Microbiota intestinale: un organo fondamentale per la salute dell’uomo

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Tenuto come argomento di studio marginale fino a pochi anni fa, il sistema gastrointestinale e, in particolare, l’intestino gioca un ruolo centrale nella fisiologia del nostro organismo. Problemi intestinali sappiamo bene che possono farci vivere dolori e disagi nella quotidianità, magari impedendoci di gustare un buon pasto in compagnia senza avere paura di ripercussioni poco più tardi. Ma chi è la forza lavoro di questo organo così variegato e importante? Fino a poco tempo fa chiamato flora batterica intestinale, il nostro microbiota è costituito dall’insieme dei microrganismi che vivono in simbiosi col nostro organismo. È un insieme di batteri, virus e vari eucarioti unicellulari che nel totale raggiungono quote di miliardi di miliardi. Mantenere un equilibrio tra le diverse popolazioni è di importanza fondamentale per la salute dell’uomo, disequilibri (disbiosi) del microbiota possono essere causa (o concausa) anche di patologie ai vertici delle statistiche sulle cause di mortalità  come i disturbi cardiovascolari.

È stato messo in evidenza un ruolo importante anche nella genesi dell’obesità, della sindrome metabolica e del diabete, fino ad arrivare a patologie “insospettabili” come otiti, disturbi delle prime vie aeree e del tono dell’umore.

È ormai chiaro, inoltre, che il microbiota modula i meccanismi del sistema immunitario, ed è infatti oggetto di studio la sua correlazione con le patologie su base autoimmune, molto diffuse in Sardegna, come sclerosi multipla, psoriasi, tiroiditi autoimmuni e altre, come abbiamo visto in precedenza. Cruciali per la sua formazione e organizzazione sono i primi 2 anni di vita del bambino più gravidanza e momento del parto. Il parto con taglio cesareo, per esempio, permette una colonizzazione dell’intestino solo da batteri cutanei, mentre il parto naturale permette una colonizzazione differente e qualitativamente migliore; l’allattamento permette la colonizzazione dell’intestino da parte di batteri funzionalmente coinvolti nella digestione degli alimenti, si capisce quindi quanto sia importante riuscire a gestire questa tappa al meglio. Dai 6 mesi ai 2 anni di vita aumentano numericamente i batteri intestinali andando a formare la flora microbica che rimarrà  stabile per tutta l’esistenza dell’individuo, con possibili variazioni in seguito a patologie, cure farmacologiche ma soprattutto alimentazione quotidiana.

I primi due anni di vita e lo svezzamento sono quindi fondamentali per formare una flora microbica che sia il più equilibrata, stabile e varia possibile, se durante lo svezzamento il bambino viene messo a contatto solo con alcune categorie alimentari, escludendone totalmente delle altre, questo porta alla selezione di specie microbiche che, per esempio, riescono a metabolizzare solo la pasta e invece creano problemi appena vengono ingerite fibre vegetali di diversa natura (come ad esempio un gonfiore esagerato in seguito ad un pasto a base di minestrone). Inoltre il microbiota gestisce i segnali che vengono mandati al sistema nervoso centrale e che fanno sì che ci venga voglia più facilmente di un cibo piuttosto che un altro. Un’alimentazione sia da bambini che da adulti monotona, ricca di cibo spazzatura e povera in fibre, può portare ad una cattiva digestione creando problemi in qualsiasi tratto dell’apparato gastrointestinale che ricordo andare dal cavo orale allo sfintere anale.

Reflusso gastroesofageo, gonfiore eccessivo, meteorismo, sindromi diarroiche, sono solo alcune delle problematiche che possono essere controllate, e a volte risolte, con un’alimentazione adeguata, proprio per il fatto che spesso la genesi è proprio un disequilibrio alimentare.

Ma quindi quali sono le indicazioni base per un microbiota attivo e vitale? Sicuramente gli yogurt possono aiutare, così come tutti i cibi fermentati perché rappresentano nutrimento per i residenti nel condominio intestinale, ma certamente non è possibile alimentarsi in maniera sbilanciata e poi sperare di risolvere con uno yogurt che la pubblicità vanta essere capace di chissà quali prodezze. Dobbiamo ricordarci che, come tutti i rapporti simbiotici in natura, la relazione uomo-microrganismi si è evoluta di pari passo con l’essere umano, si tratta quindi di rapporti vecchi di milioni di anni che mal si adattano a cambiamenti repentini come quelli che sono avvenuti nell’alimentazione occidentale degli ultimi 60 anni, di conseguenza è sempre meglio “pensare antico e povero” ed avere un’alimentazione che rispetti la stagionalità, la natura, la sostenibilità, che sia il meno raffinata possibile e poco ricca di prodotti lavorati. Il nostro microbiota ama la cucina povera dei nostri bisnonni e non riconosce la nostra alimentazione, così come se andasse a fare la spesa un nostro antenato.

Abbandonare le corsie del supermercato e riprendere a fare la spesa nei mercati, riempire le nostre case di cibi freschi senza additivi e conservanti, consumare tanta frutta e verdura ricca in varietà , quantità e qualità è sicuramente un buon inizio per coccolare un po’ i nostri coinquilini, vedrete che otterrete tanti benefici in cambio.

Francesca Spiga
Biologa Nutrizionista

 

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