L’oltraggio a l’Unità e quell’odore di fascismo che ritorna

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Sono addolorata per quello che succede attorno a l’Unità che per me non è mai stato semplicemente un giornale. Tra i ricordi più vividi di quando ero bambina c’è Sergio che bussa alla porta di casa la domenica mattina con il giornale sottobraccio e mi fa ridere con un gioco di prestigio. Le prime uscite da sola che mi allontanavano da casa per più di 100 metri erano sempre domenicali e avevano come meta l’edicola di Tonino dove ripetevo come un’Ave Maria: «Unità, Unione, Repubblica e Nuova» che poi erano i giornali che mio babbo leggeva tutti i giorni. Il primo regalo che mi ha fatto mio babbo è una copia delle Lettere dal carcere di Gramsci, una di quelle arancioni allegata a l’Unità e nella dedica aveva scritto così: «Per la mia bambina Michela nella speranza che le lettere di questo grande uomo siano per lei un esempio di lotta e di lealtà». Avevo sette anni.

Quello che succede a l’Unità ha, ancora una volta, quell’odore di fascismo esattamente come ce lo descriveva Bertolucci in Novecento: lo sberleffo, l’umiliazione, la prevaricazione. E no, non mi sembra di esagerare.

Antonio Gramsci in una bellissima lettera a Giulia scriveva: «Sono, è vero, da molti, da molti anni abituato a pensare che esista una impossibilità assoluta, quasi fatale, che io possa essere amato…». Io no, Nino, ti porto davvero nel cuore come qualcosa di prezioso e immortale, ma credo che tu abbia sempre saputo che più di una volta, anche da morto, avrebbero cercato di umiliarti e ucciderti ancora e ancora.

Michela Calledda

 

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