Guspini era la miniera

di Nicola Massa. Isole minori, racconti scelti da Bachisio Bachis.

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Un'immagine di Guspini realizzata da Nicola Massa, l'autore del racconto

In principio era la miniera,
La miniera era presso Guspini
e la miniera era Guspini.

Iniziare un racconto su Guspini, paese del medio Campidano che per anni è stato a forte vocazione comunista parafrasando il Vangelo di Giovanni non è forse la scelta più adatta ma, considerando l’attaccamento dei guspinesi alle tradizioni cristiane, forse ci può stare.
Se dentro il racconto, poi, ci mettiamo anche qualche ingrediente minerario allora il minestrone è fatto.

Questa è la ricetta per cucinare la storia di un paese che si era fatto una vita, l’aveva idealizzata, ci aveva costruito un contorno e poi ha dovuto ricominciare da capo.

Da quando ho coscienza, cioè gli anni 90, ho avuto sempre l’idea che il paese in cui son cresciuto, passasse una grandissima crisi. Crisi che poi effettivamente in diversi momenti si è palesata e che ha coinvolto tutta la zona del Medio Campidano che, nel corso dei decenni precedenti, era stata trainata da un motore enorme che aveva dato speranza a una regione che faceva parte di quel pezzo d’Italia ai margini dei progetti di industrializzazione. Quel motore era la miniera e proprio questo può ispirare il racconto di un luogo, che ha vissuto di folate, di alti e bassi, di picchi positivi e negativi e che volente o nolente, è lì che mi aspetta.

Quella crisi, sempre percepita, comunque non ha mai tarpato le ali ai cittadini nel desiderare qualcosa di più e sopratutto non ha mai fermato la voglia, forse ereditata da chi camminava per Via Matteotti, Via Gramsci e di chi stanziava nella “Piazza di Chiesa”, di idealizzare un futuro decisamente migliore.

Ogni tanto mi capita, passeggiando in altri luoghi, in altre città, di girarmi a guardare il panorama. Spesso mi aspetto di vedere il monte Santa Margherita e di pensare a cosa c’è dietro. Chi conosce la zona dirà: “E cosa vuoi che ci sia: Arbus!”. Però nella testa di un ragazzo, c’era tanto altro.

Nei periodi in cui c’era la scuola c’era il desiderio del mare, ad esempio. Quel mare che era a 45 minuti da casa e per il quale, devo dire, ci sentivamo abbastanza fortunati.

Quando tornavamo dalle settimane universitarie, invece, vedevamo in quei panorami una pausa dalle responsabilità. Scampagnate, gite, perdersi tra le strade sterrate di Croccorigas, a Montevecchio. Quella gola, in cui sta Guspini, si trasformava incredibilmente da recinto a via di fuga.

E proprio Montevecchio, che di Guspini è frazione, è stata il fulcro della vita operaia della nostra zona.
Oh, le hanno dedicato anche libri e film, mica roba da niente!

Solo che come dicevo all’inizio, la crisi l’ha travolta e ora è rimasta solo la magia del ricordo, quel sentimento nostalgico che tanto piace a noi sardi.
La crisi è iniziata negli anni 90, proprio quando stavo iniziando a godermela.

La miniera dava tantissimo, ai dipendenti e a tutta la zona ed è difficile non ripensare, quando sono lontano e socchiudo gli occhi, alle corse in macchina, coi miei genitori, per accaparrarci un bel posto nella pineta di Funtanazza, proprio all’ombra della colonia per i figli dei dipendenti della miniera.
Quel posto era un piccolo gioiello, funzionale, pieno di servizi per tutti.

Me lo ricordo con gli occhi di un bambino che si mangia il Cornetto Algida davanti alla terrazza che affaccia su uno dei mari più belli del mondo.

Ma erano gli anni 90, dicevo, e si è palesata la crisi.
Nonostante fossi piccolo ricordo distintamente quello sciopero degli operai, davanti al Pozzo Amsicora, a cui partecipai portato dai miei genitori. Erano gli anni in cui il Partito Comunista ancora primeggiava nel nostro paese ed erano gli anni in cui il socialismo, quello reale, lo potevi toccare con mano, nelle case delle persone, durante le serate trascorse nel cortile di nonna dove intere famiglie di amici, dei vicini della campagna, dei colleghi di lavoro, si riunivano per prendere il fresco.

E la miniera era lì, si ergeva severissima e la potevi vedere subito, dopo qualche curva tra quelle che portavano da Guspini a Montevecchio. Ha condizionato la vita e la crescita di tutti e, proprio quello sciopero precedente all’imminente chiusura, ha fatto da spartiacque nella vita del paese.

C’è un mondo prima e uno dopo la miniera e, in qualche modo, io l’ho cavalcato.

Ripercorro il passato nella mia mente, ora che la miniera non è più in funzione da decenni, ora che davanti a me non c’è quella gola ma il mare del Poetto, mi viene in mente l’ultima volta che sono stato in quei luoghi, qualche mese fa.

Io e il mio amico Mimmo, arrampicati sulle strade che facevano da campo di gara per una corsa ciclistica, chiacchieravamo del più e del meno davanti ai vecchi pozzi e ai Cantieri di Levante.

La miniera era lì, anche in un momento totalmente scollegato dalla vita operaia, e sembrava quasi un messaggio per quei ragazzi, giovanissimi, che riponevano le proprie speranze su uno sport che sa proprio di rinascita – una nuova rinascita – per il paese.

La guardavo e pensavo “la miniera dà, la miniera toglie”.
Rimane solo da capire cosa ci abbia davvero tolto.

Nicola Massa

Vive a Cagliari e viene da Guspini. Per tanto tempo ha dato una mano al telefono a un sacco di persone e ora sviluppa, pensa e modifica cose per un’azienda che si occupa di digital publishing. La fotografia è sempre stata la sua più grande passione: metterci dentro le parole completa la visione del mondo.

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