Quando all’Università di Cagliari arrivò la “biologia delle razze”

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il manifesto della razza

A 80 anni dalle Leggi razziali, l’Università di Cagliari ricorda i docenti Doro Levi, Alberto Pincherle e Camillo Viterbo, cacciati dall’ateneo perché ebrei. Nello scritto che segue, Vittore Bocchetta ricorda quel buio periodo.

1937-38 Anno accademico dell’Università di Cagliari, una nuova materia viene aggiunta ai programmi della facoltà di Lettere: “Biologia delle razze”. Cosa c’entra biologia delle razze con belle lettere? Subito ci appare come un nuovo orizzonte goliardico e, poco dopo, a me, miserabile matricola, sembra essere lettura aggiunta, facile ed alla moda. Il docente incaricato è scelto dalla intellighenzia del regime, un “orbace di lana sarda” che buca facilmente l’impenetrabile corazza della sacra casta docente.

Entra così in pieno anche in Italia il passo dell’oca teutonico. E gli ebrei? Fino allora (1937 prima della “soluzione finale”) nessuno aveva mai pensato di chiedere al proprio vicino se era o no circonciso. Gli ebrei erano, come prima, italiani, gente normale non necessariamente laureata, cittadini italiani che insieme ai nostri padri avevano combattuto per fare l’Italia. Di colpo sono diversi, marchiati, catalogati e spediti io so bene dove e sterminati. E cadde su tutti la peste nera con i suoi untori e i suoi monatti.
Lungo i corridoi universitari, nelle dispense “biologiche” che compravamo dal bidello, scoprimmo un nuovo lessico sonoro e saccente: “indice cefalico”, “dolicocefalo”i, “brachicefalo” eccetera eccetera.

Si tentò di ripensare a Cesare Lombroso. Alto là! Lombroso era ebreo! Innominabile! E cominciò così la purga storica degli uomini illustri. La marcia nuziale dell’ebreo Mendelssohn fu sostituita da un’altra qualunque (a volte anche da “Giovinezza”). Il resto, e non tutto, fa parte di un storia infame, una storia ingiustificabile.

Ingiustificabile come qualsiasi autoassoluzione di tanti, tantissimi italiani che voltarono la faccia ai loro amici, ai loro maestri, ai loro medici, a chiunque poteva essere o non essere ebreo. Paura? Forse! Pro bona pacis? Forse! Ma anche e di più, odio, rancore e gelosia.
Lo dico perché lo so, perché lo ricordo!

Vittore Bocchetta

1 commento

  1. Creare un nemico per accrescere consenso (e non solo… ) o addirittura entrare in guerra per rinvigorire alleanze (e non solo…), sono aberrazioni tipiche di governi e regimi populisti, totalitari, antidemocratico e quanto di peggio la storia ci insegna. Quando questi nemici sono uomini che solo per caratteristiche fisiche (su tutte il colore della pelle), di appartenenza religiosa, culturale, etnica, politica, ecc. vengono additati come pericolosi, indesiderati, nemici della Patria, del “quieto vivere” e quant’altro, allora questa è pura disumanità: una infamia per chi la propone ma anche per quanti li seguono. Prenderne coscienza e contrastare queste idee e le persone (governi/regimi) che le propinano (non uso propongono non a caso) è un dovere, prenderne coscienza e contrastare in modo collettivo è l’inizio di un risveglio.

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