Nove donne in Consiglio regionale: è lentissimo il cammino verso la parità di genere

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Carla Cuccu, Elena Fancello e Desiré Manca per il Movimento 5 Stelle, Laura Caddeo (Noi la Sardegna), Maria Laura Orrù (Sardegna in Comune), Sara Canu, Annalisa Mele e Maria Assunta Argiolas per la Lega, Alessandra Zedda (FI): sono le nove donne che faranno parte del Consiglio regionale della Sardegna appena eletto con le votazioni di domenica 24 febbraio. Un numero ancora provvisorio, comunque, dato che a quattro giorni dal voto in 34 sezioni lo spoglio non è concluso e i numeri dovranno essere validati dall’ufficio centrale elettorale. Se tutto fosse confermato avremmo nove donne su sessanta consiglieri, più del doppio rispetto alle quattro della precedente legislatura. Ma la strada da fare è ancora tanta per assicurare un’equa rappresentanza femminile nell’assemblea sarda e in generale in tutte le istituzioni.

Una strada iniziata oltre settant’anni fa, quando l’Assemblea Costituente mise per iscritto gli articoli 3 e 51 della Costituzione che prevedevano uguaglianza davanti alla legge e nell’accesso alle cariche pubbliche per uomini e donne. All’alba del nuovo millennio questi ostacoli esistono ancora, dato che la presenza femminile nelle più alte cariche istituzionali è decisamente scarsa. A riportare un po’ di equilibrio ci ha pensato la legge 215 del 2012 “Disposizioni per promuovere il riequilibrio delle rappresentanze di genere nei consigli e nelle giunte degli enti locali e nei consigli regionali”, mentre in Sardegna un emendamento alla legge elettorale regionale, approvato appena pochi mesi fa, ha previsto di poter votare con la doppia preferenza di genere, cioè la possibilità di indicare un nome solo, oppure due nomi di sesso opposto, tra i candidati consiglieri.

A giudicare dal risultato delle ultime votazioni dove la nuova legge è stata applicata per la prima volta, si può dire che il risultato sia stato raggiunto. Ma non è certo un risultato storico: se il Consiglio della XV legislatura, quello oggi in scadenza, aveva registrato solo quattro nomi femminili su sessanta, erano sei nella legislatura 2009-2014 e ben 8 nella legislatura 2004-2009 (ma su ottanta consiglieri e con una legge elettorale diversa). Tra le storture del sistema c’è stato poi il cosiddetto “apparentamento”: candidati che consigliavano il doppio voto, per se stessi e per una donna, abbinando il loro nome a quello di un’altra candidata. Peccato che alcuni uomini abbiano stretto alleanza con più donne, con il risultato che allo stesso uomo sono arrivati più voti di quanti non ne siano arrivati alle singole candidate.

E dunque la riforma elettorale che per questa tornata ha previsto la facoltà della doppia preferenza di genere ha funzionato o no? “Le leggi servono per orientare, non per fare miracoli – sottolinea Anna Maria Busia, avvocata, consigliera uscente e prima firmataria del progetto di legge per l’inserimento della doppia preferenza nella legge elettorale sarda – certo, a questo orientamento deve seguire un cambiamento culturale, e direi che dalle riflessioni e discussioni sorte recentemente le persone hanno intanto preso coscienza di questa disparità. Non mi aspettavo certo trenta consigliere su sessanta, ma già questo è un buon risultato. C’è ancora tanto da fare, a partire da una maggiore partecipazione delle donne nella vita politica: è normale che uomini che già rivestono cariche pubbliche e hanno una certa visibilità nelle istituzioni riescano a conquistare più voti rispetto a donne che decidono di candidarsi senza avere alcun curriculum politico, soprattutto a livello regionale. Nei comuni, invece, il sistema della doppia preferenza ha funzionato”. Per quanto riguarda il trucchetto dell’apparentamento, che ha portato inevitabilmente più voti ad alcuni a discapito delle donne, secondo Busia fa parte di un sistema ancora poco conosciuto: “Purtroppo molte non hanno dimestichezza con certi meccanismi e non hanno usato lo strumento della doppia preferenza a proprio vantaggio, e molti candidati uomini ne hanno approfittato. Al di là di certe storture credo comunque che siamo sulla strada giusta”.

Piuttosto delusa invece Carmina Conte, presidente del Coordinamento3-Donne di Sardegna e attivista di lunghissimo corso sul fronte dei diritti delle donne: “Già dopo l’approvazione della norma che prevedeva la doppia preferenza di genere avevamo sottolineato che le opportunità avrebbero potuto essere neutralizzate da scarsa informazione sull’uso di questo strumento. La Regione purtroppo ha mancato nella comunicazione, limitata e inadeguata anche nel linguaggio, quando aveva invece il dovere di illustrare in maniera sistematica e approfondita questa riforma, da tanto tempo attesa: abbiamo ripetutamente denunciato che c’era a poche settimane dal voto moltissima confusione, e il risultato si è visto nelle tante schede nulle. Sarà importante verificare quante candidate sono state penalizzate! Come Coordinamento 3 abbiamo organizzato diversi incontri, fra cui la Convention del 26 gennaio con i candidati governatori, sulla Carta di Impegni per la Parità e abbiamo anche chiesto al presidente Francesco Pigliaru di porre rimedio con una informazione adeguata: il risultato è stato un video che ha girato sui social, ma che non ha fatto completa chiarezza. E poi c’è stata la furbata degli apparentamenti, con candidati che hanno abbinato al loro nome quello di quattro, cinque candidate. Il risultato sono nove donne elette su sessanta, se il dato sarà confermato, ce ne aspettavamo almeno il doppio, e tantissime che hanno ottenuto un vasto consenso sono comunque rimaste fuori anche per una manciata di voti. L’alto numero di donne nei consigli comunali dei comuni oltre i 5000 abitanti, il 42,58% elette nel 2017 in Sardegna, con lo stesso strumento della doppia preferenza di genere, dimostra che la modalità può funzionare bene, come risulta da uno studio di Luisa Marilotti e Maria Francesca Mandis, che abbiamo patrocinato come Coordinamento 3. Ma per queste elezioni regionali non è stata promossa nel modo giusto, anche perché lo stesso studio dimostra che più aumenta la platea elettorale e più è difficile l’elezione delle donne. Non dimentichiamo che le donne non sono state coinvolte nelle trattative elettorali e candidate sul filo di lana, spesso senza una adeguata esperienza politica pregressa. Di positivo c’è che tutti i candidati governatori, compreso il presidente eletto Christian Solinas, hanno sottoscritto la nostra Carta di Impegni per la Parità in 5 punti. Confidiamo quindi che il cammino verso una vera uguaglianza nell’accesso alle istituzioni abbia preso la strada giusta, anche se sarà lunga e difficile. Non ci fermeremo, continueremo la nostra battaglia pluralista e unitaria: chiederemo in un incontro a breve a Solinas di dare attuazione a quanto sottoscritto, a partire dalla istituzione dell’ assessorato per le Pari opportunità”.

Francesca Mulas

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