sono laureato in Scienze dei beni culturali nell’anno accademico 2013-2014 con una tesi su “Luigi Polano rivoluzionario di professione” (votazione 110 e lode).

La legge 3 dello scorso 9 gennaio obbliga i partiti e i movimenti politici a pubblicare sul loro sito il certificato penale dei candidati. Questo documento, però, non comprende i carichi pendenti. Esistono inchieste in corso a suo carico?

Non esiste nessuna inchiesta a mio carico:ovviamente non mi sarei candidato in caso contrario.

Si è mai avvalso del condono edilizio o fiscale?

Non mi sono mai avvalso del condono fiscale o edilizio.

Aderisce o ha aderito in passato alla Massoneria?

Non ho mai aderito alla Massoneria.

In generale ritiene che un esponente politico che ambisce a ricoprire cariche istituzionali possa essere iscritto a una loggia massonica?

Un esponente politico che vuole rappresentare il Paese non dovrebbe aderire a un’organizzazione come una loggia massonica. Ma ci sono poteri che si muovono come partiti.

E in tal caso ritiene che debba dichiararlo o che invece possa mantenere l’informazione riservata?

Penso che sarebbe corretto dichiararlo agli elettori. Così come il candidato dovrebbe dichiarare se è appoggiato o è espressione di gruppi di potere o lobbies di varia natura: bancarie, edilizie, commerciale o altro, sia italiane che straniere.

PERCHÉ HA DECISO DI CANDIDARSI AL GOVERNO DELLA SARDEGNA?

Nella storia migliore della Sinistra non ci si candidava ma si veniva candidati dal partito. Così è stato ora. Quando la proposta è arrivata l’ho accettata con slancio e con la convinzione di dovermi battere in prima persona per idee e valori di sinistra, pur sapendo che sarebbe stata una battaglia aspra, incerta, combattuta a mani nude contro schieramenti potenti anche se compositi e contraddittori. Mi sono detto in tutta coscienza e onestà: vogliamo accettare la deriva di una finta contrapposizione tra centro destra e presunti progressisti o rimpinguare i contraddittori M5S? Oppure vogliamo offrire con Sinistra Sarda un’alternativa a chi ha mal governato la Sardegna – il centrosinistra a trazione Pd – rappresentando allo stesso tempo un argine a una destra aggressiva e pericolosa? Ci rivolgiamo proprio a quel popolo della sinistra, smarrito, sfiduciato, furibondo persino, che da tempo ha scelto altre sponde politiche. La Sinistra Sarda è esattamente l’opposto dei presunti campi o cantieri di “progressisti” che con le loro politiche di appoggio all’austerità, al liberismo, a pratiche di governo a tratti feroci e antipopolari hanno sfibrato l’Italia e la Sardegna e alimentato la crescita della destra. Proprio così: le scelte sbagliate hanno determinato rabbia, rancore e voglia di rivalsa contro quei partiti che hanno governato in questi anni l’Italia e la Sardegna.

Sinistra Sarda è quella sinistra che resta a sinistra e propone scelte alternative di vero cambiamento. Che mette cioè al centro l’idea di un piano straordinario del lavoro, stabile e qualificato. Che vuole difendere e sviluppare l’autonomia svilita della Sardegna e non dimenticarla quando ci sono presunti governi amici; che vuol fermare il consumo del territorio e tutelare le bellezze storiche, ambientali e paesaggistiche minacciate; che vuole affrontare con energia la questione scandalosa della continuità territoriale e del diritto dei sardi alla mobilità; che intende fare di tutto per smantellare la controriforma della rete ospedaliera.

Un programma per governare nell’interesse del popolo sardo che non fa promesse irrealizzabili ma che vuole sostenere l’ansia di riscatto e quella ribellione profonda che lo anima.

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