Pietro Bartolo, il candidato del Mediterraneo: “Il mare ci unisce”

0
982
Pietro Bartolo, il medico di Lampedusa, candidato alle Europee del 2019 per il Partito democratico

Dal 1979, cioè da quando si votò per l’elezione del primo Parlamento europeo, in Sardegna si contestano i confini della circoscrizione elettorale. Votiamo assieme ai siciliani per eleggere otto parlamentari. Solo che noi siamo un milione e seicentomila, i siciliani cinque milioni. E siccome gli elettori, qualunque sia il loro partito, sono portati a scegliere i candidati della loro regione, la Sardegna corre sempre il rischio di avere una rappresentanza esigua.

Tuttavia nelle elezioni di domenica prossima – considerate unanimemente decisive per il futuro dell’Europa – esiste la possibilità di esprimere un voto né “sardo”, né “siciliano”. Un voto per l’Europa, per i suoi valori fondamentali, per la difesa dei diritti umani. Questa possibilità è rappresentata dalla presenza tra i candidati del medico di Lampedusa Pietro Bartolo.

In Sardegna molti hanno avuto modo d’incontrarlo. Una delle sue ultime visite risale al settembre scorso quando venne a Cagliari per parlare del suo lavoro in uno degli incontri del ciclo “Storie in trasformazione”. Sottolineo: “lavoro”. Non “missione”, non “battaglia”, semplicemente il lavoro di un medico che da quasi trent’anni presta soccorso a quanti attraversano il Mediterraneo per raggiungere l’Europa.

Viviamo in tempi di retorica, di frasi fatte, di notizie false. Ai vertici dello Stato abbiamo personaggi, primo tra tutti il ministro dell’Interno, che sistematicamente diffondono l’odio e promuovono la paura. Sono il frutto marcio della storia antichissima dell’intolleranza e della sopraffazione. Sono anche il frutto degli errori gravissimi compiuti dalle forze politiche democratiche che hanno dissipato, nel personalismo e anche nella corruzione, l’eredità ricevuta dai padri costituenti. E che hanno trascurato la difesa dei diritti fondamentali. Da questo punto di vista la candidatura di Pietro Bartolo da parte del Pd può essere considerata un’implicita autocritica e il segnale di una vera svolta. Ce lo auguriamo.

In questa elezione si gioca il futuro dell’Europa perché un successo dei sovranisti-populisti potrebbe segnare l’avvio dello smantellamento dell’Unione e del ritorno a un’Europa di Stati litigiosi e vassalli delle superpotenze. Non è un caso cha la Russia di Putin e l’America di Trump li sostengano. All’opposto, se gli elettori porranno un freno all’avanzata degli odiatori si potrà sperare di riprendere la costruzione di un’area di pace, di sicurezza e di giustizia. Cioè dell’Europa sognata dai padri fondatori.

Pietro Bartolo questo sogno non lo proclama ma lo pratica da tre decenni. Affondando le mani e il bisturi nella carne di persone che ci hanno creduto, ne sono state attratte, hanno deciso di rincorrerlo a costo di rischiare la vita. Alcuni per fuggire dalle persecuzioni e dalla guerra, altri – quelli che vengono definiti “migranti economici” – per le stesse ragioni che dalla fine dell’Ottocento egli anni Sessanta spinsero milioni di italiani, e centinaia di migliaia di sardi, a raggiungere il nord Europa, le Americhe e l’Australia.

Chi ha avuto modo di ascoltarlo, ha scoperto l’eroismo della normalità. Chi non ha avuto modo, vada a leggere Lacrime di sale, scritto assieme alla giornalista Lidia Tilotta, o vada a vedere Fuocoammare di Gianfranco Rosi. Alla fine lettura e della visione molti di quelli che abusano dell’aggettivo denigratorio “buonista” se ne vergogneranno. Pietro Bartolo è diventato un personaggio conosciuto a livello internazionale, al pari del sindaco di Riace, Mimmo Lucano, semplicemente per aver fatto il suo lavoro con scrupolo e dedizione. Ed è questa una delle ragioni per cui è una delle figure più odiate da quanti vogliono ridurre il confronto politico a una rissa.

L’abbiamo sentito per chiedergli se voleva rivolgere un saluto agli elettori sardi. Ci ha consegnato queste parole, che riproduciamo testualmente: “Credo che noi, siciliani e sardi, siamo prima di tutto isolani. Io, anzi, lo sono due volte, visto che sono siciliano e lampedusano. C’è chi dice che siamo divisi dal mare. Io invece credo che il mare ci unisca. Siamo uniti dal mare come donne e uomini del Mediterraneo. E’ questa una delle cose che voglio dire all’Europa”.

 

SCRIVI UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here