Memoria e bombardamento mediatico: la donna che ricordava solo Berlusconi

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Il bombardamento continuo e ripetuto di certe immagini a mezzo stampa e televisione incide nel profondo del nostro cervello. Lo dimostra la storia di V. Z., casalinga italiana sessantaseienne, un caso clinico molto interessante che, pubblicato sulla rivista scientifica internazionale «Cortex», fornisce la prova di quanto si sospettava da tempo.

V. Z. era affetta da prosopoagnosia, una malattia legata a un deficit cognitivo che impedisce a chi ne è colpito di individuare e riconoscere correttamente i visi delle persone. La paziente, studiata da due ricercatori dell’Università di Padova, non riconosceva i volti di nessuno dei familiari. I parenti stretti, il marito e anche i suoi figli erano dei perfetti sconosciuti per lei. In questa “tabula rasa” dei ricordi solo un volto emergeva dalla nebbia ed era riconosciuto dalla donna: Silvio Berlusconi all’epoca in campagna elettorale. La donna riconosceva anche il crocifisso e il Papa, ma solo se vestito da papa e nell’esercizio delle sue funzioni di Pontefice; il solo viso non era sufficiente.

Oltre riconoscere il volto di Berlusconi V. Z. ha offerto molte notizie in relazione alla foto: «Un uomo molto ricco, che possiede stazioni televisive e ha successo in politica». Dopo sei mesi, a dispetto di una malattia gravemente degenerativa, il volto di Berlusconi era ancora riconosciuto dalla paziente, come fosse tatuato in maniera indelebile nel suo cervello. I ricercatori hanno messo in relazione questa singolare situazione con la sovraesposizione mediatica dell’allora Premier che l’ha estratto dalla sua condizione umana: la loro conclusione è che esiste un canale di riconoscimento e di memorizzazione «iconico», distinto da quello, notoriamente separato e specializzato, per i volti. Berlusconi non era più una persona ma era diventato l’immaginetta dell’unto dal Signore.

Sono passati una decina d’anni da allora. Proviamo oggi a indovinare chi, fra i campioni della sovraesposizione epigoni del Cavaliere potrebbe, fra altri 10 anni, diventare un’immagine iconica capace di restare tatuato nel cervello di persone affette da demenza grave.

Matteo Renzi? No, Renzi no. Anche se lui si ostina ad aggrapparsi alla scena tutti vogliono dimenticarlo al più presto, soprattutto quelli che l’hanno votato.

Luigi Di Maio? Anche se ha al suo attivo il miracolo della sconfitta della povertà, pensare che questo inconsistente personaggio possa diventare un’icona è come fotografare un foglio bianco e aspettarsi di leggere qualcosa di diverso dal nulla.

Matteo Salvini? Ecco, Salvini, che non scherza quanto a sovraesposizione mediatica, potrebbe essere invece un buon candidato. La pia donna che gli ha da poco regalato un rosario, che lui ha avidamente baciato, potrebbe tatuarselo nel cuore e nella mente per il suo miracolo più noto: come un moderno Sant’Efisio ci ha liberato dalla peste (degli immigrati) rendendo il paese più prospero e sicuro. Il suo candidato governatore sardo sta pensando riservargli, in segno di devota sottomissione, un posto sul cocchio, alla destra del santo, nella sfilata del primo maggio. I suoi hooligan, quelli che lo chiamano “il nostro Capitano”, lo ricorderanno invece come un semidio greco per le epiche gesta con cui ha portato la sua squadra alla vittoria nel campionato europeo del rutto digitale che ha conquistato, a mani basse, al Facebook Stadium. Sua anche la coppa “olio di ricino digitale”. L’icona del Capitano resisterà, nei loro cervelli, alle demenze più brutte. “Alla faccia di chi rosica e di chi ci vuole male” (cit.).

Anche i più impressionabili fra coloro che non lo sopportano avranno più di un motivo per trovarselo, loro malgrado, tatuato nel cervello e lo ricorderanno per il suo ostentato cattivismo squallido e opportunista. Un’icona del male che trascende dalla sua dimensione umana per acquisirne una sovraumana anzi, più propriamente, disumana.

P. S. Non postiamo nessuna foto, oltre quella di San Berlusconi (il danno è già fatto), per non alimentare la sovraesposizione mediatica che, come abbiamo appena spiegato nel caso clinico, può nuocere gravemente al cervello.

Enrico Pinna

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