Ormai è fatta: il Banco di Sardegna sta per diventare “di Modena”

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La sede del Banco di Sardegna a Cagliari

Quel che avverrà ufficialmente nella prima decade di febbraio, noi di Amsicora l’avevamo previsto già da alcuni mesi. Si tratta della fuoruscita definitiva della Fondazione dal capitale del Banco di Sardegna, con la modenese Banca popolare dell’Emilia Romagna (Bper) destinata ad esserne l’unico azionista. L’acquisizione di quel 49 per cento avverrebbe, secondo le indiscrezioni circolate, attraverso una duplice modalità di pagamento: per metà con azioni Bper (quotate in Borsa) e per l’altra metà con l’emissione di un prestito obbligazionario sottoscritto dalla stessa Fondazione. Per dirla più chiaramente, la Bper comprerebbe così una parte di azioni della Fondazione con un prestito ricevuto dalla stessa Fondazione. In tal caso si ripeterebbe quel che avvenne nel 2000 quando la Banca Popolare dell’Emilia Romagna acquisì dalla Fondazione il 30 per cento del capitale del Banco con un prestito ricevuto dalla stessa Fondazione (coi soldi suoi ne acquisì solo il 21 per cento).

La valutazione di quel 49 per cento era stata affidata mesi or sono ad un’importante banca d’affari londinese e si dovrebbe aggirare, a dar retta ai rumors circolati in piazza Affari, attorno ai 450/480 milioni di euro (il valore contabile è attorno ai 350 milioni), mentre non si sa bene su quale valore verrebbero ancorate le azioni in concambio, dato che il titolo Bper è attualmente molto ballerino (un anno fa valeva 5,12 euro ora è quotato attorno a 3,19/3,32).

Va ricordato, peraltro, che la Fondazione Banco di Sardegna è già azionista di Bper (per un 3 per cento) e dunque la cessione della partecipazione con scambio di titoli rafforzerebbe l’ente nel capitale della banca modenese. L’istituto e l’advisor inglese stanno mettendo a punto gli ultimi dettagli di un’operazione che, in ogni caso, rappresenta il preludio di una più ampia svolta per il futuro della banca modenese che presenterà, proprio a febbraio, il nuovo piano industriale. Proprio in quella sede si conosceranno quindi i dettagli delle due operazioni in agenda (oltre alla banca sarda c’è infatti l’acquisizione di Unipol banca).

Occorre ricordare che il gruppo assicurativo guidato dal cagliaritano Carlo Cimbri è già socio forte della banca modenese con una quota del 15 per cento, ma ha l’autorizzazione a salire fino a ridosso del 20 per cento. Alla conclusione delle operazioni in fieri la Fondazione presieduta da Antonello Cabras diverrebbe il secondo azionista della Bper arrivando a controllarne tra il 6 e l’8 per cento del capitale.

Fin qui le notizie di fonte continentale (Modena e Milano) mentre dalla Sardegna non si ha conferma alcuna (la Fondazione pare, come al solito, votata al silenzio più assoluto), anche se i sindacati dei bancari hanno già suonato l’allarme. Certo è che si è di fronte ad una definitiva emigrazione del Banco di Sardegna dall’economia isolana. Mandando così a carte quarantotto quello che era stato il grande progetto di Stefano Siglienti, Antonio Segni, Pietro Mastino e Luigi Crespellani.

Stupisce, e preoccupa, che un’operazione di questa portata – positiva o negativa la si voglia considerare – non abbia ricevuto alcuna osservazione e alcun commento da parte della Regione, ad iniziare dai due autorevoli economisti che ne guidano la guida della governance. Neppure dall’opposizione, che pure ne avrebbe il diritto, si è levata alcuna voce, quasi che per l’economia dell’Isola quell’emigrazione al di là del Tirreno della proprietà della più importante banca sarda (prodromo di una sua probabile prossima sparizione anche come brand) non abbia influenza alcuna.

Noi di Amsicora ci riserviamo di commentare questa vicenda in un prossimo scritto, non appena si avranno dei dati ufficiali, anche se siamo molto preoccupati, dato che si teme che anche in questo caso si ripeta quanto accaduto con l’acquisizione della Sardaleasing e della Banca di Sassari.

Amsicora

 

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