Noi di Li Punti

di Gianni Tetti. Isole Minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

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La chiesa di San Pio X a Li Punti (Sassari)

Noi di Li Punti, quando dobbiamo andare in centro, diciamo andare a Sassari, e se a Cagliari ci chiedono di dove siamo, rispondiamo che siamo di Li Punti, non di Sassari, perché di Sassari ci saranno gli altri, quegli altri, chiunque tranne noi. Noi di Li Punti da bambini giocavamo a pallone in strada e crescendo abbiamo visto le strade riempirsi di macchine e svuotarsi di bambini, manco fossimo nati negli anni cinquanta. Noi a Li Punti avevamo quattro greffe, le piazzette di su, le palazzine, le cooperative, e le piazzette di giù.

Nelle greffe a Li Punti i bambini erano di tutte le età, entravi a cinque anni e ne uscivi con i Gente de Ibiza gialli e una canna dietro l’orecchio. Noi di Li Punti eravamo diecimila, sempre diecimila, e se pure leggete su Wikipedia che siamo seimila, cazzate, noi siamo almeno e sempre e per sempre, come minimo, diecimila.

Noi di Li Punti abbiamo i giardinetti, che adesso sono belli puliti e pieni di bambini e mamme, ma che negli anni novanta erano bui e pieni di erbacce e siringhe, perché ai giardini andavamo a drogarci. A noi di Li Punti non ci manca nulla, diciamo sempre così, a tutti, se qualcuno ci chiede come va, noi diciamo che non ci manca nulla, e in effetti abbiamo le banche, le farmacie, i vigili urbani, i supermercati, ci abbiamo rubato di tutto in quei supermercati e le edicole, l’edicola di Mario, che non c’è più ma noi di Li Punti la chiamiamo ancora l’edicola di Mario, e i cinesi abbiamo.

Noi di Li Punti abbiamo avuto i primi cinesi, altro che Predda Niedda, s’era voluta Predda Niedda, i cinesi ce li avevamo solo noi, e abbiamo tre bar pro capite e una pizzeria ogni sette abitanti, noi di Li Punti, tutto c’abbiamo, tutto, e non ci manca niente, pure la chiesa.

La nostra chiesa, San Pio X, sembra una lumaca, per cui a Sassari, quando vogliono darci fastidio dicono: ah sì, Li Punti, quel posto con la chiesta che sembra una lumaca. E allora ci affarriamo, perché la chiesa non si tocca, non ce la toccare la chiesa.

A Li Punti, all’inizio, non c’era neppure un Sassarese, ma manco mezzo, perché all’inizio Li Punti era tre case incravate attorno alla cava di gesso. E la cava di gesso era di tre signori simpatici di Pattada. Simpatici ma non devi farli arrabbiare a quelli di Pattada. E Noi di Li punti siamo cresciuti tutti così: simpatici ma non farci arrabbiare. E poi sono arrivati un paio di abruzzesi, qualche milanese, ma il resto tutti dalle bidde, tutti, pure i miei genitori, per dire.

A Li Punti non si parla sassarese, si parla sardo, e non si festeggiano i candelieri, si fa il Fuoco di Sant’Antonio, Su Fogarone. Un rogo gigantesco al centro di un enorme parcheggio. Il fuoco è bello, bellissimo, arabeschi ipnotici in una notte d’inverno. Così bello che a qualcuno è venuto in mente di andare in giro e bruciare le macchine. E allora noi di Li Punti ci siamo incazzati, e siamo scesi per strada a fare la fiaccolata di protesta, ma era solo un diversivo: mentre qualcuno sfilava per via Camboni, gli altri cercavano i tipi che avevano bruciato le macchine, perché noi di Li Punti buoni buoni siamo ma non ci devi rompere i coglioni. E così mentre la polizia era tutta impegnata a scortare la fiaccolata di protesta, noi di Li Punti abbiamo trovato questi quattro bucallotti (che non erano manco di Li Punti, e se non sei Li Punti non ci devi venire a fare il togo a Li Punti), e insomma li abbiamo trovati e gliene abbiamo fatto passare la fantasia, che a noi di Li Punti non è mai mancata la fantasia. E infatti c’avevamo Lellino la California che combatteva a karate con gli alberi dei giardini e una volta col calcio volante c’è rimasto appeso, e c’avevamo Nicolino pane e vino, soprattutto vino, che un giorno tanto non ci capiva un cazzo che ha pugnalato suo figlio, l’aveva confuso con sua moglie che gli stava urlando tutte le madonne abbracciate una dietro l’altra e allora lui dice “mi che ti pungo, milla che ti pungo, serpentessa, volpe marigosa”, e il figlio che stava studiando algebra gli diceva, “oh ba, mi chi so fizzu tou” e quello niente, l’ha punto. E c’abbiamo Limone conca ‘e polcrabu, gente che a Sassari se la sognano, Limone, naso schiacciato come il maiale, spacciatore di giornalini porno, altro che Youporn, Limone, c’era la fila, altro che banda larga, la fila c’era davanti all’ovile suo e Limone strappava una pagina di TuttoTette, una pagina sola, e te la dava, e te la tenevi pure un anno, pure due anni, quella foto piegata in tasca.

E noi, noi di Li Punti eravamo ancora troppo piccoli per fare la fila da Limone, così l’abbiamo spiato, abbiamo scoperto dove nascondeva i giornalini e glieli abbiamo rubati tutti. Abbiamo rubato: i giornalini di Limone; patatine, cingomme, biscotti alla Cobec; un Commodore 64, un Atari, un Amiga; giochi, ogni gioco, a tutti, a tutti io amavo rubare gli He Man; bici, la gente ci portava le bici a noi di Li Punti, e noi le smontavamo e le rifacevamo nuove; e due autoradio abbiamo rubato, così per gusto, ché avevamo dieci anni, niente macchina, niente patente, manco sapevamo farla funzionare l’autoradio, noi di Li Punti, che tutto ci potete dire, tutto, ma non che le prendevamo dagli altri, le abbiamo date e non prese, e tutto ci potete dire, proprio tutto a noi di Li Punti, pantaloni bucati, facce sporche, sigarette girate coi fogli di giornale, genitori che picchiavano forte e amavano più forte, pallone sotto il braccio, sotto la suola, il pallone di qualcun altro, quanti palloni abbiamo rubato e quanti sono finiti da Cerbero, il cane di Bucciano, cane a tre teste che spappolava il pallone e allora Bucciano poi te lo rimandava e noi, noi di Li Punti, avevamo finito di giocare a pallone, per colpa di Cerbero cane di Bucciano, malaìtu sia, Bucciano quello che s’era fatto la macchina rossonera dopo la Coppa dei Campioni del Milan, contro lo Steaua Bucarest, e girava per via Camboni a tutto spiano suonando il clacson, per un mese l’ha fatto, e noi tutti sopra la macchina di Bucciano, tutti sul cofano, che noi di Li Punti sul cofano della macchina ci mettiamo i cinghiali morti sparati, li mettiamo lì, svegliamo tutta la via e poi dividiamo la carne, perché tutto a noi ci potete dire, a noi di Li Punti, scarpe rotte, toppe ai gomiti, capelli unti, unghie troppo lunghe, ogni adulto era uno zio, ogni bambino era un nemico, soprattutto i bambini perfettini di Sassari, i bambini con le Lego, le Playmobil, con i fumettini, tutta la collezione di questo, tutta la collezione di quello, le figurine di questo e di quello, il Big Jim, ma non quello normale, quello migliore, quei bambini, nemici, quanta invidia, noi di Li Punti, mezzo campagnoli, la tuta con le quattro stagioni, il completino dell’Inter con le polacchine, noi che tutto ci potete dire, tutto, ma ce ne siamo voluti di bene, tanto, ogni giorno, ad ogni passo, ad ogni sguardo, noi, uniti in una lotta che manco sapevamo cosa era e neppure adesso mica lo so cosa sarà stata mai quella nostra smania, l’ansia di correre, la voglia di essere tutto, la forza di fare tutto, e di fottere, tutti, tutti quanti, e vincere, noi, tutti insieme, noi di Li Punti.

Gianni Tetti

Un immeritato dottorato in Storia delle Arti in curriculum, ha scritto e diretto un documentario sull’autismo a cui tiene molto, si intitola Un passo dietro l’altro. Ha collaborato con il regista Bonifacio Angius alle sceneggiature dei suoi film, ultimo Ovunque Proteggimi. Ha scritto tre romanzi, l’ultimo dei tre, Grande Nudo, è stato candidato al Premio Strega 2017. Per la sceneggiatura Tutti i cani muoiono soli, scritta con il regista Paolo Pisanu, ha vinto il Premio Franco Solinas 2018 per la migliore sceneggiatura. Per il soggetto cinematografico Regno Animale, scritto con Sara Arango Ochoa, si è aggiudicato il Premio Solinas Italia Spagna 2019. È di Li Punti, e si vede.

 

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