Christian Solinas è il candidato del centrodestra. E la memoria del “trota sardo” è scomparsa dal Web

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Alla fine Matteo Salvini non ha indicato in Christian Solinas, segretario del Partito sardo d’Azione, ma anche senatore della Lega, il candidato governatore del centrodestra alle Regionali del prossimo febbraio. Ieri, venerdì 23 novembre, ha detto – e la graziosa concessione è stata accolta con un inchino riconoscente dal devoto scudiero – che la scelta spetta ai sardi. In effetti, un sardista scelto come “presidente della Sardegna” da un ministro dell’Interno milanese non è esattamente un modello di indipendenza e, forse, si era solo in presenza di un rinvio dettato dalla tattica e anche da un residuo di buon gusto.

Era vera la prima ipotesi. Oggi, poco fa, Solinas è stato acclamato cone candidato al governo dell’Isola dal congresso sardista. E l’ex governatore Ugo Cappellacci, coordinatore regionale di Forza Italia, l’ha definito “l’uomo giusto”.

Forse non aveva ben chiara la storia che stiamo per raccontare.  Una storia cominciata all’inizio di quest’anno.

E’ il 23 gennaio quando, in uno dei blog de ilfattoquotidiano.it viene pubblicato un post dal titolo: “La Lega Nord si allea con il Partito sardo d’Azione, quello del trota cagliaritano”. Il “trota cagliaritano”, spiega Andrea Viola, l’autore del blog, è il segretario del Psd’Az, Christian Solinas. Il nomignolo gli è stato affibbiato qualche anno prima per analogia con una vicenda occorsa a Renzo Bossi, figlio del leader leghista Umberto: l’acquisto di una laurea. Con la differenza che Renzo Bossi “conseguì” il titolo in Albania, a Tirana, il 29 settembre del 2010, mentre Christian Solinas si “laureò”, pare in sociologia, molto prima, il 17 maggio del 2006, presso il “Leibniz Business Institute” di Santa Fe, New Mexico, Usa.

La vicenda della laurea farlocca del futuro leader sardista emerse in modo un po’ vago il 2 ottobre del 2007. All’epoca Solinas non aveva ancora compiuto 31 anni e da nove mesi era il commissario dell’ERSU, l’Ente regionale che ha la missione istituzionale di sostenere “il raggiungimento dei più alti gradi d’istruzione e di preparazione professionale agli studenti più capaci e meritevoli”. Ma il fatto che il capo di un ente investito di una missione così importante potesse avere una laurea falsa non suscitò particolari curiosità nell’Isola. La notizia di quelle “voci d’Ateneo” secondo cui il commissario dell’ERSU si era “laureato” in un’università improbabile, e addirittura esisteva una foto che lo ritraeva nel momento della consegna della pergamena, compariva solo a metà dell’articolo (oggi ancora consultabile nel sito d’archivio dell’Università di Cagliari alla pagina della rassegna stampa del 2 ottobre 2007). Ed era riportata soprattutto per dare un’idea del clima avvelenato che precedeva la scelta del nuovo presidente dell’ente. En passant si ricordava che a Solinas veniva anche contestato di aver speso troppi soldi per l’acquisto di auto blu, un’Audi 156 e una Smart. “Bassezze umane – era la sua replica – in nessun mio curriculum ho utilizzato quell’attestazione, che nasce da una materia completamente diversa da quella dell’ente dove lavoro. I miei requisiti per rivestire l’incarico sono stati già valutati”.

Tanto bastò. Nessuno si prese la briga di verificare la veridicità della smentita. E Solinas poco tempo dopo fu riconfermato alla guida dell’ERSU, non più come commissario ma come presidente.

Dopo essere rimasta in sonno per cinque anni, la questione della “laurea” tornò alla ribalta nell’estate del 2012, quando Solinas era assessore ai Trasporti della giunta regionale guidata da Ugo Cappellacci, impegnato nella fallimentare impresa della cosiddetta “flotta sarda”. Il quotidiano Sardinia Post, appena andato online, per la penna di Max Cordeddu dedicò una serie di dettagliati servizi alla vicenda. Si scoprì tra l’altro che a consegnare il “diploma di laurea” erano stati tali Bernardo Rizzi e Italo Aldo Pignatelli. Il primo era il presidente del “Leibniz Business Institute”, il secondo il fondatore della “University of USA”, e che entrambe le “università” erano state, per ben due volte – nel 2003 e nel 2005 (quindi prima della “laurea” di Solinas) – sanzionate dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) per pubblicità ingannevole. Si scoprì anche che tra i colleghi di Solinas c’era, insignito di una laurea honoris causa, un politico rumeno, Vosganian Varujan, sospettato di essere stato un collaboratore dei Servizi del dittatore Nicolae Ceausescu e di aver ricevuto denaro da discussi faccendieri, come il magnate dei media rumeno Sorin Ovidiu Vantu, all’epoca sotto processo per riciclaggio di denaro e per un’appropriazione indebita di circa 400 milioni ai danni del “Fondo Nazionale degli Investimenti” del suo Paese. Venne poi fuori la foto di cui si vociferava nel 2007: ritraeva un Solinas sorridente che, col tocco e la toga, sventolava il “diploma”.

Il tema lauree false conseguite in Paesi lontani, nuovo filone giornalistico italiano del Terzo Millennio, era tornato in prima pagina pochi mesi prima, con la scoperta della “laurea albanese” di Renzo Bossi (noto il “trota” per via dell’analogia ittica che sfuggì al padre quando gli domandarono se lo considerasse il suo delfino) scovata dalla Guardia di Finanza nella cassaforte del tesoriere della Lega Nord, Francesco Belsito, indagato per appropriazione indebita e truffa aggravata ai danni dello Stato in relazione all’utilizzo dei rimborsi elettorali. Per coincidenza, il sospetto di essere titolare di una laurea del tutto priva di valore legale, conseguita a Malta, riguardava lo stesso Belsito. Un contesto che chiarisce l’origine del nomignolo “trota sardo”.

Solinas – per quanto si è potuto verificare – non rispose in alcun modo e, ancora una volta, la notizia si spense. Il neocandidato del centrodestra al governo della Sardegna, andò avanti nella sua ascesa politica con la nomina a segretario del Partito sardo d’Azione, la conquista del controllo pressoché assoluto del partito, la consegna dei Quattro Mori a Salvini, l’elezione al Senato nelle elezioni del 4 marzo, un mese e mezzo dopo quel blog de ilfattoquotidiano.it.

Ma perché questa storia comincia proprio da là? Lo spieghiamo con un esperimento. Provate ad andare su questo link che vi porterà appunto al citato blog. Ci siete andati? Bene. Adesso proseguite nella lettura fino al capoverso che si conclude con la frase “L’esponente di riferimento del Partito Sardo d’Azione, infatti, ha per diversi anni millantato una laurea fasulla, che non ha alcun valore legale in Italia”. Quella frase è evidenziata perché rimanda a un altro articolo sul tema, pubblicato il 19 febbraio del 2013 dal sito Lettera 43. Vi suggeriamo di tornarci con più tempo in futuro: si tratta di un’inchiesta in varie puntate dove s’incontrano tantissimi di illustri finto-laureati. Andate avanti nella lettura del blog, fino al capoverso che si conclude con la frase: “Oltre a Solinas, come riporta il sito Sardiniapost, alla “solenne” cerimonia erano presenti i rappresentanti della “Leibniz University” Bernardo Rizzi e Italo Aldo Pignatelli”. Correttamente, l’autore del blog, come ha già fatto con Lettera 43, inserisce il link che rimanda all’articolo citato. Provate ad andarci. Ci siete? Temiamo di no, a meno che non sia accaduto qualcosa nelle ultime ore. Noi ci proviamo tutti i giorni da una settimana e il risultato è sempre lo stesso. Compare la testata del quotidiano online e la scritta: “NON TROVATO. The page you’re looking for is not available. The page may have been deleted or unpublished”.

Cosa è successo? Semplice: l’articolo è stato rimosso. Cancellato. O meglio, deindicizzato: se lo si cerca su Google, non compare nemmeno il titolo. Eppure fino a meno di due mesi fa era consultabile. Un risultato – la scomparsa totale di un documento –  che è possibile ottenere solo se chi detiene i diritti della pagina web rivolge a Google una richiesta specifica. Evento tutt’altro che di routine nel giornalismo online. Di norma si verifica quando il protagonista negativo di una vicenda passata invoca il “diritto all’oblio”. Che, però, in questo caso non esiste in alcun modo. Solinas è un personaggio pubblico e il fatto che abbia conseguito una laurea inesistente è rilevante. Alcune carriere politiche sono state stroncate da scoperte analoghe. E gli elettori hanno il diritto di sapere tutto sui candidati che sono chiamati a votare. D’altra parte, a confermare la rilevanza della questione è proprio il risultato dell’esperimento che vi abbiamo proposto: non si elimina un articolo anche dai motori di ricerca se non per ragioni serie e gravi. E, a meno che non ci si accorga di aver commesso un errore marchiano – e non pare proprio che sia questo il caso –  si procede alla deindicizzazione solo quando il protagonista ne fa richiesta.

Di certo il contenuto dell’articolo scomparso non è mai stato smentito. Né risulta che Solinas abbia utilizzato gli strumenti di cui i cittadini dispongono per reagire a una notizia falsa: la richiesta di rettifica ai sensi della legge sulla stampa, la querela per diffamazione, l’azione civile per risarcimento del danno all’immagine. A parte quel “bassezze umane” del 2007, non ha mai dato alcuna spiegazione. Ecco, sarebbe il caso che lo facesse oggi.

L’aver “conseguito” – difficilmente gratis, visto che le lauree di questo genere sono di norma a pagamento – e anche esibito, almeno nella fase iniziale, un titolo di studio completamente privo di valore legale, non è un fatto secondario nella biografia di un uomo pubblico. A maggior ragione se il fatto è avvenuto poco tempo prima dell’assunzione del ruolo apicale nella gestione delle borse di studio, delle mense, dei posti letto di centinaia di studenti meritevoli ma disagiati. Sottoposti, assieme alle loro famiglie, a grandi sacrifici per il conseguimento di lauree vere. Ancora una volta, l’ascesa politica rimette Christian Solinas davanti a quella vicenda. Da più dieci anni imbarazzante per lui, in prospettiva per tutti i sardi. Oggi, forse, anche per gli alleati e per lo stesso Matteo Salvini. Chi ambisce a governare una Regione – e quindi anche a rappresentarne l’immagine esterna – deve avere tutte le carte in regola e non può essere ciclicamente esposto al ridicolo.

G.M.B.

 

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