Verso le elezioni Europee e Comunali: sterilizzare il voto di protesta, utilitaristico e demagogico

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Per quel che hanno mostrato i risultati delle ultime elezioni in Sardegna (Politiche 2018, Regionali 2019), viste le forti mutazioni intervenute nei flussi elettorali, appare assai difficile comprendere quel che sarà l’esito delle prossime elezioni, dalle Europee alle Comunali di prossimo svolgimento. Si è infatti di fronte, ormai a far data dagli anni ’90, ad un profondo sconvolgimento nei comportamenti elettorali, evidenziando una realtà del voto sempre più incerta e mutevole. Nel passato infatti, negli anni (e nelle elezioni) della c.d. Prima Repubblica, oltre il 70 per cento degli elettori sardi (non molto diversamente da quelli nazionali) mostrava fedeltà e fiducia al proprio partito-schieramento di appartenenza. Dal berlusconismo in avanti (o dall’eclissi dei grandi partiti di massa), le tendenze sono radicalmente cambiate, con l’emergere di orientamenti contrari, fondati sulla mobilità e sulla volatilità dei comportamenti di voto.

Questa tendenza sembra essersi ancor più accentuata nell’ultimo quinquennio: infatti il 75 per cento degli elettori avrebbe modificato da tre a quattro volte i destinatari del voto. A dar retta infatti alle rilevazioni rese note recentemente da alcune fra le più accreditate imprese di rilevazioni (come l’Istituto Cattaneo, la Swg, la Techne, ecc.) risulta che almeno tre elettori su cinque hanno cambiato la scelta anche tra il 4 marzo 2018 ed il 24 febbraio 2019, determinando così l’instabilità e l’imprevedibilità del quadro politico regionale.

Proprio lo studio dei flussi migratori confermerebbe l’estrema volatilità delle scelte, con migrazioni difficilmente spiegabili con i vecchi canoni. È stato anche citato il caso emblematico di tre elettori-campione: il primo, un quadro in un’industria, iscritto ad un sindacato , abituale elettore della sinistra-sinistra (Rifondazione), il 4 marzo voterà 5 stelle ed il 24 febbraio Lega; il secondo, un impiegato regionale, non sindacalizzato, in passato stabile elettore di Forza Italia, darà il suo voto prima ai 5 stelle e poi alla coalizione di Zedda; il terzo infine, un allevatore e coltivatore diretto, sarebbe passato da una sua conclamata fedeltà al Partito sardo d’azione, al non voto alle Politiche ed a quello per i Riformatori alle Regionali.

Non vi è dubbio, quindi, che queste infedeltà-volatilità degli elettori mostrino diverse ragioni:
1) nell’estrema confusione, di proposte e di scelte, rilevabile dall’attuale offerta politica. Con partiti e movimenti anch’essi estremamente volubili (e talvolta anche spregiudicati e ingannevoli) nelle loro profferte-promesse elettorali.
2) nella sempre più diffusa personalizzazione dell’offerta politica, in sostituzione (o in sovrapposizione) del simbolo del partito e/o del movimento. Per cui si vota per Salvini, Berlusconi o Grillo, prima che per Lega, Forza Italia o 5 stelle (fatto che certo non accadeva con il PCI di Togliatti o con la DC di De Gasperi);
3) nello scarso radicamento dei gruppi politici nella società civile e nei territori, per cui, conseguentemente, si è registrata una altrettanto mancata fidelizzazione degli elettori. In effetti, scomparsi i partiti storici con le loro sezioni e la loro organizzazione territoriale, partiti e movimenti si sono trasformati in semplici “comitati elettorali” per operare quasi esclusivamente nella ricerca-cattura dei voti.
4) nel prevalere della ricerca della candidatura come intrapresa personale, alimentata da una scelta individuale verso la carriera politica o da una volontà di doversi porre al servizio di interessi corporativi, clientelari e, talvolta, anche parentali. L’entrata in politica, con i suoi ruoli ben remunerati, diventa così carrierismo, e non più appartenenza ideologica o culturale. La conferma la si può trovare al fatto che ad una selezione in rete per la candidatura alle ultime regionali si siano presentati in oltre 500, come ad un impiego in comune o alla Asl.

Queste osservazioni, ricavate dal confronto con le diverse analisi effettuate dai principali istituti di ricerca, hanno portato a rendere sempre meno diffuso sia il voto “di appartenenza” come quello “d’opinione”, per via dell’affermarsi di quello “di protesta”, a favore di quelle formazioni dal profilo fortemente antagonista o squisitamente utilitaristico. Si è di conseguenza imposto il tema dell’indecisione, della mobilità e della volatilità nei comportamenti elettorali, in Sardegna come sul piano nazionale.

Prevedere, quindi, cosa riserverà il prossimo futuro, allorquando andranno alle urne anche gli elettori delle due più importanti città dell’isola (Cagliari e Sassari) è assai difficile. Gli stessi movimenti in atto in queste settimane pre-elettorali fanno capire che anche le prossime tornate in calendario porranno in luce le stesse anomalie – con eccessi di personalizzazione, di infedeltà e di mutevolezza – delle precedenti. Con un voto dettato da flussi elettorali assai instabili e ballerini.

Modificare queste distorsioni non sarà facile, anche perché la valenza comunicativa dell’antipolitica sovrasta enormemente quella dei partiti tradizionali. E fa forte presa su di un elettorato disilluso, o tradito, da comportamenti e da scelte ritenute o rivelatesi fallaci. Favorendo l’emergere dell’incompetenza operativa e della demagogia verbale da parte di candidati forti soltanto dell’ideologia del “l’è tutto da rifare” di bartaliana memoria. Proprio quel che sta avvenendo a Roma e dintorni per via del governo “del non decidere”, appare come un segnale di chiaro ammonimento.

Ora, riuscire a sterilizzare le quantità del voto di protesta, per la sua inutilità e pericolosità democratica, e ridando vigore e numeri a quello d’opinione (capace cioè di indicare strade e percorsi validi per la ripresa), dovrà essere l’impegno prioritario di quanti si sentono di dover essere dei disponibili politically makers, degli abili operatori e dei validi divulgatori di orientamenti efficaci per offrire una buona governance alle nostre città. Sia nell’oculata scelta delle candidature che nella indicazione degli obiettivi da raggiungere.

Paolo Fadda

 

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