Riscoprire la politica attraverso la partecipazione diretta: la sfida di “Atobiu” a Quartu

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Associazione Atobiu, Quartu Sant'Elena
Un incontro dell'associazione Atobiu, a Quartu Sant'Elena

Prima di esprimere un voto, che sia per l’elezione del nuovo presidente della Regione o dei rappresentanti di istituto degli studenti nelle scuole, è sempre più comune chiedersi, prima ancora del nome di chi vincerà: sì, ma chi ci va a votare? Quante persone dedicheranno un frammento del proprio tempo per recarsi alle urne? Quanti leggeranno – laddove ve ne siano – i programmi degli aspiranti? Quanti si interrogheranno, proporranno modifiche, si indigneranno, approveranno? Quanti, insomma, parteciperanno?

Se guardiamo alle ultime Regionali, la risposta è deludente: poco più della metà degli elettori. Ma il trend generale sembra dare una risposta poco consolante in tutt’Italia: secondo i dati dell’Annuario Statistico Italiano 2018, elaborato dall’Istat, “la partecipazione politica diretta è un’esperienza che riguarda gruppi di popolazione abbastanza limitati”, e, riferendosi ai dati del 2017, “soltanto il 3,8 per cento delle persone di 14 anni e più ha partecipato a comizi e appena lo 0,7 per cento ha svolto attività gratuita per un partito”. Le cose migliorano se ci riferiamo alla partecipazione politica indiretta. Sempre secondo l’Istat, “Il 64,0 per cento delle persone di 14 anni e più parla di politica”.

Queste percentuali, che sulla carta sembrano solo numeri, nei territori si trasformano in volti, spesso annoiati, esasperati, sfiduciati, che spengono la televisione o tappano le orecchie nei mezzi pubblici all’udire il nome di taluno o tal altro esponente politico. Questo si traduce in un deserto arido di disaffezione verso la cosa pubblica e, in buona sostanza, verso noi stessi e la nostra qualità della vita.

Lo scenario appena delineato è nazionale, ma si ritrova anche in realtà locali. A Quartu Sant’Elena, ad esempio, terzo Comune della Sardegna per popolazione, nell’ultima chiamata al voto, le Regionali, la percentuale dei votanti è stata in linea con quella sarda. Poco più di un mese prima, nell’elezione suppletiva per la Camera dei Deputati, secondo quanto si legge sul sito della stessa amministrazione, “su un totale di 61.312 elettori, si sono presentati alle urne 7.600 votanti (12 per cento”. Meglio non è andata nella tornata elettorale che ha visto la nomina dell’ultimo sindaco della città, con un altro vincitore: l’astensionismo.

Dati che non sono sfuggiti a un numero ristretto di cittadini coraggiosi e di buona volontà, che si sono rimboccati le maniche e hanno fatto una cosa in controtendenza: hanno fondato un’associazione di cittadinanza attiva nel territorio quartese. “Siamo partiti dall’astensionismo, dalla rassegnazione dei cittadini, dalla grande confusione nelle teste anche dei più volenterosi. E abbiamo fatto formazione, per dotarci di strumenti per leggere la realtà e intervenire”. A parlare sono gli attivisti di Atobiu, formatosi tra il 2015 e 2016 e costituito da persone unite dalla residenza quartese e dalla voglia di cambiare le cose.

Atobiu, in sardo incontro, è un modo diverso di vivere la politica, che ritorna alle origini della parola, richiamandosi allo scambio faccia a faccia nelle piazze, al confronto, al dialogo, alla costruzione piuttosto che alla distruzione di una realtà territoriale già martoriata dalla storia: “Abbiamo cominciato studiando le carte, leggendo i documenti, informandoci sui nostri diritti, quasi traducendo i testi dal burocratese alla lingua di tutti i giorni. Abbiamo ideato lo spazio dei dialoghi cittadini, incontrando studenti, impiegati, cittadini, sempre in luoghi accessibili a tutti, perché il nostro scopo era incontrarci, fare rete”.

Nel 2018, l’associazione approda all’ideazione di un altro strumento connesso al fare politica in maniera sana e trasparente: il patto etico. “Si tratta di un accordo che sottoponiamo ad amministratori ed amministrati, che propone alcuni punti cardine, che sembrano banali, ma i fatti ci dimostrano che così non è: chiediamo partecipazione, la pubblicazione dei programmi elettorali, l’abbandono della pratica sotterranea del voto di scambio e una riformulazione dei linguaggi in politica, che siano di apertura e tolleranza, non di odio e disprezzo”. La reazione è stata variegata: dal grande entusiasmo fino al distacco. “I contenuti del patto sono trasversali e non implicano una nostra discesa in campo politica: è un impegno etico, appunto, che dovrebbe riqualificare il rapporto tra cittadino elettore e candidati”.

È ancora possibile firmare il patto etico agli incontri pubblici promossi di Atobiu, seguendo la pagina FB dell’associazione con tutti gli aggiornamenti.

Laura Longo

 

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