Ma lo sai che a Santu Lussurgiu ha studiato Gramsci?

di Antonella Arca. Isole minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

0
2188
Santu Lussurgiu

Quando voglio rilassarmi chiudo gli occhi e rivivo il sentimento di spensieratezza che provo nel camminare per le strade di Santu Lussurgiu, il mio paese.

Un chilometro è la distanza che collega la casa in cui sono cresciuta al centro storico. Per percorrerlo servono 10 minuti all’andata e 15 alla risalita, dai 510 metri
sul livello del mare ai 559.
Preferisco il ritorno: la fatica permette di andare piano e fermarsi, così da osservare ogni dettaglio, ogni porta e spalancare il ricordo delle tante storie sentite e vissute.

L’orario di rientro a casa era sempre la sera, all’imbrunire, quando le rocce rilasciano il profumo del muschio, misto a quello del fumo che sbuffa dai comignoli delle case, accostate le une alle altre.
Inspirare quell’aria, che fa quasi bruciare le narici, sembra purificare i polmoni dallo smog delle città in cui ho vissuto negli ultimi 20 anni.

Santu Lussurgiu è un paese di 2300 abitanti, 3000 quand’ero bambina. Allora avevo parenti in una casa “sì” e in una casa “no”. La casa “no” era di un amico o di un conoscente. Così, camminare la sera, nell’oscurità, non mi ha mai intimorito.
Il tragitto era scandito dai saluti alle persone, dal contemplare il paesaggio e dalle soste per accarezzare gli asini che si affacciavano dalle stalle. Ecco, anche l’odore degli asini e dei cavalli per me è un punto fermo.

Ricordo una domenica, a passeggio per Madrid, nelle vicinanze del Palacio Real: all’improvviso l’olezzo degli escrementi dei cavalli della Guardia Civil mi fa ripiombare nelle strade del mio paese. Ma che ne sanno le città di quell’odore? Profumo di festa, profumo di Carnevale. Che sconforto quando, al rientro a Santu Lussurgiu per un periodo di ferie, ho constatato che ormai non si sentiva quasi più.

Le lente camminate sono sempre state un percorso sensoriale tra i profumi, gli scorci tra una casa e l’altra e il massaggio plantare gratuito delle pietre dell’acciottolato.

Un chilometro di distanza, 15 minuti a piedi, 3000 abitanti, 300 metri del perimetro del campo di calcio di Predu Micheli in cui andavo a correre. Queste sono le mie
unità di misura.

Quando so che la mia destinazione è a 1 chilometro, penso: “Come scendere in paese”. Così, provando a far entrare nello sguardo i 300 metri di altezza della Tour Eiffel, immagino il perimetro del campo sportivo aprirsi in una lunga linea retta.
I circa 600 metri sul livello del mare invece, sono quasi gli stessi di Madrid e i 3000 abitanti ci stanno oltre 10 volte in piazza Vittorio a Torino. La distanza che separa Buenos Aires da Bariloche è la stessa che divide S.Lussurgiu da Madrid. E il Corcovado di Rio de Janeiro è poco più grande del Cristo di Sa Rocca.

Ho sempre cercato il mio paese nelle città che ho vissuto o attraversato. Quante cose viste lì riporterei a casa! La tecnica a mosaico della Scalinata di Selarón, ad esempio, la userei per la scale di via de Sa Carruba.
Quando le amiche venivano da me a Madrid, il gioco più divertente era ritrovare le persone del mio paese nella capitale iberica. Ricordo le risate un giorno in cui al Café Gijón, a servirci un tè fu il macellaio lussurgese in persona.

Ma è quando cammino in compagnia dei miei genitori che continuo a scoprire sempre più cose sul mio paesino. E’ come una mappa interattiva, focalizzo, clicco e si apre un archivio di storie e facce.
Non sapevo, ad esempio, che il creatore del Dado Star fosse un mio compaesano, Giovanni Nughes. E qui la mia voce da imprenditrice dice “Perchè non l’ho studiato a scuola? E perchè non c’è un targa fuori la sua casa natia? Si, ho capito che adesso ci sono mille ricette bio per farlo pure con il Bimby, però il Dado Star è una vera rivoluzione e il suo inventore era di Santu Lussurgiu”. Si narra che alcuni lussurgesi in trasferta per la partita Juventus – Cagliari del 1970, anno glorioso dello scudetto, andarono a visitarlo nell’azienda lombarda ed ebbero un’accoglienza speciale in tutto, sigari e whisky compresi.

La passione per il Cagliari è grande a Santu Lussurgiu, qui è nato Andrea Arrica, l’uomo che conquistò la fiducia di Gigi Riva. “Quelli che vengono da lassù, una sola parola hanno”, ha detto, ricordandolo, il giornalista sportivo Buffa.

In una delle ultime passeggiate ho scoperto una finestrella da cui si scorgono due poltroncine e una bellissima biblioteca. Chissà chi sarà il proprietario! Tante vecchie case hanno ripreso vita dopo essere state acquistate da cagliaritani o stranieri per trascorrervi i weekend o l’estate. In effetti ho sempre considerato il mio paese una sorta di melting pot. Sin dall’inizio del ‘900 erano tanti i sardi che sceglievano Santu Lussurgiu per i propri studi, tra cui il più illustre di tutti, Antonio Gramsci.
Così quando qualche “cittadino” prova a scherzare sulla mia provenienza da un paesino di 2300 anime, la mia più grande scuola di vita, scala di misura col mondo, rispondo: “Poor you (iscuru tue)! Ma lo sai che a Santu Lussurgiu ha studiato Gramsci?”.
E davanti a Gramsci può solo tacere

Antonella Arca

È nata a Oristano. Laurea in Ingegneria Informatica a Torino e Master in Cinematografia Digitale a Madrid. Startupper e Product Manager. Appassionata di innovazione, cinema e fotografia. Lussurzesa, soprattutto.

Nessun commento

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here