Trentacinque anni fa moriva Enrico Berlinguer. Il suo ricordo del pensiero di Antonio Gramsci

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Enrico Berlinguer in un disegno di Stefania Morgante

Senza riandare a tutte le vicende della vita di Gramsci, vorrei solo soffermarmi su tre momenti che sono determinanti nella formazione della sua personalità. Eccoli: il suo essere sardo; il suo incontro con la classe operaia torinese; L’ avere colto tutta la novità storica e mondiale della rivoluzione d’ottobre e del pensiero di Lenin.
Tutta la elaborazione gramsciana è un filo che si dipana dalla sua terra natale, dalla vita sarda, dallo spirito sardo…

Se oggi viviamo tempi bui, quella era “La notte della Repubblica”. Le Brigate Rosse uccidevano e “gambizzavano”, mentre a Catanzaro cominciava il processo per la Strage di Piazza Fontana. Ma era anche epoca di ideali, di speranze, di dialogo e di straordinari laboratori di cambiamento per l’Isola e per il Paese.

Quello che abbiamo riportato all’inizio è uno dei passaggi più importanti del discorso (VAI QUI PER LEGGERLO) che il 27 aprile del 1977 Enrico Berlinguer pronuncia a Cagliari a quarant’anni della scomparsa di Antonio Gramsci, il leader sardo del PCI parla del leader sardo del PCd’I che ha fatto la Storia. Che ha lottato contro la dittatura fino all’ultimo respiro. Che ha indicato la strada del socialismo nella libertà. Che ha ribaltato la grammatica della Rivoluzione con la parola “Egemonia”.

La folla al comizio di Enrico Berlinguer a Cagliari il 27 aprile 1977 (da Rinascita sarda)

E così Berlinguer sparge “Le ceneri di Gramsci” come un poeta visionario. A Mosca dice che la democrazia è “il valore storicamente universale su cui fondare un’originale società socialista”. A Roma lavora per il “Compromesso Storico”. Gramsci vive, come lui stesso ha insegnato, nella società che cambia. E Berlinguer, con Gramsci, parla di Rinascita della Sardegna nel solco della Questione Meridionale, basamento dell’Italia che guarda all’Europa.

Sono passati 42 anni dal discorso a Cagliari. Negli occhi il palco di Padova quel 7 giugno del 1984. Il malore e il volto che si spegne l’11 giugno, esattamente trentacinque anni fa, dopo quattro lunghi giorni di coma. L’affetto della gente, la folla immensa a Roma per l’ultimo saluto al sardo dal carisma timido, che ha conquistato tutti ( alchimie della comunicazione).

Ma Berlinguer, come Gramsci, vive. Perché le parole sono importanti e sono sempre quelle: Europa, Italia, Sud, Isola, Egemonia.

Il numero speciale di Rinascita Sarda del 1991, che contiene il discorso di Berlinguer del 1977, è diretto da Salvatore Cherchi, a cura di Paolo Branca ( condirettore ), Aldo Brigaglia, Francesco Cocco, Giuseppe Podda e chi scrive. Ci sono idee, contributi, anche di firme prestigiose, nel centenario della nascita di Antonio Gramsci.

È ancor oggi un invito a percorrere sentieri non tracciati, con le radici nella cultura e nella società dell’Isola, nello scenario che ha visto tanti protagonisti affacciarsi alla grande politica con il valore aggiunto che accosta la vita al sogno, come le lettere di Gramsci, come i racconti di Lussu. Alla ricerca del cammino, di una sinistra delle alleanze e della solidarietà, meno soli, meno disorientati, in questi tempi bui, nel giorno dei 35 anni senza Enrico Berlinguer.

Attilio Gatto

 

 

 

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