Paolo Fadda: “Realismo non è assolutismo: è conciliare tutela dell’ambiente e sviluppo economico”

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Paolo Fadda, che ha lanciato nelle scorse settimane il confronto sul tema della tutela dell’ambiente nell’Isola, con questo intervento risponde alle osservazioni di Ignazio Cirronis, Massimo Dadea e Sandro Roggio.

Che ci sia stato anche un po’ di voluta ed evidente provocazione in quel mio scritto sull’ambientalismo ideologico ed estremista, presente in certa sinistra di casa nostra, non lo nego. Ed è stato certo quest’aspetto a motivare le repliche critiche, peraltro assai gradite e ben argomentate, di Massimo Dadea e di Ignazio Cirronis, esponenti autorevoli della cultura politica di sinistra. Critiche che ho letto con molta attenzione ed interesse proprio perché aiutano a focalizzare un problema – quello della sostenibilità ambientale nello sviluppo economico – che finora ha vissuto qui nell’Iisola su due estremismi opposti: del tutto no e del tutto sì. Perché anche l’ambientalismo paesaggistico vive di due opposti: c’è quello assolutista e quello relativista. Quello dl voler vietare tutto a prescindere, e quello, opposto, del dover regolamentare gli interventi possibili.

Quale dei due abbia prevalso nell’ultima legislatura lo si trova scritto nelle cronache. Dalle mancate scelte energetiche a quelle abortite sulla legge urbanistica, ricordiamolo, si è sempre imposto il primo, avendo tenuto in ostaggio (ecco: è proprio questo termine che mi ha accomunato al giudizio del Governatore dell’Emilia, Stefano Bonaccini) una Giunta regionale strutturalmente impolitica, guidata tra l’altro da un Presidente sor Tentenna, incapace di scelte chiare, rapide e decisive. Anche perché non ha mai potuto contare sul sostegno di una maggioranza politica unita e coesa; al contrario ha dovuto fare i conti con gli aspri litigi, le continue divisioni e contrapposizioni divenuti i riti quotidiani della sua coalizione. Non a caso le critiche pubbliche più dure sarebbero giunte al povero Pigliaru proprio da uomini, anche autorevoli, del suo partito. Quasi sempre, ma non sarà un caso, proprio da chi stava in quella sponda estremista dell’ambientalismo più chiuso ed intransigente, votato all’antiprogresso.

Ora, se la Sardegna è così in sofferenza, con un esercito di oltre centomila disoccupati e con diseguaglianze sociali e territoriali da Quarto Mondo, molte colpe andrebbero ricercate nelle mancate scelte, nelle riforme abortite e nella progressiva decrescita dei suoi settori produttivi (la sola edilizia ha perso dal 2006 ad oggi oltre 35mila addetti ed ha visto fallire circa 1500 imprese).

D’altra parte, proprio l’esame dei risultati elettorali avrebbe rilevato come la caduta verticale dei voti di sinistra sia avvenuta soprattutto in quelle aree, già di loro patrimonio come il Sulcis, dove i continui e reiterati veti di alcuni ambientalisti d’abord (i cui nomi sono sulla bocca di tutti) hanno impedito, la possibile ripresa di quelle industrie e, quindi, la fine del lungo stand-by di migliaia di lavoratori. Per via dell’indecisionismo di una Giunta regionale tenuta in ostaggio da parte della sua stessa maggioranza.

Partendo proprio da queste vicende (tranquillizzo così Cirronis) ho inteso suonare un campanello d’allarme, provocare un confronto di tesi ed un dibattito di idee. Ho inteso far sì che i progressisti sardi, d’ogni esperienza o provenienza, riflettessero sugli errori passati e si ritrovassero così da fautori di quell’ambientalismo relativista capace di coniugare insieme difesa dell’ambiente e rispetto del territorio con progresso sociale e sviluppo economico. Abbandonando definitivamente ogni suggestione od ogni ostaggio da parte dei fautori dell’ambientalismo più integralista ed antiprogressista. Che altro non è – per convinzione non solo mia – che lo strumento della decrescita infelice e del sottosviluppo più mortificante di cui oggi soffriamo.

Non sono, per convinzione, esperienza e cultura, contro le scelte ecologiste. Tutt’’altro. Da sempre ho inteso privilegiare, nelle mie scelte, le regole di uno sviluppo sostenibile, quello che sappia e voglia soddisfare le esigenze ed i bisogni del tempo presente senza compromettere la possibilità di sviluppo delle generazioni future. Nel rispetto dell’identità, ambientale oltre che culturale, della terra che mi è madre.

Che poi si possa sostenere – lo dico con amichevole simpatia all’amico Dadea – che il Piano paesaggistico, dopo 13 anni, abbia necessità d’essere sottoposto ad un tagliando di controllo e di revisione, non lo ritengo né un grave peccato politico né un pesante insulto istituzionale. Per me è solo pragmatico realismo. Gli anni passano per tutti e tutto, e lasciano i loro segni, spesso non positivi, e questo mi pare sia anche il caso del PPR. Individuarli e correggerli deve essere nella sensibilità e nella disponibilità della politica, ad iniziare da quella che intenda onorare appieno la sua qualificazione progressista.
Mi sembra giusto, in chiusura, ringraziare affettuosamente gli amici Bellu, Sole, Dadea e Cirronis per avere dato spazio e risposte alla mia voluta (e forse temeraria ed anche un po’ troppo azzardata) provocazione, avendo però raggiunto un piccolo ma indubbio positivo risultato: perché d’ora in avanti dei valori e delle regole dell’ambientalismo e dell’ecologia si possano avere – a partire dal campo progressista – migliori conoscenze, più obiettive valutazioni e soprattutto meno penalizzanti utilizzazioni.

P.S. Ci sarebbe infine il migliaio di parole che l’architetto Sandro Roggio mi ha dedicato gentilmente (condividendole, così pare, con il Manifesto sardo) per rivendicare la sua appartenenza di militante in servizio permanente effettivo in quell’ambientalismo ideologico ed estremista che ha preso in ostaggio (Stefano Bonaccini dixit) i governi progressisti, favorendo l’ascesa, pericolosa e minacciosa, d’una ultradestra sovranista e populista. Ma proprio quelle parole, leggendole, si commentano da sole, confermando appieno quel giudizio di estremismo ecologista – assolutista, supponente ed autocratico – che ha motivato i miei rilievi sulle ragioni dello smacco elettorale della sinistra. Non mi va quindi di replicare, per educazione e rispetto, così mi limito a dedicargli, come patto d’amicizia, questa bella canzone di Jovanotti:

Cosa succede, che succede in giro
Chi vede bianco chi vede nero
Chi resta in casa chi se ne va in strada
Che cosa conta, che cosa è vero?
Mi han detto che per tenere alti I consumi
È necessario far morire I fiumi
Ho letto che le marche dei diamanti
Han provocato guerre devastanti
Che il succo d’ananas è insanguinato
Che un brevetto di una medicina
Vale più della vita di una bambina
Vi prego signori che mi state a sentire
Lasciate viverci senza tante paure
Salvando quel che c’è da salvare
E dandoci sempre un po’ di gioie presenti
Prima ancora di pensare al solo futuro…

Paolo Fadda

 

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