Una “poesia programmatica” come augurio per l’anno nuovo

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Il poeta francese Paul Eluard (1895-1952)

Circolano nella Rete video, fotografie, vignette che salutano il 2018 in modo irrispettoso. Come se fossero colpa sua – colpa del 2018! – il governo Salvini-Di Maio o il crollo del Ponte di Genova o qualche altra delle sciagure che hanno segnato l’anno che se ne va. Non ci piacciono. Come non ci piace la soddisfazione di chi, in questi giorni, ha visto nelle indecorose modalità di approvazione della sgangherata manovra economica la conferma dell’idea che “si faranno male da soli” e che si tratta solo di aspettare, magari mangiando i pop corn.

Siamo invece molto orgoglioso di poter concludere quest’anno parlando a una comunità di lettori che condivide la necessità di cominciare a ricostruire senza attendere le macerie. Crediamo infatti che il formarsi di comunità di persone che condividono le stesse preoccupazioni e lo stesso orizzonte sia di per sé un atto di resistenza molto più efficace del perenne Aventino di un’opposizione divisa e petulante. Non pare casuale il fatto che le comunità solidali, e non i partiti, siano state le principali vittime del cosiddetto “cambiamento”: le ONG del soccorso in mare, Riace e infine l’intero Terzo Settore.

Sono passati due mesi dall’avvio del percorso che abbiamo chiamato Il Risveglio della Sardegna. Abbiamo pensato di fare gli auguri a tutti voi che ci seguite con un celebre verso di Paul Eluard. Fu scritto nel 1946, quando ancora le macerie della guerra erano fumanti, ma oggi suona come un manifesto programmatico.

Non verremo alla mèta ad uno ad uno,
Ma a due a due. Se ci conosceremo
A due a due, noi ci conosceremo
Tutti, noi ci ameremo tutti e i figli
Un giorno rideranno
Della leggenda nera dove un uomo
Lacrima in solitudine.

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