“Marmaglia” di Emanuele Pittoni, la ballata della Cagliari nascosta

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Emanuele Pittoni (foto di Alessandro Peddis)

C’è quella frase famosa, di uno scrittore famoso, quella che dice: “Quando non sai cos’è, allora è Jazz”. E c’è Marmaglia, il primo romanzo di Emanuele Pittoni, un romanzo che lo apri e si capisce subito che non è jazz. E se non ti fai influenzare dalle parole di Flavio Soriga sulla copertina del libro, che lo descrivono come “un romanzo trascinante e potente come una grande ballata rock”, e cominci a leggerlo, Marmaglia, e ti lasci prendere dal ritmo vorticoso e dai flashback che si inseguono, uno dietro l’altro e uno dentro l’altro, dalla galleria dei personaggi marci, sporchi e imbecilli che ne abitano le pagine: rischi di ritrovarti a muovere la testa e saltare, a lanciare i pugni verso il cielo e urlare senza controllo; rischi di trovarti immerso in un gran casino o, che è più o meno la stessa cosa, nel bel mezzo di un concerto punk.

Protagonista e voce narrante del romanzo è Emilio, quarantenne precario, cantante appassionato, da sempre innamorato della sua compagna, da sempre impegnato a tenersi a galla in un mondo fatto per “chi c’ha li denti”.

Avrò avuto otto o nove anni, ero in terza elementare e non mi piaceva stare ai primi banchi e nemmeno agli ultimi; stavo in mezzo, così mi confondevo tra i grembiuli e così magari lei, la mostruosa maestra, non mi avrebbe visto”.

La trama si svolge tra Cagliari e la sua sterminata periferia, e ha il merito di far vivere la città lontano dalle confortanti immagini da cartolina, nei meandri nascosti, quasi anonimi, pulsanti di vita vera.

Diventano così luoghi mitici il Box 45, l’improvvisata sala prove di un gruppo punk; o la cucina del ristorante Il Timone al Poetto, nella quale Emilo trascorre l’estate dopo la bocciatura in prima superiore. O il campo sportivo di Gavoi, scenario sterrato di un esilarante flashback in trasferta.

Allo stesso modo si sfiorano gli eroi popolari di Cagliari negli anni ’90: “Proprio quell’anno su Casteddu era salito in serie A e alla fine del campionato Claudio Ranieri venne al Timone a mangiare la pizza. Toti era eccitatissimo e dopo aver chiesto il permesso a mio padre andò proprio lui a servirgli una Napoli. Poggiato il piatto fumante sul tavolo, si rivolse all’allenatore con la voce rotta dall’emozione «Mister, a nome di tutto il ristorante pizzeria Il Timone le faccio i complimenti per averci portato in serie A!»”.

È un romanzo che non cerca il consenso dei possibili lettori solleticandone i gusti e il facile gioco del riconoscimento.

Marmaglia è una storia piena di musica: quella ascoltata dal protagonista, che ha una play-list per ogni occasione, ma anche la musica che gira intorno, quella che nostro malgrado ascoltiamo entrando in un bar, o che vibra tra le auto in attesa a un semaforo. Così i Clash convivono con Amedeo Minghi, Gianluca Grignani e Marco Masini con i Sham 69, i Litfiba con Bob Marley. E i Marlene Kuntz hanno un ruolo nelle vita di Emilio. “Mi piaceva andare ai festival dove suonavano band che spaccavano di brutto. I miei preferiti erano i Marlene Kuntz, e una volta Godano, durante un concerto, mi diede un calcio in culo”.

È un romanzo così, Marmaglia: violento e tenero, violentemente comico e ricco di storie e personaggi memorabili che scompaiono e riappaiono, si inseguono e si incontrano o si scontrano, continuamente.

E mi sembra un esordio felice e promettente, questo romanzo. E mi ricorda che nel Repertorio dei matti della città di Cagliari, curato da Paolo Nori, a pagina 60 si legge: “Uno era il cantante dei Ratapignata, cantava il rockstaedy in sardo campidanese. Diceva che grazie a un’intesa col Comune avrebbe sradicato da Cagliari tutte le palme per piantare ettari di mele cotogne”.

In qualche modo Emanuele Pittoni, ex cantante dei Ratapignata, ha piantato la prima mela cotogna, mi sembra.

(Marmaglia, Castelvecchi. Pagg. 156, Euro 17,50)

Bachisio Bachis

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