Quando Zoffili diceva: “Solo liste pulite”. Ma tra i candidati spuntano imputati e condannati

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La legge sulla “trasparenza dei partiti e dei movimenti politici”, entrata in vigore il 31 gennaio scorso e ribattezzata dal Movimento 5 stelle “Spazzacorrotti”, impone a tutti i candidati la pubblicazione del curriculum e del certificato penale. Una buona iniziativa, azzoppata però dal fatto che non si prendono in considerazione i processi pendenti.

Capita allora che le liste presentate in vista della regionali del 24 febbraio, annoverino candidati dal certificato penale immacolato, pur essendo ad oggi imputati. Il che non significa essere colpevoli, chiaramente. Ma forse, proprio in virtù dello spirito della “Spazzacorrotti”, gli elettori dovrebbero sapere prima delle elezioni quali candidati dovranno, se eletti, dividere le loro giornate tra l’aula del consiglio regionale e quella di un tribunale.

Tranchant fu, in questo senso, il coordinatore del tavolo del centrodestra in Sardegna – nonché deputato e portavoce della Lega nell’Isola – Eugenio Zoffili, che l’otto gennaio scorso, a margine di un vertice in vista delle Regionali, aveva tagliato corto: “Nelle nostre liste (quelle che sostengono il candidato del centrodestra Christian Solinas, ndr) ci saranno solo persone pulite e senza pendenze con la giustizia”. Tradotto: niente imputati. E, a rigor di logica, men che meno condannati.

Nelle ultime settimane dev’essere cambiato qualcosa. Nel Psd’Az, ad esempio. Si parte dall’ex forzista Franco Magi, oggi capogruppo dei Quattro mori a Capoterra, vicepresidente della Commissione di garanzia del partito e da sempre considerato il braccio destro del candidato presidente del centrodestra Christian Solinas, per cui è stato consulente e capo di gabinetto quando il senatore sardoleghista era assessore regionale ai Trasporti nella giunta Cappellacci. Tralasciando il fatto che il certificato penale di Magi è stato pubblicato due giorni dopo la scadenza di legge del 10 febbraio – rilasciato solo il giorno successivo, è spuntato sul sito del Psd’Az ventiquattrore dopo – sarebbe interessante capire se, e come, sia andato a finire il processo partito nel giugno del 2017 con Magi sul banco degli imputati per turbativa d’asta.

Il procedimento riguarda la gara con cui Sardegna IT, società in house della Regione allora guidata proprio dal notabile del Psd’Az, cercava nuovi uffici. La scelta era caduta sui locali dell’immobiliarista ed editore dell’Unione sarda Sergio Zuncheddu, imputato nel medesimo processo, ma secondo la Procura la gara era truccata. Il rinvio a giudizio è arrivato il 24 febbraio 2017, la prima udienza quattro mesi dopo. Le cronache non riportano altre informazioni. In compenso il curriculum è per così dire un poco sui generis: si risolve in un lungo elenco di incarichi politici che, in via incidentale, riporta l’iscrizione all’Università di Sassari, facoltà di giurisprudenza, e alcuni incarichi in sodalizi sportivi locali.

Immacolato anche il certificato penale del candidato nella circoscrizione Olbia-Tempio Giovanni Satta, già sindaco di Buddusò dal 2000 al 2010 e protagonista nel 2016 di un curioso episodio, unico nella storia della Repubblica: proclamato consigliere regionale ad aprile, non poté prestare giuramento perché recluso nel carcere di Sassari con l’accusa di traffico internazionale di droga. Il 18 aprile chiese di poter uscire dal centro di detenzione sassarese di Bancali, ma il permesso fu negato. In aula, Satta approderà solo il 6 maggio, dopo la scarcerazione decisa da Tribunale del riesame.

Rinviato a giudizio nel dicembre del 2017, la prima udienza si è tenuta al Tribunale di Tempio nell’aprile scorso e il procedimento non è certo concluso, da qui il certificato in bianco. Imbarazzo e malumori – in primis da parte di Salvini – per la sua presenza al banco dei maggiorenti durante la visita del ministro dell’Interno a Cagliari, nel novembre scorso, in occasione del congresso Psd’Az.

Nessun rilievo nemmeno nel certificato di Maurizio Porcelli, già consigliere regionale di Forza Italia, oggi candidato Psd’Az nella circoscrizione di Cagliari. È altamente probabile che la condanna per abuso d’ufficio di cui è stato destinatario nel maggio del 2018 in relazione ad alcune assunzioni alla scuola civica di musica Cagliari – Porcelli presidente – sia stata appellata.

Lunga invece la lista di condanne collezionate da Lucio Torru, (attualmente consigliere comunale a Quartu, eletto con Forza Italia) e candidato alle Regionali con i Quattro mori nel collegio di Cagliari. Le condanne, ad esser precisi, sono sei: una per minacce, le restanti per diffamazione a mezzo stampa, commessa tra il 2006 e il 2008, quando dirigeva il periodico ‘Quartu sera’.

Un estratto dal certificato penale di Lucio Torru

Bersagli principali: l’allora sindaco Pd Gigi Ruggeri, consigliere regionale uscente ricandidato, e i suoi familiari. Peraltro, quando nel 2013 il giudice d’appello Giovanni Lavena conferma la condanna a dieci mesi di reclusione inflitta a Torru in primo grado, il magistrato fa osservare che l’attuale candidato del Psd’Az “annoverava già all’epoca dei fatti contestati, condanne per porto illegale di armi, minaccia, estorsione continuata, reati tributari, violenza privata e omesso versamento di ritenute previdenziali”, come riportò La Nuova Sardegna.

Non va meglio nemmeno ‘in casa’ Zoffili. I candidati della Lega in Sardegna infatti hanno sì pubblicato curriculum e certificato penale, ma solo in 43. I candidati ufficiali però sono 60. Gli altri 17? Non pervenuti, come dimostra il video registrato alle 15.40 di martedì 12 febbraio (cliccare sul simbolo in basso a destra per la modalità ‘schermo intero’, ESC per uscire):

Eppure, secondo la “Spazzacorrotti”, i partiti avrebbero dovuto pubblicare la documentazione entro la mezzanotte di domenica 10 febbraio. Sta di fatto che l’elenco è incompleto sia sul sito leganord.org, sia su legapersalvinipremier.it 

Infine, tra i candidati di Forza Italia, il certificato dell’ex consigliere regionale ed esponente di spicco del partito in Sardegna, Edoardo Tocco riporta un provvedimento per “lesioni personali colpose” per un fatto che risale al 1978, quando il politico aveva 19 anni. Pena comminata: 70mila lire di multa.

Pablo Sole

pablosole@ilrisvegliodellasardegna.it

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